NEW YORK – «Ho ereditato un disastro, lo sto aggiustando». Davanti al calo della popolarità, la disoccupazione che sale, il caro vita che morde, lo scandalo Epstein, la risposta di Donald Trump è questa: tutta colpa di Biden se l’America si è rotta. Io riattacco i cocci e ci riesco magnificamente, solo che ancora non ve ne siete accorti. Resta da capire se gli elettori gli crederanno, oppure alle midterm lo puniranno.
Mercoledì sera il presidente ha parlato alla nazione, perché le cose non vanno come sperava. Secondo la Gallup la sua popolarità è scesa al 36%, il livello più basso del secondo mandato. I problemi riguardano soprattutto l’economia, dove la nuova “età dell’oro” favorita dai dazi ritarda, ma non solo. Oggi scade il termine per la pubblicazione dei documenti segreti del caso Epstein, che hanno spaccato il suo movimento Maga, scontento anche per l’eccessiva attenzione alle questioni internazionali, da Gaza all’Ucraina, e i favoritismi per i super ricchi della Silicon Valley…
NEW YORK – «Ho ereditato un disastro, lo sto aggiustando». Davanti al calo della popolarità, la disoccupazione che sale, il caro vita che morde, lo scandalo Epstein, la risposta di Donald Trump è questa: tutta colpa di Biden se l’America si è rotta. Io riattacco i cocci e ci riesco magnificamente, solo che ancora non ve ne siete accorti. Resta da capire se gli elettori gli crederanno, oppure alle midterm lo puniranno.
Mercoledì sera il presidente ha parlato alla nazione, perché le cose non vanno come sperava. Secondo la Gallup la sua popolarità è scesa al 36%, il livello più basso del secondo mandato. I problemi riguardano soprattutto l’economia, dove la nuova “età dell’oro” favorita dai dazi ritarda, ma non solo. Oggi scade il termine per la pubblicazione dei documenti segreti del caso Epstein, che hanno spaccato il suo movimento Maga, scontento anche per l’eccessiva attenzione alle questioni internazionali, da Gaza all’Ucraina, e i favoritismi per i super ricchi della Silicon Valley, impegnati nello sfruttamento dell’intelligenza artificiale. Su questi malumori è piovuta l’intervista a Vanity Fair del capo di gabinetto della Casa Bianca, Susie Wiles, che gli rimprovera comportamenti da alcolizzato, come se Richelieu sparlasse di re Luigi XIII.
Di fronte al rischio frana nell’amministrazione, Trump ha deciso di rivolgersi agli americani per cambiare la loro percezione e magari distrarli, inclusi i tamburi di guerra sul Venezuela. Chiaramente risentito, ha scelto una tattica abituale, scaricando la responsabilità su Biden: «La colpa è dei democratici, non dei repubblicani». I suoi elettori concordano, ma il problema è che in campagna elettorale aveva promesso soluzioni rapide. Non sono arrivate, visto che l’inflazione è scesa ieri al 2,7%, ma forse per gli effetti negativi e temporanei dello shutdown, mentre la disoccupazione è salita al 4,6%. Invece di dire agli americani che sente il loro dolore, ha cercato di convincerli che non esiste.
«Un anno fa il Paese era morto. Ora siamo il più attraente al mondo». I dazi restano «la mia parola preferita. Hanno attirato 18.000 miliardi di dollari» di investimenti negli Usa. Zohran Mamdani è stato eletto sindaco di New York per la crisi dell’affordability, ma secondo Trump non esiste: «I prezzi stanno scendendo, i salari stanno crescendo molto più rapidamente dell’inflazione». E questo è solo l’inizio: «Gli Usa sono pronti per un boom economico mai visto», che arriverà proprio nel 2026, 250esimo anniversario dell’Indipendenza. A questo proposito, ha annunciato che prima di Natale invierà un assegno extra a quasi un milione e mezzo di militari da 1.776 dollari, cifra ispirata all’anno di fondazione degli Stati Uniti. Quindi ha concluso: «L’America è tornata ed è più forte che mai».
Le scommesse di Trump sono due. Primo, che gli americani gli diano retta, accettando le sue scuse e la necessità di avere pazienza. Secondo, che il boom si materializzi davvero entro le elezioni del prossimo novembre. Altrimenti l’America tornerà a voltare pagina.