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Liste nere, software e controlli: aeroporti “trappola” per gli immigrati irregolari in America

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ll New York Times rivela che l’amministrazione Trump ha ordinato alle agenzie che si occupano di sicurezza nei trasporti di condividere con l’Ice i nomi di milioni di viaggiatori, nel tentativo di far incrociare i dati e facilitare i raid degli agenti
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NEW YORK - Quando la studentessa universitaria Any Lucia Lopez Belloza, 19 anni, aveva deciso il 20 novembre di prendere un volo da Boston per andare in Texas e fare una sorpresa di Thanksgiving alla famiglia, ad attenderla all’aeroporto Logan aveva trovato gli agenti dell’Ice, l’ufficio immigrazione, con il volto mascherato. La ragazza era stata arrestata e deportata in Honduras, Paese lasciato quando aveva 7 anni. Settimane dopo, era toccato a una donna di 39 anni, Marta Brizeyda Renderos Leiva, immigrata dal Salvador nel 2007, arrestata all’aeroporto internazionale di Salt Lake City, nello Utah, e deportata. Molti si sono chiesti come avessero fatto gli agenti dell’Ice a intercettarle. Adesso lo sappiamo.

Il Grande Fratello americano ha compiuto un altro passo verso la limitazione della libertà: mentre i turisti internazionali, italiani inclusi, dovranno aprire i propri account social al governo Trump, gli aeroporti americani sono diventati le nuove trappole per gli immigrati non i…

NEW YORK - Quando la studentessa universitaria Any Lucia Lopez Belloza, 19 anni, aveva deciso il 20 novembre di prendere un volo da Boston per andare in Texas e fare una sorpresa di Thanksgiving alla famiglia, ad attenderla all’aeroporto Logan aveva trovato gli agenti dell’Ice, l’ufficio immigrazione, con il volto mascherato. La ragazza era stata arrestata e deportata in Honduras, Paese lasciato quando aveva 7 anni. Settimane dopo, era toccato a una donna di 39 anni, Marta Brizeyda Renderos Leiva, immigrata dal Salvador nel 2007, arrestata all’aeroporto internazionale di Salt Lake City, nello Utah, e deportata. Molti si sono chiesti come avessero fatto gli agenti dell’Ice a intercettarle. Adesso lo sappiamo.

Il Grande Fratello americano ha compiuto un altro passo verso la limitazione della libertà: mentre i turisti internazionali, italiani inclusi, dovranno aprire i propri account social al governo Trump, gli aeroporti americani sono diventati le nuove trappole per gli immigrati non in regola. Secondo il New York Times, l’amministrazione ha ordinato alle agenzie che si occupano di sicurezza nei trasporti di condividere con l’immigrazione i nomi di milioni di viaggiatori, nel tentativo di far incrociare i dati e facilitare i raid dell’Ice.

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Da marzo, la Tsa, la Transportation Security Administration, l’agenzia federale creata dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 e che si occupa di sicurezza nei trasporti, invia molte volte la settimana all’Ice tutti i dati dei passeggeri attesi in quel periodo negli aeroporti degli Stati Uniti. Grazie a un software, i funzionari dell’immigrazione individuano le persone da arrestare. Una portavoce del dipartimento di Sicurezza interna, Tricia McLaughlin, ha detto che “non c’è niente di nuovo” nella notizia. “Il messaggio è chiaro per chi entra nel Paese illegalmente - ha aggiunto - la sola ragione per cui dovresti prendere un aereo è per auto-deportarti a casa tua”. Ma per mesi il governo ha evitato di parlarne.

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A febbraio la segretaria alla Sicurezza, Kristi Noem, aveva annunciato un vago piano per “cancellare l’orrenda politica migratoria dell’era Biden” che aveva permesso a immigrati senza status regolare di “volare in tutto il Paese”. Lo scambio di dati sensibili sui viaggiatori si aggiunge a quelli legati all’agenzia del fisco, che da aprile permette all’Ice di accedere alle informazioni personali degli immigrati non documentati ma che, in base a una specie di patto d’onore con gli Stati Uniti, avevano avviato un piano di regolarizzazione fiscale, pagato le tasse e promesso di non commettere reati.

All’inizio dell’anno il consigliere della Casa Bianca Stephen Miller aveva dichiarato che l’obiettivo era arrivare a tremila arresti al giorno. Quel tetto appare lontano, così i metodi per avviare i raid si moltiplicano. Quello di trasformare gli aeroporti in trappole non sarà l’ultimo.

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