Al-Khatib (Mezzaluna rossa): “Pochi aiuti, morti, alluvioni. A Gaza situazione sempre tragica”
dalla nostra inviata Rosaria AmatoSTRASBURGO – «A Gaza arrivano pochi aiuti, e non sempre arriva quello che servirebbe, soprattutto ai più fragili, ai bambini». Younis Al-Khatib, presidente della Mezzaluna Rossa palestinese, è a Strasburgo come finalista del Premio Sacharov, che è stato assegnato dal Parlamento Europeo ai giornalisti Andrzej Poczobut e Mzia Amaglobeli, detenuti ingiustamente per motivi politici nei loro Paesi, in Bielorussia e in Georgia. Ai cronisti che lo incontrano, a margine della cerimonia di premiazione, Al-Khatib spiega che però, anche se in questo momento sarebbe necessario aprire i varchi, far passare i convogli con gli aiuti umanitari, non è questa la via per far uscire la Palestina dalla terribile crisi umanitaria in cui è sprofondata a causa della guerra con Israele: «Per mettere fine a questa tragedia serve una soluzione politica».
Dottor Al-Khatib, neanche adesso, oltre due mesi dopo il cessate il fuoco, le organizzazioni umanitarie hanno pieno accesso alla Striscia di Gaza?
«La sit…
STRASBURGO – «A Gaza arrivano pochi aiuti, e non sempre arriva quello che servirebbe, soprattutto ai più fragili, ai bambini». Younis Al-Khatib, presidente della Mezzaluna Rossa palestinese, è a Strasburgo come finalista del Premio Sacharov, che è stato assegnato dal Parlamento Europeo ai giornalisti Andrzej Poczobut e Mzia Amaglobeli, detenuti ingiustamente per motivi politici nei loro Paesi, in Bielorussia e in Georgia. Ai cronisti che lo incontrano, a margine della cerimonia di premiazione, Al-Khatib spiega che però, anche se in questo momento sarebbe necessario aprire i varchi, far passare i convogli con gli aiuti umanitari, non è questa la via per far uscire la Palestina dalla terribile crisi umanitaria in cui è sprofondata a causa della guerra con Israele: «Per mettere fine a questa tragedia serve una soluzione politica».
Dottor Al-Khatib, neanche adesso, oltre due mesi dopo il cessate il fuoco, le organizzazioni umanitarie hanno pieno accesso alla Striscia di Gaza?
«La situazione non è migliorata così tanto dopo il cessate il fuoco. Tutti speravamo che sarebbe stata davvero la fine della guerra, ma da allora sono state uccise ancora 400 persone. Sono arrivate le piogge, le alluvioni: è una vergogna che la comunità internazionale lasci che le persone debbano vivere in questo modo. Quanto agli aiuti, è stato stabilito un tetto di 600 camion al giorno: per quanto io non credo che ci debba essere alcun tetto, in realtà quelli che riescono ad arrivare sono molti di meno, tra i 150 e i 200 ogni giorno, e spesso non riescono a portare quello che serve davvero».
Cosa in particolare non arriva?
«I bambini sono malnutriti, avrebbero bisogno di latte, di cibo adatto a loro, e alle loro condizioni di salute. Le medicine non sono mai abbastanza, e neanche le apparecchiature mediche per gli ospedali. Non ci danno lo spazio per poter lavorare, non vengono dati i permessi a tutti gli operatori umanitari che vorrebbero intervenire, neanche a quelli internazionali. I varchi non sono mai tutti aperti. E poi continuano gli attacchi, non solo dell’esercito».
Si riferisce anche a quelli dei coloni?
«Molti di loro attaccano i villaggi, le comunità, senza alcuna ragione. Agiscono liberamente perché sono protetti dall’esercito israeliano».
Oltre agli ostacoli posti da Israele, ci sono anche meno operatori umanitari perché sono stati attaccati e uccisi troppe volte durante la guerra?
«Io ho perso 57 persone, e sappiamo bene che non si è trattato di morti accidentali, gli attacchi sono stati deliberati. Molti altri operatori sono stati feriti, due imprigionati, e non sappiamo niente di loro. Anche gli operatori umanitari hanno affetti, famiglie. E comunque la soluzione di questa tragedia non può essere affidata alle organizzazioni umanitarie: serve una soluzione politica».