✕

Raid aerei contro le basi dell’Isis, gli Usa di nuovo coinvolti in Siria

(agf)

Ascolta l'audio

Risposta all’attentato che è costato la vita a tre cittadini Usa. Smentito l’impegno di restare fuori dalla mischia di Damasco
2 minuti di lettura

La rappresaglia americana contro l’Isis scatta quando in Italia sono passate da poco le 22, venerdì. Il comando militare Usa per il Medioriente (Centcom) ne dà un resoconto dettagliato: jet F-15 e A-10, elicotteri Apache insieme a caccia dell’aeronautica giordana hanno colpito «oltre 70 obiettivi». Le località non vengono indicate per ragioni di sicurezza, ma da fonti siriane si sa che i raid si sono concentrati tra Deir Ezzor, Raqqa e Palmira, nel centro e nell’est della Siria. È la risposta all’attentato con cui il 13 dicembre scorso un membro della sicurezza interna siriana - affiliato allo stato islamico, secondo le intelligence di Washington - ha ucciso due miliari e un interprete americani durante un pattugliamento congiunto con i siriani nel deserto, il primo e più violento attacco dell’Isis contro le truppe Usa dalla caduta del tiranno Bashar al Assad, l’8 dicembre 2024.

Il presidente Donald Trump aveva promesso una reazione dura, e dal palco della North Carolina venerdì sera…

La rappresaglia americana contro l’Isis scatta quando in Italia sono passate da poco le 22, venerdì. Il comando militare Usa per il Medioriente (Centcom) ne dà un resoconto dettagliato: jet F-15 e A-10, elicotteri Apache insieme a caccia dell’aeronautica giordana hanno colpito «oltre 70 obiettivi». Le località non vengono indicate per ragioni di sicurezza, ma da fonti siriane si sa che i raid si sono concentrati tra Deir Ezzor, Raqqa e Palmira, nel centro e nell’est della Siria. È la risposta all’attentato con cui il 13 dicembre scorso un membro della sicurezza interna siriana - affiliato allo stato islamico, secondo le intelligence di Washington - ha ucciso due miliari e un interprete americani durante un pattugliamento congiunto con i siriani nel deserto, il primo e più violento attacco dell’Isis contro le truppe Usa dalla caduta del tiranno Bashar al Assad, l’8 dicembre 2024.

Il presidente Donald Trump aveva promesso una reazione dura, e dal palco della North Carolina venerdì sera ha rivendicato l’efficacia dell’operazione sottolineando che aveva il pieno supporto di Damasco: «Abbiamo colpito i criminali dell’Isis in Siria, è stato un grande successo». Il Centcom ha diffuso video molto spettacolari dei jet che si alzavano in volo per andare a bombardare gruppetti di terroristi nascosti in qualche anfratto del deserto siriano, ma il segretario alla Difesa Pete Hegseth, che preferisce farsi chiamare ministro della guerra, è corso a precisare che l’operazione “occhio di falco” «non è l’inizio di una guerra ma è una dichiarazione di vendetta».

Gli americani si ricordano dell’impegno di Donald Trump durante il suo primo mandato – era il 2018 – di ritirare subito tutte le truppe dalla Siria; hanno ascoltato il secondo Trump fare campagna elettorale nel 2024 promettendo di porre fine alle «guerre senza fine» in Medioriente, e invece si ritrovano davanti a immagini che ricordano esattamente le guerre infinite in Medioriente. Trump lo sa e vuole evitare un effetto dejà vu, ma in Siria ha un problema. Sebbene lo stato islamico sia stato quasi azzerato nella regione e pesantemente indebolito nel mondo – ha rivendicato 1.100 attacchi nel 2025 contro il picco del 2019, 3.460 – la sua ideologia è viva e attraversa anche il mondo da cui proviene il presidente siriano Ahmed al Sharaa, l’ex jihadista che ha deposto Assad.

Trump ha scommesso su di lui, lo considera un «tipo tosto» che può rimettere in piedi la Siria, al Sharaa ricambia: si è unito alla coalizione anti-Isis guidata dagli Usa in cambio della rimozione delle sanzioni. I suoi apparati di sicurezza, però, compreso il movimento che lui stesso aveva fondato, Hayat Tahrir al Sham, solo in apparenza disciolto, sono permeabili all’ideologia del califfato che considera abominevole qualsiasi cooperazione con l’Occidente.

Al Sharaa dovrà puntare sull’ala più pragmatica della sua base originaria, quella consapevole che bisogna fare patti con la realtà per mantenere il potere, ma cammina sul filo del rasoio. E con lui Trump, che non può ancora mantenere la promessa di riportare «a casa tutti i nostri ragazzi». Ieri fonti della Difesa Usa spiegavano alla Nbc che l’operazione “occhio di falco” potrebbe durare settimane, perché l’Isis sta provando a riorganizzarsi.

Leggi i commenti