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Ucraina, l’analista Fesenko: “Sui negoziati ottimismo esagerato, siamo ancora in un vicolo cieco”

(reuters)

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L’intervista all’esperto di Kiev: “Servirebbe un cessate il fuoco, ma Putin spera ancora di vincere e non è disposto a cedere su temi come i confini”
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Non mi aspetto un accordo di pace entro Natale né nel prossimo futuro». Le notizie da Berlino non entusiasmano Volodymyr Fesenko: per l’analista ucraino, interlocutore stabile dei vertici istituzionali di Kiev, la fine della guerra è lontana.

L’ottimismo è immotivato?

«Va moderato. Ci sono progressi di una certa costruttività nel dialogo ma restano divergenze di principio tra Stati Uniti e Ucraina sulla questione territoriale. Zelensky non è d’accordo sul ritiro dal Donbass, e su questo è impossibile un compromesso con Mosca. Se gli Stati Uniti dovessero sostenere la posizione di Mosca, Kiev non accetterebbe. È disposta a un cessate il fuoco lungo il fronte, non al ritiro dai territori che controlla».

Eppure Trump dice: “Mai così vicini alla pace”.

«Non sono d’accordo. Putin spera ancora di vincere e non sarà disposto a negoziare. Il suo consigliere Ushakov domenica ha detto che “se ci saranno modifiche sostanziali avremo obiezioni molto dure” e ha parlato di “questioni assolut…

Non mi aspetto un accordo di pace entro Natale né nel prossimo futuro». Le notizie da Berlino non entusiasmano Volodymyr Fesenko: per l’analista ucraino, interlocutore stabile dei vertici istituzionali di Kiev, la fine della guerra è lontana.

L’ottimismo è immotivato?

«Va moderato. Ci sono progressi di una certa costruttività nel dialogo ma restano divergenze di principio tra Stati Uniti e Ucraina sulla questione territoriale. Zelensky non è d’accordo sul ritiro dal Donbass, e su questo è impossibile un compromesso con Mosca. Se gli Stati Uniti dovessero sostenere la posizione di Mosca, Kiev non accetterebbe. È disposta a un cessate il fuoco lungo il fronte, non al ritiro dai territori che controlla».

Eppure Trump dice: “Mai così vicini alla pace”.

«Non sono d’accordo. Putin spera ancora di vincere e non sarà disposto a negoziare. Il suo consigliere Ushakov domenica ha detto che “se ci saranno modifiche sostanziali avremo obiezioni molto dure” e ha parlato di “questioni assolutamente inaccettabili, comprese quelle territoriali”. Il Cremlino ha già chiarito che non accetterà compromessi, anche se il negoziato continuerà».

La pressione politica su Zelensky e giudiziaria su Yermak hanno ammorbidito Kiev?

«La rimozione di Yermak non influisce, il suo ruolo sul negoziato è stato sopravvalutato. Non c’è stata alcuna svolta: le posizioni restano le stesse di Ginevra, determinate da Zelensky. La pressione sull’Ucraina c’era già a novembre quando Yermak guidava la delegazione, ma allora come oggi l’Ucraina difende i propri interessi. I partner europei ci sostengono, e questo aiuta molto».

(afp)

Sul ritiro chi cederà, alla fine?

«È un vicolo cieco. Per sbloccare lo stallo, le questioni su cui è difficile accordarsi devono essere rinviate. Bisogna tornare a un cessate il fuoco graduale, prima in mare e sull’energia, poi nei cieli, infine sulla terraferma. Con negoziati paralleli su prigionieri, questioni umanitarie e Zaporizhzhia».

Il referendum sul Donbass resta un’opzione?

«Difficile. Serve un cessate il fuoco, che la Russia ora non accetta. Ma sappiamo dai sondaggi che il 75% degli ucraini è contrario al ritiro».

Gli ucraini erano contrari anche al piano dei 28 punti. Cosa deve cambiare per convincerli?

«Per un sondaggio del Kiis il 72% è pronto a un piano di pace con alcuni compromessi e garanzie».

(afp)

Zelensky insiste sugli asset russi, ma i dubbi nell’Ue sono enormi: ci sono alternative?

«L’assistenza finanziaria diretta o un prestito agevolato. Spetta ai Paesi europei decidere».

Fino a quando sopravviverebbe l’Ucraina senza aiuti finanziari?

«Il punto è un altro: in caso di sconfitta altri 5-10 milioni di ucraini sarebbero costretti a rifugiarsi in Europa. E il pericolo maggiore è che Putin continui poi l’attacco contro l’Europa, come Hitler non si fermò dopo l’accordo di Monaco del 1938».

Una volta firmato l’accordo quale sarebbe il destino di Zelensky?

«Se ci sarà un compromesso e la maggioranza degli ucraini lo accetterà potrebbe rafforzarsi. Ma c’è anche una domanda di rinnovamento, e Zelensky avrebbe un forte rivale: Valerij Zaluzhny».

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