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Il ministro degli esteri tedesco: “La Russia è la più grande minaccia per l’Europa”

Johann Wadephul

 

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Johann Wadephul: “Si deve aumentare la pressione su Mosca anche con l’impiego dei suoi asset immobilizzati”
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BERLINO – Il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul sarà a Roma oggi e incontrerà il suo omologo italiano Antonio Tajani. Ma in quest’intervista esclusiva con Repubblica il politico Cdu rivela quali saranno le linee rosse per gli europei nel difficile vertice sull’Ucraina che si svolgerà in questi giorni a Berlino. Per Wadephul la Russia è “senza dubbio la più grande minaccia per l’Europa", e il ministro spiega perché allo sfruttamento degli asset congelati non c’è alternativa, perché è “logico” che Mosca “debba risarcire l’Ucraina per le enormi distruzioni causate dalla guerra” e perché la Germania raggiungerà il 5% del Pil per la difesa già nel 2029. Wadephul è convinto anche che tra Italia e Germania ci sia oggi una sintonia più forte che in passato.

Ministro, qual è l’obiettivo del vertice di Berlino sull’Ucraina, quali sono le linee rosse per la Germania? E cosa succede se Donald Trump firma un accordo coi russi sopra le teste degli europei?

“Ci troviamo in una fase decisi…

BERLINO – Il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul sarà a Roma oggi e incontrerà il suo omologo italiano Antonio Tajani. Ma in quest’intervista esclusiva con Repubblica il politico Cdu rivela quali saranno le linee rosse per gli europei nel difficile vertice sull’Ucraina che si svolgerà in questi giorni a Berlino. Per Wadephul la Russia è “senza dubbio la più grande minaccia per l’Europa", e il ministro spiega perché allo sfruttamento degli asset congelati non c’è alternativa, perché è “logico” che Mosca “debba risarcire l’Ucraina per le enormi distruzioni causate dalla guerra” e perché la Germania raggiungerà il 5% del Pil per la difesa già nel 2029. Wadephul è convinto anche che tra Italia e Germania ci sia oggi una sintonia più forte che in passato.

Ministro, qual è l’obiettivo del vertice di Berlino sull’Ucraina, quali sono le linee rosse per la Germania? E cosa succede se Donald Trump firma un accordo coi russi sopra le teste degli europei?

“Ci troviamo in una fase decisiva in cui noi europei abbiamo un ruolo indispensabile. Sono in gioco la nostra sicurezza e la nostra libertà. Noi rimaniamo sulla nostra linea: l’Ucraina deve continuare a essere sostenuta con tutte le forze, sia militarmente che civilmente. Allo stesso tempo si deve aumentare la pressione sulla Russia, anche con l’impiego di capitali russi immobilizzati. A questo riguardo intratteniamo uno stretto scambio con gli USA, ma soprattutto con l’Ucraina e con i nostri partner europei. Per questo oggi a Berlino, su iniziativa del cancelliere federale Merz, si svolge un vertice di alcuni partner con l’Ucraina. È importante che la presidente del Consiglio Meloni venga a Berlino. Infatti noi ci coordiniamo molto strettamente con il governo italiano, soprattutto per quanto concerne il sostegno all’Ucraina. E la voce dell’Italia conta, soprattutto anche nel rapporto transatlantico. Assieme noi europei continuiamo a ribadire che non ci può essere una decisione sull’Ucraina senza l’Ucraina e non ci possono essere soluzioni sostenibili per la sicurezza europea senza noi europei. Che noi europei sin dall’inizio della guerra siamo così uniti è un segnale di portata internazionale che non dobbiamo sminuire”.

In ogni caso gli europei si dovranno preparare probabilmente a sostenere di più l’Ucraina, la Germania potrebbe finire per fornire missili Taurus?

