BRUXELLES – La Russia si prepara alle guerre spaziali. O almeno così temono due servizi segreti occidentali. Secondo cui Mosca sta approntando un nuovo sistema di attacco militare che punta a colpire i satelliti. In particolare quelli di Starlink, la società di Elon Musk.
Il progetto si basa sulla possibilità di inondare lo spazio con una “nuvola” di mircroproiettili in grado di distruggere o disattivare tutti i tipi di satelliti. Un’arma del genere, se effettivamente realizzata e messa in funzione, sarebbe cruciale nel confronto con Mosca. Perché ormai tutti i sistemi di difesa più avanzati si basano sulla guida satellitare. Consentono di guidare, ad esempio, i missili e anche di creare una rete per intercettare i razzi nemici. Basti pensare che in Ucraina il ruolo fondamentale svolto fino ad ora dagli Usa consiste proprio nell’assistenza logistica che è in larga parte assistenza satellitare.
Sarebbe dunque un passo ulteriore nella sfida bellica mossa dal Cremlino. Una corsa ve…
BRUXELLES – La Russia si prepara alle guerre spaziali. O almeno così temono due servizi segreti occidentali. Secondo cui Mosca sta approntando un nuovo sistema di attacco militare che punta a colpire i satelliti. In particolare quelli di Starlink, la società di Elon Musk.
Il progetto si basa sulla possibilità di inondare lo spazio con una “nuvola” di mircroproiettili in grado di distruggere o disattivare tutti i tipi di satelliti. Un’arma del genere, se effettivamente realizzata e messa in funzione, sarebbe cruciale nel confronto con Mosca. Perché ormai tutti i sistemi di difesa più avanzati si basano sulla guida satellitare. Consentono di guidare, ad esempio, i missili e anche di creare una rete per intercettare i razzi nemici. Basti pensare che in Ucraina il ruolo fondamentale svolto fino ad ora dagli Usa consiste proprio nell’assistenza logistica che è in larga parte assistenza satellitare.
Sarebbe dunque un passo ulteriore nella sfida bellica mossa dal Cremlino. Una corsa verso lo spazio che a differenza di quella giocata negli anni ’60 del secolo scorso riguarda non tanto la conquista ma il dominio militare che va oltre l’atmosfera. Del resto, anche la Nato fin dal 2019 ha messo a punto una “strategia spaziale” cogliendo l’essenza di una sfida che si gioca oltre la stratosfera. Controllare la Terra dall’alto significa avere un ruolo dominante.
In realtà gli specialisti dell’Alleanza Atlantica non sono ancora convinti che la Russia sia riuscita a progettare un’arma di questo tipo. Il rischio che questa “nuvola” di proiettili possa colpire anche altri satelliti, e magari anche di Paesi amici come la Cina, appare ancora piuttosto elevato. Altri, come il comandante della divisione spaziale dell’esercito canadese, il generale Christopher Horner, non esclude invece che la tecnologia moscovita sia arrivata a quel punto, esattamente come potrebbe essere in corso la costruzione di un’arma nucleare spaziale.
Comunque, secondo il rapporto di queste intelligence occidentali, il meccanismo spaziale consiste nel lancio in orbita di piccoli satelliti in grado di rilasciare microproiettili – di soli pochi millimetri - che non verrebbero individuati dai sistemi di sorveglianza. Il modello sembra simile a quello dei droni che trasportano in pancia droni più piccoli che vengono poi sganciati al momento opportuno. Gli analisti, soprattutto, sono scettici sulla possibilità di controllare la traiettoria dei detriti. In grado di colpire senza selezione altri satelliti.
Resta il fatto che la Russia aveva già avviato un programma missilistico per colpire oggetti spaziali e quindi nessuno può escludere che sia in corso uno studio ad hoc. Ma per il momento i dubbi sulla sua efficacia sono persistenti. È anche la prova, però, che la nuova frontiera della guerra ormai si è spostata molto in alto. Tra i corpi celesti.