Intervista ad Abu Mazen: “Inaccettabili nuovi confini per Gaza. L’Italia giochi un ruolo”
di Gabriella ColarussoQuando nel 2004 Arafat morì, pochi avrebbero scommesso su Mahmud Abbas, il giurista nato nella Palestina mandataria che molti conoscono come Abu Mazen. E invece, a 90 anni, assediato da ogni lato, con le nuove generazioni che chiedono un ricambio politico radicale in Palestina e sotto pressione di Israele, il presidente Abu Mazen tiene ancora le redini di un regno che dura da 20 anni. Lo incontriamo in una luminosa stanza dell’hotel Cavalieri, a Roma, circondato dai consiglieri che controllano ogni cosa. Arrivano i leader dell’opposizione - Schlein, Conte, Bonelli, Fratoianni - dopo che venerdì Abbas si era concesso alla platea della destra di Atreju, ospite di Giorgia Meloni.
Presidente, uno degli obiettivi principali del piano Trump per Gaza è il disamo di Hamas, che il movimento respinge. Chi e come dovrebbe farsene carico?
«Lo Stato di Palestina ha accolto con favore il piano del Presidente Trump e la Risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che prevede il …
Quando nel 2004 Arafat morì, pochi avrebbero scommesso su Mahmud Abbas, il giurista nato nella Palestina mandataria che molti conoscono come Abu Mazen. E invece, a 90 anni, assediato da ogni lato, con le nuove generazioni che chiedono un ricambio politico radicale in Palestina e sotto pressione di Israele, il presidente Abu Mazen tiene ancora le redini di un regno che dura da 20 anni. Lo incontriamo in una luminosa stanza dell’hotel Cavalieri, a Roma, circondato dai consiglieri che controllano ogni cosa. Arrivano i leader dell’opposizione - Schlein, Conte, Bonelli, Fratoianni - dopo che venerdì Abbas si era concesso alla platea della destra di Atreju, ospite di Giorgia Meloni.
Presidente, uno degli obiettivi principali del piano Trump per Gaza è il disamo di Hamas, che il movimento respinge. Chi e come dovrebbe farsene carico?
«Lo Stato di Palestina ha accolto con favore il piano del Presidente Trump e la Risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che prevede il cessate il fuoco, assistenza umanitaria alla popolazione civile, il rilascio di ostaggi e prigionieri, la fine del regime di Hamas, il disarmo di Hamas, il ritiro di Israele e l’assunzione da parte dello Stato di Palestina delle sue piene responsabilità, seguite dalla ricostruzione che prevenga gli sfollamenti forzati, per poi procedere verso la fine dell’occupazione e il raggiungimento dell’indipendenza dello Stato di Palestina. Il possesso di armi deve essere esclusivamente nelle mani del legittimo Stato palestinese, in conformità con il principio di un’unica autorità, una sola legge e un’unica arma legittima. Il disarmo avverrà nella fase successiva, in conformità con il piano sottoscritto da Hamas. I mediatori - Egitto, Qatar, Turchia e Stati Uniti – completeranno i dettagli della seconda fase, inclusi il disarmo e il ritiro di Israele. È importante che questi passi portino allo stop all’espansione degli insediamenti, alla fine della violenza dei coloni, allo sblocco dei nostri fondi trattenuti da Israele, alla fine dell’occupazione israeliana, all’attuazione della soluzione dei due Stati e al raggiungimento dell’indipendenza di uno Stato palestinese con Gerusalemme Est come capitale».
Il capo di Stato maggiore israeliano, Eyal Zamir, ha recentemente affermato che la cosiddetta “linea gialla” all’interno della Striscia di Gaza costituisce un “nuovo confine” per Israele. Esiste il rischio di una Gaza divisa in due?
«Respingiamo categoricamente qualsiasi tentativo di imporre nuovi confini all’interno della Striscia di Gaza, di dividerla o di trattarla come un’entità separata. La Striscia di Gaza è parte integrante del territorio palestinese occupato nel 1967, insieme alla Cisgiordania e a Gerusalemme Est. Qualsiasi processo di ricostruzione della Striscia di Gaza deve avvenire sotto la piena sovranità palestinese e con un’amministrazione palestinese unificata, non nelle aree sotto il controllo israeliano o con accordi che compromettano l’unità del territorio e del popolo. La divisione di Gaza o l’occupazione sono assolutamente inaccettabili, in nessuna circostanza».
L’Italia è tra i pochi Paesi europei che non hanno ancora riconosciuto lo Stato di Palestina. Sostiene la partecipazione del nostro paese al Board of Peace che supervisionerò il governo di Gaza?
«Sosteniamo la partecipazione dell’Italia al Peace Board e alle forze internazionali di stabilizzazione nella Striscia di Gaza. L’Italia ha già contribuito addestrando la polizia palestinese, dispiegando osservatori europei al valico di Rafah, ospitando palestinesi feriti e consentendo agli studenti palestinesi di studiare presso le università italiane».
In Palestina non si vota da 20 anni. È pronto a indire nuove elezioni entro un anno?
«Terremo le comunali il 16 aprile. Siamo disponibili a indire elezioni generali – presidenziali e legislative – entro un anno, non appena ci saranno le condizioni: stop alle aggressioni e la garanzia che possano essere tenute in tutto il territorio palestinese occupato. La democrazia è una scelta solida per il nostro popolo, pietra angolare nella costruzione dello Stato palestinese indipendente e moderno, democratico e non militarizzato, fondato sul trasferimento pacifico del potere e sul pluralismo politico. Riaffermiamo anche la nostra chiara posizione contro l’antisemitismo».
In Cisgiordania aumentano le violenze dei coloni e continua la costruzione di nuovi insediamenti: cosa chiede alla comunità internazionale?
«L’espansione degli insediamenti, gli attacchi da parte dell’occupazione israeliana e dei coloni costituiscono una grave violazione del diritto internazionale. La comunità internazionale deve chiamare i responsabili a rispondere di queste violazioni, interrompere il sostegno alle attività degli insediamenti e adottare misure deterrenti, tra cui una chiara distinzione tra lo Stato di Israele e il territorio palestinese occupato nel 1967. Cerchiamo la pace con Israele sulla base della soluzione dei due Stati. Abbiamo riconosciuto Israele ed è giunto il momento per Israele – e per tutti i paesi del mondo, compresa l’Italia – di riconoscere lo Stato di Palestina, a sostegno della pace, della stabilità e della sicurezza nella nostra regione e nel mondo».