La deputata anglo-italiana: “Erasmus, grazie ai giovani il futuro è in Europa”
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA – Manuela Perteghella, nata a Roma 51 anni fa, trasferitasi in Inghilterra per l’università (North London e East Anglia), traduttrice letteraria, dall’anno scorso è parlamentare britannica alla Camera dei Comuni. A Westminster occupa il seggio di William Shakespeare, quello della magica Stratford-upon-Avon dove il Bardo è seppellito. Il suo partito, gli ultra-europeisti Liberal-democratici, esecra la Brexit e da anni chiede almeno il ritorno del Regno Unito nell’Unione doganale europea. Se non nell’Ue stessa.
Lei è l’esempio perfetto dell’Europa unita. Anche dall’Erasmus, nel quale Londra rientrerà dal 2027.
«Non sono solo felice. Sono commossa. È una notizia meravigliosa. E sottolineo, si tratta di “Erasmus+”, con il “più”, perché interesserà non solo studenti, ma anche tirocinanti, sportivi, stagisti. In passato sono stata anche lettrice universitaria e l’impatto dell’Erasmus è innegabile: perché è una apertura all’Europa, allo scambio culturale, soprattutto per i ragazzi cre…
LONDRA – Manuela Perteghella, nata a Roma 51 anni fa, trasferitasi in Inghilterra per l’università (North London e East Anglia), traduttrice letteraria, dall’anno scorso è parlamentare britannica alla Camera dei Comuni. A Westminster occupa il seggio di William Shakespeare, quello della magica Stratford-upon-Avon dove il Bardo è seppellito. Il suo partito, gli ultra-europeisti Liberal-democratici, esecra la Brexit e da anni chiede almeno il ritorno del Regno Unito nell’Unione doganale europea. Se non nell’Ue stessa.
Lei è l’esempio perfetto dell’Europa unita. Anche dall’Erasmus, nel quale Londra rientrerà dal 2027.
«Non sono solo felice. Sono commossa. È una notizia meravigliosa. E sottolineo, si tratta di “Erasmus+”, con il “più”, perché interesserà non solo studenti, ma anche tirocinanti, sportivi, stagisti. In passato sono stata anche lettrice universitaria e l’impatto dell’Erasmus è innegabile: perché è una apertura all’Europa, allo scambio culturale, soprattutto per i ragazzi cresciuti in condizioni disagiate che non hanno mai avuto occasione di confrontarsi. Non è un caso che oggi in Inghilterra ci siano sempre meno corsi di lingue straniere a scuola e nelle università. Ma il futuro e la vocazione del Regno Unito non è essere insulare, ma aprirsi al mondo. Il prossimo passo sarà un accordo tra Uk e Ue sulla mobilità giovanile, per far lavorare liberamente gli under 35 tra i due blocchi».
Qual è la roadmap dei Lib-Dem verso l’Ue?
«Il nostro obiettivo è riavvicinarsi il più possibile all’Europa, e del resto il Paese lo sta già facendo. Prima dell’Erasmus, Londra è rientrata anche nel cruciale programma scientifico europeo “Horizon”. Oltre a questo, vogliamo rientrare nell’unione doganale, il che aumenterebbe sensibilmente il Pil. Perché, dopo l’errore madornale della Brexit, le piccole e medie imprese stanno soffrendo moltissimo a causa di burocrazia e balzelli».
Crede sia realistico per il Regno Unito rientrare un giorno in Ue?
«Dipende da quali condizioni ci offrirà l’Unione. Prima della Brexit, i britannici erano privilegiati a Bruxelles, cosa che forse non si ripeterà. Vedremo. Ma se arriveremo a quel punto, dovremo far decidere i britannici».
Con un nuovo referendum?
«Credo proprio di sì».