De Grauwe: “Chi blocca l’intesa sugli asset russi avrà l’Ucraina sulla coscienza”
di Eugenio Occorsio«Un accordo per il finanziamento all’Ucraina si deve assolutamente trovare, e l’unica via passa per l’utilizzo dei 185 miliardi detenuti presso Euroclear. È una condizione necessaria e imprescindibile. Chiunque la bloccherà porterà l’immensa responsabilità di aver lasciato Kiev in balìa dell’aggressività russa». Paul De Grauwe, il guru della London School of Economics dove insegna economia internazionale e ha a lungo diretto il dipartimento Europa, non lascia spazio per mezze misure né per ulteriori rinvii, mentre la trattativa prosegue a oltranza.
Professore, delle varie opzioni in discussione, quale le sembra la più plausibile?
«Direi l’ipotesi di base, che prevede che la Commissione emetta un apposito maxi-bond, magari all’inizio non per tutto l’ammontare dei fondi di Euroclear, ma per 90-100 miliardi. Emette questo bond, lo garantisce con il proprio rating a tripla A e lo consegna a Euroclear in cambio dei fondi, che poi girerà a sua volta con la massima urgenza all’Ucraina. …
«Un accordo per il finanziamento all’Ucraina si deve assolutamente trovare, e l’unica via passa per l’utilizzo dei 185 miliardi detenuti presso Euroclear. È una condizione necessaria e imprescindibile. Chiunque la bloccherà porterà l’immensa responsabilità di aver lasciato Kiev in balìa dell’aggressività russa». Paul De Grauwe, il guru della London School of Economics dove insegna economia internazionale e ha a lungo diretto il dipartimento Europa, non lascia spazio per mezze misure né per ulteriori rinvii, mentre la trattativa prosegue a oltranza.
Professore, delle varie opzioni in discussione, quale le sembra la più plausibile?
«Direi l’ipotesi di base, che prevede che la Commissione emetta un apposito maxi-bond, magari all’inizio non per tutto l’ammontare dei fondi di Euroclear, ma per 90-100 miliardi. Emette questo bond, lo garantisce con il proprio rating a tripla A e lo consegna a Euroclear in cambio dei fondi, che poi girerà a sua volta con la massima urgenza all’Ucraina. Tecnicamente è uno ”swap”: una partita di giro dove ognuno dei protagonisti è garantito, a partire dal governo di Bruxelles e dalla stessa Euroclear, a favore della quale — non dimentichiamolo — è già intervenuta la banca centrale belga rifondendola degli interessi che non ha incassato negli ultimi due anni, perché almeno quelli sono andati all’Ucraina, per 8 miliardi».
La garanzia Ue comporta la responsabilità finanziaria finale pro quota degli Stati membri?
«É inevitabile, ci piaccia o no. La pace ha un costo, che è comunque infinitamente minore rispetto alla continuazione dello sciagurato conflitto in corso. D’altronde gli sforzi per coinvolgere la Bce, altro possibile prestatore di ultima istanza, sono vani».
Quali sono le alternative?
«Ci sono gli eurobond sul modello NextGenEU di fronte ai quali la resistenza tedesca mi sembra si stia ammorbidendo. C’è poi la possibilità che lo stesso maxi-bond venga piazzato sul mercato, e in quel caso sarebbe Euroclear a garantire l’emissione. Ci sono infine i prestiti diretti dei vari Stati interessati, garantiti o no da Euroclear. Non voglio neanche prendere in considerazione la proposta di Trump perché sia lui a gestire la faccenda, perché no in collaborazione con Putin. Ma, anche quelle plausibili, tutte le ipotesi richiedono tempo e il tempo sta finendo per la povera Ucraina».
C’è il fattore-unanimità, obbligatoria per gli eurobond, anche se nelle ultime ore sta filtrando una disponibilità di Orbán purché l’Ungheria non debba contribuire all’operazione.
«Guardi, quello che mi preoccupa di più, anzi mi scandalizza, non è tanto Orbán quanto l’imprevisto sbarramento venuto dall’Italia. Del tutto immotivato e gravissimo: vuole essere l’Italia ad avere la responsabilità di far saltare tutto? Ma ci rendiamo conto?».