“In Europa la Germania è già ora il maggiore sostenitore dell’Ucraina. E abbiamo incrementato di nuovo nettamente il nostro sostegno militare. Per l’anno prossimo abbiamo aumentato i nostri aiuti militari a 11,5 miliardi di euro. Ne fanno parte anche armi moderne. Consapevolmente abbiamo deciso di non riferire pubblicamente sui singoli sistemi di difesa. Anche in Italia le forniture sono considerate giustamente informazioni secretate. Il nostro obiettivo rimane quello di rafforzare l’Ucraina nella sua posizione negoziale. Deve essere una pace giusta e duratura. Anche l’Italia, come Paese fondatore dell’Ue e importante partner nella Nato, ha qui una grande responsabilità affinché assieme possiamo ripristinare la pace in Europa. Il fatto che l’Italia impieghi la sua influenza nel rapporto transatlantico giova all’Europa intera”.

Quanto è grande secondo lei il pericolo che viene dalla Russia?

“Attualmente la Russia rappresenta senza dubbio la maggiore minaccia per l’Europa. Lo vediamo non solo in Ucraina, ma anche negli attacchi ibridi, nelle violazioni dello spazio aereo e nelle campagne di disinformazione degli ultimi mesi. Le dirette minacce del Cremlino contro l’Europa sono praticamente diventate la normalità. Dobbiamo essere ben consapevoli che se l’Ucraina non riesce a imporsi anche la nostra stessa libertà è in acuto pericolo. Per questo dobbiamo sostenere l’Ucraina, investire di più nella nostra sicurezza e agire in modo compatto come alleati nella Nato. L’obiettivo del 5% è un passo importante che la Germania raggiungerà già nel 2029”.

C’è una grossa discussione sullo sfruttamento degli asset russi. Ma la seconda proposta della Commissione Ue - aiuti finanziati da eurobond garantiti dal Bilancio o da Mef - è proprio impensabile per la Germania?

“L’Ucraina ha urgente bisogno di sostegno finanziario e alla Russia dobbiamo segnalare con chiarezza che non riuscirà a far valere le eccessive pretese, né sul campo di battaglia, né al tavolo negoziale. Allo stesso tempo, a seguito della violazione del diritto internazionale e dell‘aggressione da parte della Russia, è logico che la Russia debba risarcire l’Ucraina per le enormi distruzioni causate dalla guerra. Vogliamo quindi utilizzare gli asset della banca centrale russa immobilizzati nell’Ue. La proposta della Commissione Europea di creare con questi fondi un prestito di riparazione è l’unica possibilità realistica che al momento abbiamo come Ue per mettere a disposizione rapidamente le risorse necessarie. Attualmente a Bruxelles sono in corso le trattative sui relativi dettagli. Il nostro obiettivo rimane quello di trovare una soluzione prima del Consiglio Europeo del fine settimana che garantisca un’equa ripartizione degli oneri e minimizzi i rischi”.

L’Amministrazione Trump ha pubblicato la sua Strategia sulla sicurezza e l’Europa è scioccata. Cosa pensa ad esempio del passaggio in cui viene esplicitata la volontà americana di “rafforzare la resistenza contro l’attuale corso in Europa all’interno degli Stati europei”?

“Condividiamo un’importante considerazione di base della Strategia di sicurezza degli Usa, ovvero che la sicurezza include anche la sicurezza economica e la riduzione delle dipendenze. Tuttavia siamo anche chiaramente dell’avviso che la Russia rappresenti la minaccia centrale per la sicurezza transatlantica. Continuiamo a sostenere questa analisi comune della Nato, condivisa anche dagli Usa quale maggiore alleato: la Russia è un pericolo acuto per la nostra sicurezza nell’Alleanza e il principale pericolo per l’Europa. Inoltre, a mio parere, questioni riguardanti la libertà di opinione o l’organizzazione delle nostre società liberali in Europa non rientrano nel quadro di una Strategia di sicurezza americana”.

Quanto è preoccupato della concordanza palese tra Trump e Putin? I rapporti transatlantici sono al capolinea?

"Germania e Italia sono i due Paesi Nato in cui è stazionato il maggior numero di soldati statunitensi. Sappiamo molto bene quale contributo gli Usa diano alla sicurezza dell’Europa. Come stretti partner e alleati nella Nato lavoriamo fianco a fianco. L’Europa e gli Usa sono indissolubilmente uniti, storicamente, culturalmente e anche economicamente. Non voglio certo negare che ci siano dossier in cui abbiamo posizioni differenti. Ma investiamo attivamente nel futuro di questa partnership, in particolare con una maggiore ripartizione degli oneri nella politica di sicurezza. Al vertice Nato gli Usa hanno riconosciuto chiaramente la clausola di mutuo soccorso, questo impegno ha un grande valore per la nostra sicurezza.

