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Una guerra di civiltà: così i Maga puntano a cancellare l’Unione europea

(reuters)

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Con la tecnodestra salda al potere, smantellare le regole Ue favorisce l’ascesa degli estremismi e la dissoluzione di Bruxelles
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NEW YORK – Per provare a capire, bisogna risalire al discorso di febbraio del vice presidente Vance a Monaco; sommarlo all’antico sospetto di Donald Trump che l’Unione Europea sia stata fondata per "fregare gli Stati Uniti"; e completare il tutto con la nuova Strategia per la sicurezza nazionale americana, che paventa, annuncia, ma forse per certi versi auspica la "cancellazione" della civiltà europea. Come se l’Occidente potesse esistere senza il Vecchio Continente che nel bene e nel male lo ha inventato. Se poi uno ci aggiunge le liti personali di Elon Musk con Thierry Breton, e magari il voltafaccia di Mark Zuckerberg sulla disinformazione digitale, il quadro dell’offensiva epocale scatenata dagli Usa contro gli ormai ex alleati sull’altra sponda dell’oceano Atlantico si fa chiaro. Una divergenza circolare che riguarda ormai quasi tutto, dalla filosofia agli interessi economici, per non parlare della religione, almeno a giudicare dalle esortazioni che papa Leone, preso nel mezzo, c…

NEW YORK – Per provare a capire, bisogna risalire al discorso di febbraio del vice presidente Vance a Monaco; sommarlo all’antico sospetto di Donald Trump che l’Unione Europea sia stata fondata per "fregare gli Stati Uniti"; e completare il tutto con la nuova Strategia per la sicurezza nazionale americana, che paventa, annuncia, ma forse per certi versi auspica la "cancellazione" della civiltà europea. Come se l’Occidente potesse esistere senza il Vecchio Continente che nel bene e nel male lo ha inventato. Se poi uno ci aggiunge le liti personali di Elon Musk con Thierry Breton, e magari il voltafaccia di Mark Zuckerberg sulla disinformazione digitale, il quadro dell’offensiva epocale scatenata dagli Usa contro gli ormai ex alleati sull’altra sponda dell’oceano Atlantico si fa chiaro. Una divergenza circolare che riguarda ormai quasi tutto, dalla filosofia agli interessi economici, per non parlare della religione, almeno a giudicare dalle esortazioni che papa Leone, preso nel mezzo, continua a lanciare, nella speranza di riallacciare il dialogo del buon senso.

A Monaco Vance, noto per l’amicizia con leader della tecnocrazia tipo Peter Thiel, non era venuto solo a fare gli interessi della Silicon Valley che vorrebbe liberarsi dai legacci di Bruxelles, ma a mettere in discussione l’intero impianto dell’Europa e la sua Unione. "Quello che mi preoccupa - aveva detto - è la minaccia dall’interno". Cioè gli abitanti del continente, ormai rassegnati alla ritirata dai "valori più fondamentali". Lasciamo perdere che Prevost, prima ancora di essere eletto papa, aveva bacchettato il cattolico agostiniano Vance per la sua malintesa interpretazione di Sant’Agostino, che non aveva chiesto ai fedeli di "fare la classifica" degli esseri umani da amare, come un antesignano del movimento Maga e lo slogan America First. Il vice presidente era andato oltre la stessa metafora del neocon Robert Kagan, secondo cui "L’America viene da Marte e l’Europa da Venere", rimproverando all’Europa di non sapere più nemmeno lei da dove viene.

Trump non avrà le preoccupazioni teologico/filosofiche del suo vice, ma ha sempre pensato che la Ue sia stata pensata per fregare gli Usa, senza sapere che erano stati proprio gli Usa a promuoverla, dopo la catastrofe della Seconda guerra mondiale, perché avrebbe rafforzato e compattato il fronte anti sovietico. Per lui tutto è transazionale, da cui i dazi punitivi per riequilibrare uno sbilancio commerciale in realtà irrisorio. Le menti più raffinate della sua amministrazione sussurrano che l’intera operazione è finalizzata a mettere le economie di tutti gli alleati occidentali sul "piede di guerra", ad esempio riportando in patria la produzione dei beni essenziali, perché la vera sfida geopolitica epocale con la Cina, e il suo junior partner russo, potrebbe richiederlo nel prossimo futuro.

A ciò vanno aggiunti gli interessi della tecnocrazia. Nel 2022, anno secondo dell’amministrazione Biden, Elon Musk aveva assicurato la mente del Digital Services Act, Thierry Breton, che il piano europeo era "esattamente allineato con il mio pensiero". Mentiva allora o mente oggi, quando dice che il rifiuto del visto ha servito al "Tiranno Breton il suo dessert". Del resto sotto ai ponti è passata l’acqua di dichiarazioni tipo quella con cui l’imprenditore sudafricano garantiva che i neonazisti di AFD sono l’unica salvezza per la Germania, dove si capisce quanto la divergenza sia più profonda degli interessi imprenditoriali.

Un tempo era stato Mark Zuckerberg a bandire Donald Trump da Facebook, quando le sue bugie sulle presunte elezioni rubate avevano incoraggiato l’assalto al Congresso del 6 gennaio 2021. Allora disinformazione e campagne di odio erano problemi anche negli Usa, ma oggi non più. A seconda di chi parla, ovviamente. Così Imran Ahmed, nonostante abbia la carta verde, ha rischiato di essere deportato dagli Usa perché il segretario di Stato Rubio ha ostracizzato cinque persone colpevoli di "sforzi per costringere le piattaforme americane a punire i punti di vista americani che essi opponevano". Ma il Rubio che ha colpito "figure di spicco del complesso globale della censura-industriale" è lo stesso che nega l’accesso negli Usa a chi nasconde nel cellulare opinioni critiche del suo paese? Se la fa l’Unione Europea è censura, se la fanno gli Usa è legittima difesa della sovranità nazionale. Due pesi e due misure. Del resto non sono pochi gli stessi cittadini americani che hanno perso il lavoro per aver lamentato le posizioni politiche di Charlie Kirk dopo il suo omicidio. Usa e Ue, di questi tempi, sembrano davvero venire da due pianeti diversi, sperando che non tornino certi fantasmi del passato. Pare quasi che avesse ragione Samuel Huntington a prevedere lo scontro fra le civiltà, invece della fine della storia, solo che lo scontro sta avvenendo all’interno della civiltà occidentale.

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