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Ucraina, Natale al buio: la vendetta del Cremlino devasta la rete elettrica

(reuters)

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Tre morti e 12 feriti in risposta al “terrorismo” di Kiev. Nel Donetsk le forze di Mosca completano la presa di Siversk
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Sarà un Natale al freddo e al buio per centinaia di migliaia di civili ucraini. Ancora peggio per i soldati in prima linea, che fronteggiano una nuova ondata di assalti russi per espugnare il Donetsk. Putin non concede tregue per la festività occidentale – quella ortodossa si celebrerà il 7 gennaio – e anzi aumenta lo sforzo militare per scardinare la resistenza dell’intero Paese. Lunedì sera ha scatenato un raid da incubo, con 635 droni e 38 missili che sono piovuti dal tramonto al mattino su tante città. Hanno ucciso tre persone, tra cui un bambino di quattro anni, e ferito altre dodici. Ma lo sciame letale si è accanito soprattutto contro la rete elettrica, con un obiettivo preciso: provocare il collasso della distribuzione di corrente.

La censura militare ucraina copre le informazioni sensibili. Da quello che è trapelato, i raid hanno preso di mira gli elettrodotti che importano energia dalla Romania e permettono di supplire agli impianti distrutti. Questo ha creato un calo c…

Sarà un Natale al freddo e al buio per centinaia di migliaia di civili ucraini. Ancora peggio per i soldati in prima linea, che fronteggiano una nuova ondata di assalti russi per espugnare il Donetsk. Putin non concede tregue per la festività occidentale – quella ortodossa si celebrerà il 7 gennaio – e anzi aumenta lo sforzo militare per scardinare la resistenza dell’intero Paese. Lunedì sera ha scatenato un raid da incubo, con 635 droni e 38 missili che sono piovuti dal tramonto al mattino su tante città. Hanno ucciso tre persone, tra cui un bambino di quattro anni, e ferito altre dodici. Ma lo sciame letale si è accanito soprattutto contro la rete elettrica, con un obiettivo preciso: provocare il collasso della distribuzione di corrente.

La censura militare ucraina copre le informazioni sensibili. Da quello che è trapelato, i raid hanno preso di mira gli elettrodotti che importano energia dalla Romania e permettono di supplire agli impianti distrutti. Questo ha creato un calo complessivo della tensione, obbligando le tre centrali nucleari ucraine in attività a ridurre la produzione: «Dobbiamo attendere che vengano ripristinate le reti», ha spiegato il viceministro dell’Energia Artem Nekrasov. I generatori termici del colosso privato Dtek hanno subìto altri danni: è la settima volta che vengono bombardati in due mesi. Le province di Rivne, Ternopil e Khmelnytskyi sono precipitate nell’oscurità, con lunghi blackout anche nei quartieri della capitale. Ma la luce va e viene ovunque, bloccando i riscaldamenti e l’erogazione dell’acqua nei palazzi sovietici delle periferie e nei moderni condomini del centro. Un ostacolo pure alle forniture belliche: la Zaporizhstal, una delle acciaierie più importanti, ha dovuto interrompere l’attività.

Gli ordigni hanno colpito soprattutto la regione vicina al confine romeno e polacco: Varsavia ha fatto decollare i caccia per impedire che gli ordigni varcassero la frontiera. Anche gli ucraini sono ricorsi soprattutto ai jet F16 per intercettare i missili cruise e ipersonici.

Da Mosca il ministero della Difesa ha fatto sapere che si è trattato di una ritorsione contro gli «attacchi terroristici dell’Ucraina contro obiettivi civili in Russia», indirizzata contro «le imprese del complesso militare-industriale ucraino e gli impianti energetici che supportano le loro operazioni». «È il chiaro segnale delle priorità russe – ha dichiarato invece Zelensky –. Un bombardamento prima di Natale, quando la gente vuole stare con le famiglie, a casa, in sicurezza. Un assalto nel mezzo dei negoziati avviati per fermare la guerra. Putin non vuole accettare il fatto che dobbiamo bloccare la strage».

Al fronte il Cremlino ha fatto entrare in campo nuove forze. Negli scorsi giorni ci sono stati numerosi affondi con colonne di mezzi corazzati, che cercano di incunearsi nelle difese: i droni ucraini li hanno decimati, impedendogli di sfondare le linee. Il cuore della battaglia resta il Donetsk, preteso a ogni costo da Putin, dove Mosca sta concentrando i reparti migliori. C’è un primo risultato acclarato: la conquista della città di Siversk. I russi avevano proclamato la vittoria già la scorsa settimana, ieri Kiev ha riconosciuto di avere ritirato l’ultimo presidio «per evitare lo spreco inutile di vite umane».

Siversk prima dell’invasione era abitata da 10 mila persone: è stata completamente rasa al suolo. Dista 40 chilometri da Sloviansk e 53 chilometri da Kramatorsk, le città principali rimaste in mano agli ucraini. Ora si combatte nel villaggio di Sviato-Pokrovske, dominato da un altopiano che costituisce l’unica barriera naturale. Il comando russo tenta però di irrompere nei capisaldi del Donetsk da tutte le direzioni. Lo fa da nord, aumentando la pressione su Lyman, e da sud, tentando di debellare i resti della guarnigione di Pokrovsk. Cerca sempre di sfruttare la superiorità numerica delle fanterie, infiltrandole nei centri urbani quando il maltempo acceca i droni di Kiev. Poi ne sostiene l’avanzata casa per casa con i bombardamenti aerei, con l’artiglieria e con nugoli di quadricotteri. In un filmato si vede un parà ucraino asserragliato in un casupola che in due minuti viene assalito da venti velivoli teleguidati.

Per impedire ai generali di Kiev di trasferire truppe da altre zone, Mosca sta intensificando le sortite ovunque. Contro Kharkiv, contro Sumy e contro Zaporizhzhia. Una battaglia feroce, in cui i comandanti russi non si preoccupano della carneficina pur di arrivare al successo preteso dal Cremlino.

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