Non è preoccupato per la sintonia tra i Maga repubblicani e l’Afd? Non rischia di dare la spallata al cordone sanitario?

“I rapporti fra il Governo statunitense e la Germania sono stretti e consolidati. Il cancelliere Federale Merz e io stesso abbiamo avuto degli ottimi incontri di inizio mandato, e da allora ci sono stati tanti altri colloqui. Anche molti membri del Bundestag di tutti i gruppi parlamentari curano il dialogo con gli Usa. Siamo convinti che dobbiamo portare avanti la comune linea transatlantica. Questo non significa tuttavia che noi mettiamo in dubbio i nostri valori fondamentali”.

L’Italia e la Germania sono state spesso sulle stesse posizioni, in quest’anno passato: sull’Ucraina, su Israele, sull’industria dell’auto. Come se lo spiega?

“Non credo sia un caso che Germania e Italia in molte questioni seguano la stessa linea. I nostri Paesi si assomigliano molto: siamo nazioni industriali forti che dipendono dalle esportazioni e dal commercio leale. Ciò comporta sfide simili. Da quando è in carica il nuovo governo federale, fra Germania e Italia, nelle questioni di politica estera e di sicurezza, c’è una sintonia ancora maggiore che in passato. Io mi confronto molto strettamente con il mio collega Antonio Tajani per cui personalmente nutro una grande stima. Vogliamo far sì che venga dato maggior ascolto alla nostra voce comune che nelle principali questioni di politica estera e di sicurezza è sulla stessa linea – sia nell’Ue che nel G7. Qui io intravedo una grande chance per i prossimi anni. Da Paesi fondatori dell’UE è profondamente radicata in entrambi l’idea di un’Europa forte e capace di agire e della cooperazione multilaterale. I traguardi di Adenauer e De Gasperi sono ancora oggi attuali: l’Europa non è un prodotto finito, ma un progetto in continuo divenire. Pertanto l’obiettivo è sempre quello di preparare l’Europa al futuro – con riforme interne, l’allargamento dell’UE e diventando assieme più competitivi nel mondo”.

Oggi lei è a Roma per incontrare il suo omologo Antonio Tajani. Di cosa parlerete?

“Antonio Tajani non è solo uno stimatissimo collega, ma come ho già detto anche un vero amico. Nutro molto rispetto per il suo lavoro e apprezzo la sua chiara visione dell’Europa. A Roma parleremo delle grandi sfide – dall’Ucraina alle trasformazioni geopolitiche fino all’allargamento dell’UE. Ma sono in agenda anche temi bilaterali, come la nostra cooperazione economica e le nuove tecnologie, ad esempio l’intelligenza artificiale. Soprattutto in quest’ultimo ambito non dobbiamo perdere terreno. Mi fa particolare piacere che possiamo dialogare assieme alle ambasciatrici e agli ambasciatori italiani. Dobbiamo, infatti, coordinare ancora più strettamente la nostra politica estera per mantenere una buona posizione nel mondo come partner e come Ue”.

A fine gennaio ci sarà un vertice interministeriale italo-tedesco. Perché è importante? Si potrebbe immaginare in futuro la firma di un vero e proprio Trattato, tra i due Paesi

“Il Vertice di gennaio sarà un’eccellente opportunità per approfondire di più la nostra cooperazione. Ci prenderemo tempo per coordinarci ancora più strettamente nelle principali questioni future. Assieme tratteremo progetti nei settori della sicurezza, della digitalizzazione e dell’energia, che sono di rilievo per l’Europa. Il 2026 sarà un anno particolare per noi: 75 anni dalla ripresa delle nostre relazioni diplomatiche. È il momento ideale per elevare il nostro partenariato a un nuovo livello – con un trattato formale o senza. Siamo concordi sul fatto che ora il nostro spirito italo-tedesco possa fare molto bene all’Ue”.

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