Putin attacca gli europei: “Porcellini dietro a Biden. Verranno sostituiti da nuove élite”
di Rosalba CastellettiA un certo punto del talk show pomeridiano 60 Minuti, il co-conduttore Evgenij Popov chiede alla corrispondente nel Sud Europa Asja Emeljanova come si traduca podsvinok in italiano. La giornalista spiega che una traduzione esatta non esiste, la più vicina è “porcellino” o “maialino”. «Un altro enigma linguistico per gli europei che non hanno ancora digerito l’Oreshnik», Nocciolo, il nome dato al nuovo missile ipersonico. Per attaccare i Paesi europei che si sarebbero accodati — invano — a Joe Biden nel tentativo di sconfiggere la Russia, il presidente russo Vladimir Putin stavolta ha attinto a un oscuro termine della zootecnia che indica per la precisione i “maialini tra i 4 e i 10 mesi” dalla carne prelibata.
Le critiche a Biden
«La precedente amministrazione statunitense ha deliberatamente portato la situazione al conflitto armato. Ed è chiaro il perché. Credevano che avrebbero distrutto e smantellato la Russia in breve tempo e i “porcellini europei” si sono immediatamente uniti all…
A un certo punto del talk show pomeridiano 60 Minuti, il co-conduttore Evgenij Popov chiede alla corrispondente nel Sud Europa Asja Emeljanova come si traduca podsvinok in italiano. La giornalista spiega che una traduzione esatta non esiste, la più vicina è “porcellino” o “maialino”. «Un altro enigma linguistico per gli europei che non hanno ancora digerito l’Oreshnik», Nocciolo, il nome dato al nuovo missile ipersonico. Per attaccare i Paesi europei che si sarebbero accodati — invano — a Joe Biden nel tentativo di sconfiggere la Russia, il presidente russo Vladimir Putin stavolta ha attinto a un oscuro termine della zootecnia che indica per la precisione i “maialini tra i 4 e i 10 mesi” dalla carne prelibata.
Le critiche a Biden
«La precedente amministrazione statunitense ha deliberatamente portato la situazione al conflitto armato. Ed è chiaro il perché. Credevano che avrebbero distrutto e smantellato la Russia in breve tempo e i “porcellini europei” si sono immediatamente uniti all’opera della precedente amministrazione americana, sperando di trarre profitto dal crollo del nostro Paese: per recuperare qualcosa perso in precedenti periodi storici e cercare di vendicarsi. Come ormai è diventato chiaro, tutti questi tentativi, tutti questi piani distruttivi sulla Russia, sono falliti completamente, completamente», ha scandito durante l’annuale incontro con i vertici del ministero russo della Difesa.
Infine, un’apertura che però celava il cattivo auspicio che i “maialini” europei che sostengono Kiev perdano presto il potere. «Noi, come sempre, siamo pronti a negoziare e a risolvere pacificamente tutti i problemi emersi negli ultimi anni. È improbabile che sia possibile con le attuali élite politiche, ma in ogni caso sarà inevitabile man mano che continueremo a diventare più forti. Se non con gli attuali politici, allora quando le élite politiche in Europa verranno sostituite».
Cambio di tono alla Medvedev
Un cambio di tono che non è passato inosservato neppure in patria. Tanto che diversi commentatori hanno commentato stupiti che «Putin ora parla come Dmitrij Medvedev», l’ex premier e presidente che si è più volte dilettato in paragoni animaleschi non solo chiamando i governi occidentali “maialini”, podsvinki appunto, ma anche accusandole di “grugnire” o “squittire”.
Al coro anti-europeo ieri si è unito anche il ministro degli Esteri Sergej Lavrov accusando i Paesi Ue di voler «convincere l’amministrazione Trump a seguire la loro strada per non fermare la guerra scatenata dall’Occidente» e persino il leader bielorusso Aleksandr Lukashenko che ha tuonato: «L’Europa non interferisca». Mentre il senatore Aleksej Pushkov ha proposto di ricoverare il francese Emmanuel Macron e il britannico Keir Starmer nella stessa corsia di manicomio vista la loro “paranoia” per i “russi alle porte”: «È ora che si curino».
Da tempo l’Europa ha preso il posto degli Stati Uniti come nemico pubblico numero uno nella propaganda russa. Uno strappo che si è consumato già la scorsa primavera quando l’istituto di sondaggi indipendente Levada certificò che, per la prima volta dall’inizio delle rilevazioni, i russi vedevano meglio gli Usa che la Ue. Ma che ora è diventato strumentale per addossare all’Europa il prevedibile fallimento dei colloqui sull’Ucraina voluti da Donald Trump.
Nessun compromesso
Parlando al dicastero della Difesa, Putin, infatti, non ha dimostrato alcuna disponibilità a scendere a compromessi e a porre fine all’offensiva in Ucraina a condizioni diverse dagli obiettivi massimalisti che ha fissato quando nel febbraio 2022 ha ordinato l’Operazione militare speciale contro l’Ucraina che di fatto mira a porre fine all’esistenza dell’Ucraina come Stato indipendente. «Gli obiettivi saranno raggiunti incondizionatamente. Se la parte avversaria e i suoi protettori stranieri si rifiutano di impegnarsi in un dialogo sostanziale, allora la Russia libererà i suoi territori storici sul campo di battaglia», ha promesso alludendo alle quattro le regioni ucraine sudorientali che ha rivendicato nel settembre 2022, ma che controlla soltanto in parte.
Sicuro che l’esercito russo mantenga «saldamente l’iniziativa strategica», ha avvertito che intensificherà la sua avanzata lungo la linea del fronte per espandere una «zona cuscinetto di sicurezza» che impedisca gli attacchi ucraini contro la Russia. «Le nostre truppe ora sono diverse, sono temprate dalla battaglia e non esiste un altro esercito simile al mondo», si è vantato annunciando che il missile Oreshnik entrerà in servizio a fine mese, ma liquidando come «bugie e assurdità guidate da miopi interessi politici personali o di gruppo, non dagli interessi del loro popolo» le dichiarazioni dei leader Ue sui presunti piani di Mosca di attaccare in futuro anche le nazioni europee. Concorde il ministro della Difesa Andrej Belousov: «Una politica del genere crea reali prerequisiti per la continuazione delle operazioni militari il prossimo anno, il 2026».
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