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Tripoli, in una Libia divisa riapre il Museo nazionale. Il premier: “Ritorno alla normalità”

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Era chiuso dalla rivolta anti-Gheddafi. Tra i capolavori da ammirare anche la Venere di Leptis Magna: ceduta dal fascista Balbo al nazista Goering, poi D’Alema la riconsegnò al rais. Per il primo ministro Ddeibah è un segnale positivo in un Paese che però è ancora spaccato
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TUNISI – Riapre il Museo nazionale della Libia a Tripoli, nel mitico Castello Rosso (Assaraya Alhamra), la fortezza nel centro della città. Era chiuso dal 2011, subito dopo l’inizio della rivolta contro Mu’ammar Gheddafi. Per Abdul Hamid Mohammed Dbeibah, primo ministro del Paese dal 2021 e il solo riconosciuto a livello internazionale, l’evento rappresenta un ritorno alla normalità. Ha voluto fortemente il restauro del museo (che accoglie, tra gli altri capolavori, la statua della Venere ritrovata a Leptis Magna, antica colonia romana in terra libica). E venerdì ha presenziato la festa per l’inaugurazione, con tanto di fuochi d’artificio. Anche se per un vero ritorno alla normalità nel suo Paese ci vorrebbe ben altro.

Un Paese diviso

Dbeibah ha il controllo solo parziale della Tripolitania, la sezione occidentale della Libia (altrimenti dominata a chiazza di leopardo da diverse milizie), mentre la parte maggioritaria d…

TUNISI – Riapre il Museo nazionale della Libia a Tripoli, nel mitico Castello Rosso (Assaraya Alhamra), la fortezza nel centro della città. Era chiuso dal 2011, subito dopo l’inizio della rivolta contro Mu’ammar Gheddafi. Per Abdul Hamid Mohammed Dbeibah, primo ministro del Paese dal 2021 e il solo riconosciuto a livello internazionale, l’evento rappresenta un ritorno alla normalità. Ha voluto fortemente il restauro del museo (che accoglie, tra gli altri capolavori, la statua della Venere ritrovata a Leptis Magna, antica colonia romana in terra libica). E venerdì ha presenziato la festa per l’inaugurazione, con tanto di fuochi d’artificio. Anche se per un vero ritorno alla normalità nel suo Paese ci vorrebbe ben altro.

Un Paese diviso

Dbeibah ha il controllo solo parziale della Tripolitania, la sezione occidentale della Libia (altrimenti dominata a chiazza di leopardo da diverse milizie), mentre la parte maggioritaria del territorio (la Cirenaica all’Est e il Fezzan al Sud) sono nelle mani del regime di Khalifa Haftar e dei figli. Dbeibah, che non riesce neppure ad avere il controllo totale della città di Tripoli, inaugura in pompa magna il luogo dove si rintraccia la storia della Libia, dall’antichità fino a oggi. “La riapertura del Museo nazionale – ha dichiarato – non è soltanto un evento culturale, ma anche la testimonianza viva della ricostruzione delle istituzioni libiche”.

La storia del museo

Il museo si estende su più di 10mila metri quadrati e su quattro piani del Castello Rosso. L’antica fortezza avrebbe origini fenicie ed è su questo sito che si sono installati a ruota i successivi dominatori dell’area, a cominciare dai romani (a partire dal 146 a. C.), poi i vandali, i bizantini, gli arabi, gli spagnoli (con gli Asburgo) all’inizio del Cinquecento e, nello stesso secolo, gli ottomani. L’Assaraya Alhamra divenne anche la sede del governatorato italiano ai tempi della colonia. E furono proprio gli italiani a creare all’interno del palazzo un primo museo nel 1919 (esteso nel 1930, quando l’archeologo Giacomo Guidi vi sistemò le sue collezioni). Aperto e chiuso a singhiozzo dopo la fine della colonizzazione, il museo, come è visibile ancora oggi, riaprì i battenti, occupando gran parte del palazzo e sotto la tutela dell’Unesco, nel 1988, in piena epoca Gheddafi.

Comprende mosaici e pitture murali, sculture, monete e oggetti di vario tipo, che vanno dalla preistoria ai periodi greco, romano e islamico di tutta la Libia. Sono esposte anche mummie millenarie ritrovate negli antichi siti di Uan Muhuggjag (nel profondo Sud) e di Jaghbub (alla frontiera orientale dell’Egitto). “Per il momento potranno visitarlo solo gli allievi delle scuole – ha ricordato, al momento dell’inaugurazione, Fatima Abdullah Ahmed, direttrice del museo – L’apertura ufficiale per tutti è invece prevista all’inizio dell’anno prossimo”. I lavori per rinnovare il palazzo sono iniziati nel marzo 2023. Sono tecnici turchi ad aver gestito il progetto. La Turchia è stata un’alleata di Dbeibeh, ma in realtà, negli ultimi tempi, si sta avvicinando anche ad Haftar, il ras di Bengasi, complicando ancora di più la comprensione del contesto.

La Venere di Goering

Al Castello Rosso è esposta pure la Venere di Leptis Magna. Il governatore fascista della Libia Italo Balbo l’aveva regalata a Hermann Goering, avido di opere d’arte. Lui se l’era portata nella sua villa di Carinhall, al nord di Berlino. Nel febbraio 1945 l’Armata Rossa bombardò la residenza e la statua finì nel fango del lago antistante. Venne, comunque, salvata e fu poi uno dei pezzi più pregiati del Museo Pergamon, allora situato a Berlino Est. Dopo la riunificazione, i tedeschi fecero un inventario: quella Venere non apparteneva alla Germania, perché era stata un dono personale dei fascisti al loro amico nazista. La restituirono all’Italia, ma il presidente del Consiglio d’allora, Massimo D’Alema, nel 1999 la fece riportare a Tripoli (in pieno embargo americano contro la Libia, un gesto che Gheddafi approvò).

(afp)

Dopo il 2011 si è intensificato il commercio illegale di reperti antichi, usciti clandestinamente dalla Libia. Negli ultimi anni, però, ci sono oggetti preziosi che Tripoli ha recuperato, in particolare dagli Usa, e altri negoziati con lo stesso scopo sono oggi in corso con la Spagna e l’Austria. Da sottolineare: prima della caduta di Gheddafi, al museo era esposto anche il Maggiolino VW celeste con cui, nel 1969, il colonnello andava a trovare i colleghi per preparare il suo golpe. Quello, come altri cimeli del dittatore, sono scomparsi.

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