Volodymyr Zelensky stringe i ranghi e chiede il massimo supporto per gestire «i negoziati in corso, che possono cambiare radicalmente la situazione: è importante che ci sia la giusta pressione sulla Russia per il bene della pace, una pressione congiunta da parte di tutti i partner». La ricetta del presidente ucraino non cambia: si va avanti senza remore sulla via diplomatica tracciata da Trump, ma armando le difese a colpi di sanzioni e blindando una a una le istanze irrinunciabili per Kiev.
Con la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ieri ha parlato «dell’importanza di sostenere la stabilità ucraina e di rafforzare le nostre posizioni al tavolo dei negoziati. Faremo tutto il possibile per questo». Sul sostegno europeo Kiev sa di dover puntare tutto: mentre la guerra continua con asprezza tutt’altro che natalizia, con le città al buio dei blackout per gli attacchi russi, la decisione del Consiglio Ue sui 90 miliardi di euro di assistenza finanziaria per il …
Volodymyr Zelensky stringe i ranghi e chiede il massimo supporto per gestire «i negoziati in corso, che possono cambiare radicalmente la situazione: è importante che ci sia la giusta pressione sulla Russia per il bene della pace, una pressione congiunta da parte di tutti i partner». La ricetta del presidente ucraino non cambia: si va avanti senza remore sulla via diplomatica tracciata da Trump, ma armando le difese a colpi di sanzioni e blindando una a una le istanze irrinunciabili per Kiev.
Con la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ieri ha parlato «dell’importanza di sostenere la stabilità ucraina e di rafforzare le nostre posizioni al tavolo dei negoziati. Faremo tutto il possibile per questo». Sul sostegno europeo Kiev sa di dover puntare tutto: mentre la guerra continua con asprezza tutt’altro che natalizia, con le città al buio dei blackout per gli attacchi russi, la decisione del Consiglio Ue sui 90 miliardi di euro di assistenza finanziaria per il 2026-2027 è un passaggio cruciale per rafforzare la posizione ucraina al tavolo e garantire la stabilità interna.
Per fare il punto sulla situazione, Zelensky ha incontrato i mediatori di ritorno da Miami, Rustem Umerov e Andrey Gnatov. La bandiera sventolata è quella dell’ottimismo, i contatti con gli uomini del presidente Trump sono stati «produttivi» e ci sono bozze di documenti già pronte, in particolare sulle garanzie di sicurezza, essenziali per impedire una «terza invasione russa».
Ma il vento che arriva da Mosca è meno ottimistico. Il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, frena gli entusiasmi e invita a non parlare di svolte: i colloqui con gli Stati Uniti, spiega, sono solo un processo tecnico attraverso il quale la Russia valuterà se gli sforzi americani siano coerenti con lo «spirito di Anchorage». Prima di qualsiasi conclusione, sostiene Peskov, serve un lavoro «meticoloso» a livello di esperti, e un chiarimento sui risultati dei contatti di Washington con europei e ucraini. Sulla stessa linea il viceministro degli Esteri, Serghej Ryabkov, che definisce le discussioni «serie e professionali» ma ammette che le questioni chiave restano irrisolte, e i progressi limitati. Se ci sarà un passo avanti, dice, lo vedremo al prossimo round, forse all’inizio della primavera. Mosca non ha fretta, insomma.
A sottolinearlo, tra gli altri, è stato anche papa Leone XIV, che ieri al rientro in Vaticano da Castel Gandolfo ha invocato «un giorno di pace in tutto il mondo» è si è detto «rattristato perché la Russia non ha accettato la tregua di Natale».