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Airbus via dai server americani: l’obiettivo è il cloud “sovrano”

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Il costruttore europeo di aeroplani custodirà i propri dati sensibili su una nuvola inaccessibile alle autorità statunitensi
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ROMA – Airbus - costruttore europeo di aerei civili ma anche militari - volta le spalle ai giganti statunitensi delle tecnologie e delle memorie digitali. Prepara l’addio, dunque, ad Amazon, Google e Microsoft.

Nel pieno delle tensioni tra Stati Uniti e Ue, l’Airbus vuole blindare due pilastri del suo lavoro. Sono le informazioni sensibili sui suoi progetti e i programmi informatici di avanguardia che permettono all’azienda di funzionare. Informazioni e programmi dovranno finire dentro memorie protette, con passaporto comunitario.

Catherine Jestin, vicepresidente esecutivo di Airbus con responsabilità sul digitale, confida le sue preoccupazioni al sito britannico The Register: «Ho bisogno - spiega la manager - di un cloud sovrano anche perché una parte dei nostri dati è davvero sensibile per la Francia come per l’Europa», che devono mantenerne il controllo.

ROMA – Airbus - costruttore europeo di aerei civili ma anche militari - volta le spalle ai giganti statunitensi delle tecnologie e delle memorie digitali. Prepara l’addio, dunque, ad Amazon, Google e Microsoft.

Nel pieno delle tensioni tra Stati Uniti e Ue, l’Airbus vuole blindare due pilastri del suo lavoro. Sono le informazioni sensibili sui suoi progetti e i programmi informatici di avanguardia che permettono all’azienda di funzionare. Informazioni e programmi dovranno finire dentro memorie protette, con passaporto comunitario.

Catherine Jestin, vicepresidente esecutivo di Airbus con responsabilità sul digitale, confida le sue preoccupazioni al sito britannico The Register: «Ho bisogno - spiega la manager - di un cloud sovrano anche perché una parte dei nostri dati è davvero sensibile per la Francia come per l’Europa», che devono mantenerne il controllo.

I server

Per anni, Airbus ha custodito i dati sensibili dentro server di sua proprietà. Parliamo di macchine potenti e disseminate prudenzialmente nel Vecchio Continente, ad esempio a Tolosa (in Francia) e ad Amburgo (in Germania). Questi server, oltre a contenere i dati, hanno fatto funzionare i programmi chiave dell’azienda, dai sistemi di progettazione degli aerei (anche militari, come l’A400M) ai rapporti con i clienti.

Adesso, però, Airbus sta spostando molte informazioni e i programmi strategici nelle memorie cloud che galleggiano in Rete, più dinamiche ed efficienti. Ed è qui che l’azienda intravede una grave criticità. Nell’era Trump, Airbus non vuole appoggiarsi alle memorie cloud di Azure (proprietà di Microsoft), Aws (proprietà di Amazon) o Google Cloud, per quanto eccellenti.

Oltre all’incognita politica incarnate dalla Casa Bianca, pesa il Cloud Act statunitense. Questa legge permette alle autorità americane di accedere alle informazioni custodite dalle memorie di Amazon, Google o Microsoft anche se questi cloud sono all’estero, ad esempio in Europa.

50 milioni

In questo scenario allarmante, Airbus mette sul piatto 50 milioni. Sono i soldi che girerà ai fornitori - rigorosamente europei - che potranno fornirle memorie cloud di primo livello per 10 anni. Airbus si muove con grande decisione a nove mesi dal suo appello alla Commissione Ue.

A marzo del 2025, Airbus e Dassault Systèmes (società francese di software industriali) hanno chiesto alla presidente Ursula von der Leyen la creazione di un fondo sovrano europeo capace di finanziare infrastrutture digitali innovative, anche nel cloud.

L’iniziativa di marzo fu molto gradita all’Eliseo, che peraltro ha inserito proprio Catherine Jestin di Airbus nell’elenco delle più prestigiose donne di Francia, quelle pronte a un ruolo guida nel Paese.

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