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Ucraina, resa dei conti nel Mar Nero: la guerra delle petroliere benedetta da Trump

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Parallelamente ai negoziati di pace, l’escalation bellica si sposta in mare arrivando fino a oltre il Bosforo e nel Mar Caspio. La preoccupazione di Erdogan
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L’escalation bellica scatenata in parallelo ai negoziati di pace sta aprendo uno scontro marittimo senza confini. Gli attacchi a petroliere e mercantili negli ultimi giorni si sono moltiplicati: gli ucraini hanno messo a segno tre raid. La reazione di Mosca ha centrato con un drone una nave turca ormeggiata sulle banchine di Odessa, provocando un incendio disastroso, e ne ha danneggiate altre due in un porto diverso della costa ucraina. Una situazione che preoccupa soprattutto Ankara: “Il Mar Nero rischia di diventare l’arena per una resa dei conti e questo va assolutamente evitato”, ha avvertito il presidente Erdogan: “Si tratterebbe di una situazione di cui i primi a pagare le conseguenze sarebbero russi e ucraini. Tutti abbiamo bisogno di trovare una soluzione che garantisca la sicurezza del Mar Nero”.

Tre petroliere della “flotta ombra” che contrabbanda il greggio russo in violazione dell’embargo sono state colpite subito dopo avere attraversato il Bosforo. Mercoledì almeno …

L’escalation bellica scatenata in parallelo ai negoziati di pace sta aprendo uno scontro marittimo senza confini. Gli attacchi a petroliere e mercantili negli ultimi giorni si sono moltiplicati: gli ucraini hanno messo a segno tre raid. La reazione di Mosca ha centrato con un drone una nave turca ormeggiata sulle banchine di Odessa, provocando un incendio disastroso, e ne ha danneggiate altre due in un porto diverso della costa ucraina. Una situazione che preoccupa soprattutto Ankara: “Il Mar Nero rischia di diventare l’arena per una resa dei conti e questo va assolutamente evitato”, ha avvertito il presidente Erdogan: “Si tratterebbe di una situazione di cui i primi a pagare le conseguenze sarebbero russi e ucraini. Tutti abbiamo bisogno di trovare una soluzione che garantisca la sicurezza del Mar Nero”.

Tre petroliere della “flotta ombra” che contrabbanda il greggio russo in violazione dell’embargo sono state colpite subito dopo avere attraversato il Bosforo. Mercoledì almeno due barchini-bomba telecomandati sono esplosi contro la Dashan, lunga 274 metri e con un dislocamento di oltre 160 mila tonnellate, che si stava dirigendo nel porto russo di Novorossiysk per caricare il greggio.

Le incursioni più clamorose però sono state condotte nel Mar Caspio, ricco di risorse energetiche e fondamentale per il traffico di merci tra Russia e Iran. Venerdì i droni di Kiev si sono scagliati contro due piattaforme petrolifere: la Filanovsky e la Korchagin pompano ben 160 mila barili di greggio al giorno. E’ la prima volta che vengono attaccati impianti estrattivi lontani 1500 chilometri dai confini. Il giorno dopo i velivoli robot hanno preso di mira due mercantili - Kompozitor Rakhmaninov e Askar-Sarydzha – che secondo l’intelligence ucraina vengono usate per trasferire componenti di missili balistici iraniani, tanto da essere state sanzionate dagli Stati Uniti.

Tutte queste operazioni sono state gestite dal Sbu, il servizio segreto interno di Kiev che come la controparte militare Gru dispone di unità d’assalto con droni volanti e marittimi. Gli 007 hanno dichiarato che l’attacco contro le due navi è stato realizzato grazie alla collaborazione di un gruppo di resistenza chiamato “Black Spark” – la scintilla nera – che opera all’interno della Russia. Questa misteriosa formazione da inizio ottobre ha compiuto una serie di attentati in numerose città dando fuoco a ripetitori telefonici, antenne satellitari, stazioni di distribuzione dell’elettricità, oleodotti, vetture di alti ufficiali e sabotando linee ferroviarie. Ogni volta ha diffuso filmati sui social con una minaccia: “Il regime non avrà mai abbastanza uomini per sorvegliare tutte gli obiettivi sensibili”. “Black Spark” sostiene di avere aiutato con gli ucraini nei bombardamenti di alcune raffinerie.

La campagna contro le raffinerie, i terminal per l’esportazione del greggio e le petroliere sta cominciando a pesare sull’economia di Mosca: dalla scorsa estate ne sono state colpite ottanta e spesso ci sono stati raid ripetuti, tornando a incendiare infrastrutture appena riparate. Secondo la testata statunitense The Atlantic, l’amministrazione Trump avrebbe dato via libera a questi raid e in alcuni casi l’intelligence americana avrebbe fornito informazioni decisive per realizzarli. Non si esclude che anche l’incursione contro i due mercantili nel Mar Caspio sia stata resa possibile dai dati consegnati dagli Usa, usando “Black Spark” solo come una copertura: fermare la collaborazione militare tra Mosca e Teheran è una priorità della Casa Bianca.

Il Cremlino da fine agosto sta replicando con la distruzione della rete elettrica ucraina, spazzando via centrali, stazioni di distribuzione e scorte di gas. Un’attività sistematica che rende precaria la disponibilità di corrente, ormai razionata ovunque con improvvisi blackout dovuti al cedimento delle infrastrutture: a Kiev sabato un milione di persone è rimasta senza luce. Non solo. Putin in persona due settimane fa ha promesso una ritorsione contro gli assalti alle petroliere nel Mar Nero. I droni hanno fatto esplodere un mercantile nell’estuario del Danubio, poi c’è stata l’ultima rappresaglia contro le tre navi: sono tutte di armatori turchi, che finora hanno proseguito i commerci con l’Ucraina convinti di essere protetti dall’equidistanza di Ankara rispetto ai due belligeranti. In questa fase furiosa però la guerra sembra non conoscere più limiti e questo fa temere a Erdogan “una resa dei conti” proprio nel Mar Nero.

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