L’escalation dell’offensiva contro l’oro nero di Putin investe il Mediterraneo. I reparti d’assalto dell’intelligence ucraina ieri sera hanno attaccato una petroliera della “flotta ombra” che contrabbanda il greggio di Mosca. La Qendil è stata colpita con tre ordigni nelle acque dello Ionio tra Creta e la Sicilia. Il presidente russo ha promesso una ritorsione: “Un’altra delle nostre cisterne è stata assalita. Questo avviene, tra i vari motivi, con uno scopo concreto: fare aumentare il costo delle assicurazioni. Ma le aggressioni non otterranno mai i risultati che si aspettano: non bloccheranno i rifornimenti di petrolio e si limiteranno a creare una nuova minaccia. La nostra risposta sarà immediata”.
Un raid diverso dal solito
Non è la prima volta che gli 007 di Kiev entrano in azione contro le petroliere nel Mediterraneo, ma finora avevano compiuto i raid posizionando cariche esplosive sulle fiancate sommerse delle navi. Ora c’è una novità, molto preoccupante: l’assalto è stato…
L’escalation dell’offensiva contro l’oro nero di Putin investe il Mediterraneo. I reparti d’assalto dell’intelligence ucraina ieri sera hanno attaccato una petroliera della “flotta ombra” che contrabbanda il greggio di Mosca. La Qendil è stata colpita con tre ordigni nelle acque dello Ionio tra Creta e la Sicilia. Il presidente russo ha promesso una ritorsione: “Un’altra delle nostre cisterne è stata assalita. Questo avviene, tra i vari motivi, con uno scopo concreto: fare aumentare il costo delle assicurazioni. Ma le aggressioni non otterranno mai i risultati che si aspettano: non bloccheranno i rifornimenti di petrolio e si limiteranno a creare una nuova minaccia. La nostra risposta sarà immediata”.
Un raid diverso dal solito
Non è la prima volta che gli 007 di Kiev entrano in azione contro le petroliere nel Mediterraneo, ma finora avevano compiuto i raid posizionando cariche esplosive sulle fiancate sommerse delle navi. Ora c’è una novità, molto preoccupante: l’assalto è stato realizzato con uno sciame di droni. Poiché è impossibile che siano decollati dall’Ucraina, ci deve essere un battello di grandi dimensioni – un mercantile o un peschereccio – che viene utilizzato per trasportare i velivoli teleguidati e pilotarli sul bersaglio.
L’operazione è stata rivendicata dallo Sbu, il servizio segreto interno che gestisce le imprese navali più temerarie. Nel comunicato hanno specificato che l’obiettivo si trovava in acque internazionali e aveva le cisterne vuote. E’ stato diffuso un video, filmato da uno o più droni con telecamere all’infrarosso che documenta lo scoppio di tre bombe volanti: due esattamente nel centro della petroliera, una in prossimità della plancia di comando. Secondo gli ucraini, “ha danni critici che gli impediscono di svolgere i suoi compiti”. Si tratta di una nave lunga 249 metri, con un dislocamento di 115 mila tonnellate.
Il tragitto della Qendil
La Qendil proveniva dall’India ed è salpata da As Suwais, nei dintorni di Suez in Egitto, tre giorni fa: la destinazione indicata ufficialmente è Ust Luga, nella regione di San Pietroburgo. Il punto del bombardamento si trova molto più a ovest di Creta, all’altezza di Bengasi in Libia e in direzione della Sicilia: dopo l’assalto avrebbe cambiato rotta verso Smirne in Turchia, forse per riparare i danni. In passato la nave ha spesso fatto la spola tra Primorsk, il terminal non lontano da San Pietroburgo, e l’India, principale importatore del greggio di contrabbando.
Il giallo del generale russo ucciso
Fino al 2015 la Qendil batteva bandiera greca, poi dal febbraio 2023 ha cambiato nazionalità sette volte: dallo scorso agosto era di proprietà di una società dell’Oman. E’ stata sottoposta a sanzioni dall’Unione europea e dalla Gran Bretagna, senza che ne venisse ostacolata l’attività. Secondo un canale Telegram russo, non caratterizzato da una particolare attendibilità, a bordo ci sarebbe stato il generale Andrey Averyanov, comandante dell’unità 29155 del Gru – l’intelligence militare di Mosca – ossia del nucleo di killer responsabili degli avvelenamenti con il gas novichok in diversi Paesi europei. E’ stato persino scritto che l’ufficiale sarebbe stato ucciso nel raid. L’indiscrezione ha avuto eco sui social, ma non pare avere conferme di alcun genere. Il video inoltre sembra mostrare solo esplosioni in zone deserte della lunghissima nave.
I precedenti
Dalla primavera 2024 ci sono stati numerosi raid contro la “flotta ombra” nel Mediterraneo. I misteriosi sommozzatori hanno piazzato mine magnetiche sulle navi del greggio a largo delle coste turche, libiche e spagnole. L’episodio più clamoroso è l’affondamento di un mercantile davanti alla Spagna, avvenuto alla vigilia dello scorso Natale: un cargo molto speciale, noleggiato dal ministero della Difesa di Mosca che stava trasferendo le componenti per un rompighiaccio a propulsione nucleare da San Pietroburgo al cantiere di Vladivostock. Ancora più grave il sabotaggio della petroliera Seajewel nello scorso febbraio all’interno del porto di Vado Ligure: solo una delle due cariche è esplosa, provocando danni alla fiancata di una cisterna con oltre 50 mila tonnellate di greggio. Si è rischiato un disastro ecologico sul litorale italiano, anche se - secondo i primi accertamenti - si è trattato di un pericoloso atto dimostrativo, perché il punto colpito non poteva far colare a picco la nave. Sulla vicenda indaga la procura di Genova. Infine un’altra petroliera è stata colpita due settimane fa nel Golfo di Guinea.
Tutti questi attentati non sono stati rivendicati. Da inizio dicembre invece gli incursori navali dello Sbu hanno propagandato i raid messi a segno nel Mar Nero contro tre petroliere della “flotta ombra” utilizzando barchini bomba teleguidati e quelli condotti con aerei senza pilota addirittura nel Mar Caspio contro mercantili iraniani e piattaforme petrolifere russe. Adesso i droni alati hanno fatto irruzione pure nel Mediterraneo, dimostrando un salto di qualità nell’offensiva delle spie ucraine contro la principale risorsa che alimenta la macchina bellica del Cremlino.