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A Gerusalemme Est, dove Israele costringe i palestinesi a pagare la demolizione delle proprie case

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Nel quartiere di Silwan con l’ong B’Tselem, che denuncia la distruzione delle abitazioni per la realizzazione di un parco archeologico. In un contesto peggiorato dopo il 7 ottobre: “L’obiettivo è far posto a coloni ebrei e turisti”
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GERUSALEMME – “Ecco il futuro che ci aspetta”, Murad indica un cumulo di macerie nel cuore del quartiere palestinese di Silwan, a Gerusalemme Est. Della casa di una vita, anni di sacrifici e ricordi, restano solo un divano, una poltrona e lamiere contorte. L’abitazione apparteneva alla sua famiglia da generazioni. I ricorsi legali non sono bastati a salvarla: quest’anno le ruspe l’hanno rasa al suolo. Murad ha dovuto pagare la demolizione, insieme ai costi per i servizi di sicurezza della polizia israeliana. “Sarà costato almeno 100mila shakel (circa 25mila euro) – racconta – C’è gente che demolisce la propria casa con le mani per evitare di pagare queste tasse. Immaginate che sofferenza…”.

Il parco per re Davide

Secondo il governo israeliano, la casa di Murad, insieme a quelle di un centinaio di altri palestinesi, sorge in un’area in cui il re Davide – una delle figure più importanti della storia ebraica e biblica – avrebbe vissuto e governato e deve quindi essere demolita per …

GERUSALEMME – “Ecco il futuro che ci aspetta”, Murad indica un cumulo di macerie nel cuore del quartiere palestinese di Silwan, a Gerusalemme Est. Della casa di una vita, anni di sacrifici e ricordi, restano solo un divano, una poltrona e lamiere contorte. L’abitazione apparteneva alla sua famiglia da generazioni. I ricorsi legali non sono bastati a salvarla: quest’anno le ruspe l’hanno rasa al suolo. Murad ha dovuto pagare la demolizione, insieme ai costi per i servizi di sicurezza della polizia israeliana. “Sarà costato almeno 100mila shakel (circa 25mila euro) – racconta – C’è gente che demolisce la propria casa con le mani per evitare di pagare queste tasse. Immaginate che sofferenza…”.

Il parco per re Davide

Secondo il governo israeliano, la casa di Murad, insieme a quelle di un centinaio di altri palestinesi, sorge in un’area in cui il re Davide – una delle figure più importanti della storia ebraica e biblica – avrebbe vissuto e governato e deve quindi essere demolita per fare spazio a un nuovo parco archeologico, il cosiddetto “Giardino del Re”. Gli ordini di demolizione rientrano in un ampio piano di sviluppo urbano che prevede una rete di siti archeologici e parchi nazionali, promosso dal governo israeliano in collaborazione con organizzazioni di coloni. Molte abitazioni vengono dichiarate abusive per giustificarne l’abbattimento, perché costruite senza permessi che ai palestinesi vengono quasi sempre negati, anche quando la terra è di loro proprietà.

Il quartiere Silwan 

I dati raccolti da B’Tselem, organizzazione che dal 1989 documenta le violazioni dei diritti umani nei Territori Occupati, indicano che a Silwan almeno 35 case sono già state demolite e circa cinquanta rischiano di esserlo a breve. Dal 2015, 87 abitazioni sono soggette a ordini di sfratto e, dopo il 7 ottobre, i coloni hanno preso possesso di almeno 13 di esse. Da allora, spiega Murad, la situazione è ulteriormente peggiorata. “Non abbiamo più strumenti legali. Non possiamo protestare, nemmeno pacificamente. Dobbiamo solo accettare e sorridere”.

Spazio ai coloni

“L’obiettivo è quello di eliminare la comunità palestinese per lasciare il posto a coloni ebrei e turisti. Riscrivere la storia per cambiare la narrativa di un quartiere storicamente palestinese”, spiega Sarit Micheali dell’organizzazione B’Tselem. Solo ieri, a pochi minuti a piedi da casa di Murad, una famiglia è stata costretta a lasciare la propria casa. Il loro ordine di sfratto era fissato per il 28 novembre, ma avevano chiesto una proroga di due settimane perché il figlio, 29 anni, è in coma. “Hanno scelto di lasciare l’abitazione per evitare un intervento violento della polizia viste le condizioni del ragazzo”, dice Micheali. Oggi, dalla loro casa, si affaccia una famiglia di coloni che ha già iniziato a coprire di bianco il murale colorato lasciato dagli ex inquilini.

La casa lasciata dai palestinesi ieri 

Anche le mura della casa di Zhueir sono decorate da disegni, un sole e fiori dai colori vivaci. Dal suo ingresso, nel cuore di Silwan, si scorge la moschea di Al-Aqsa. Mentre all’interno un gatto bianco riposa su un grande divano viola. Le fotografie di famiglia tappezzano le pareti: “Quello è mio figlio il giorno della laurea”, dice con orgoglio. “È una casa molto bella, peccato che ce la stiano portando via”. Appartiene alla sua famiglia dal 1966, quando Gerusalemme era sotto il governo giordano e un anno prima dell’annessione di tutta la città da parte di Israele.

Gli sfratti grazie alla legge del 1970

Una legge del 1970 consente ai cittadini israeliani di reclamare proprietà situate a Gerusalemme Est che erano di loro proprietà prima del 1948, senza limiti di tempo. In pratica, anche decenni dopo la guerra e l’annessione di Gerusalemme Est, un cittadino israeliano può presentare richiesta per riappropriarsi di terreni o edifici che appartenevano alla sua famiglia prima della creazione dello Stato di Israele. “Vogliono ridurre al minimo la presenza palestinese in città”, spiega tenendo ben salde in mano le prove dell’acquisizione del terreno da parte di suo padre.

Zhueir con il documento di acquisizione della casa 

Zhueir – e molti altri come lui – cerca di resistere ai tentativi di sfratto. Continua a presentare ricorsi ai tribunali israeliani per contestare l’ordine, nella speranza di rallentare l’esecuzione. “Il governo, i tribunali, tutti si schierano a favore dei coloni. Non c’è modo di trovare giustizia in queste corti. Ma dov’è la comunità internazionale? Sono gli unici che possono fermare tutto questo”. Negli anni gli attivisti di B’Tselem hanno accompagnato a Silwan decine di diplomatici e responsabili politici statunitensi ed europei. Anche Hillary Clinton ha visitato il quartiere nel 2009, quando era Segretario di Stato Usa sotto il governo Obama, criticando “i piani inutili di Israele”. Le sue parole hanno rallentato le demolizioni, ma oggi con il governo Netanyahu e con Ben-Gvir come ministro della sicurezza nazionale le demolizioni e gli sfratti sono tornati a essere più frequenti e violente.

Le case evidenziate sono quelle soggette a ordine di sfratto 

“Tutto questo era evitabile, ma ormai stiamo assistendo al collasso della comunità”, dice Sarit Micheali. Mentre parla, un ragazzo in moto si avvicina agli attivisti per avvertire che alcune persone si sono fermate davanti alla sua casa per scattare fotografie dall’esterno. “È finita nei registri”, spiegano. “Sarà lui il prossimo a ricevere un ordine di sfratto”.

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