Chi sono i miliziani Lakurawa, il tentacolo dello Stato islamico preso di mira da Trump in Nigeria
di Gianluca Di FeoDonald Trump l’aveva promesso e a Natale ha scatenato un raid missilistico contro le basi dell’Isis in Nigeria. Un attacco «contro quelli che hanno aggredito e ucciso con ferocia soprattutto cristiani innocenti - ha scritto il presidente sul suo social - in un numero che non si era visto da molti anni se non da secoli. Avevo già avvertito questi terroristi che se non avessero interrotto i massacri di cristiani avrebbero subìto le pene dell’inferno e così è stato». L’operazione è stata condotta con il lancio di una raffica di missili Tomahawk da alcune navi statunitensi in navigazione nel Golfo di Guinea: armi che hanno un raggio d’azione di quasi duemila chilometri.
Sono stati bersagliati alcuni campi nella regione nord-occidentale, nello Stato di Soko…
Donald Trump l’aveva promesso e a Natale ha scatenato un raid missilistico contro le basi dell’Isis in Nigeria. Un attacco «contro quelli che hanno aggredito e ucciso con ferocia soprattutto cristiani innocenti - ha scritto il presidente sul suo social - in un numero che non si era visto da molti anni se non da secoli. Avevo già avvertito questi terroristi che se non avessero interrotto i massacri di cristiani avrebbero subìto le pene dell’inferno e così è stato». L’operazione è stata condotta con il lancio di una raffica di missili Tomahawk da alcune navi statunitensi in navigazione nel Golfo di Guinea: armi che hanno un raggio d’azione di quasi duemila chilometri.
Sono stati bersagliati alcuni campi nella regione nord-occidentale, nello Stato di Sokoto che è parte dell’organizzazione federale nigeriana. Fonti americane parlano di numerose vittime tra i terroristi. Un ordigno è esploso in un campo deserto molto più a sud, nella zona della città di Jabo: «Sembrava un aereo, è scoppiato e si è schiantato nel terreno», ha detto un testimone alla Bbc.
A Sokoto, nelle boscaglie al confine con il Niger, dal 2018 ha preso forza un nuovo tentacolo dello Stato islamico che i locali chiamano Lakurawa. È distinto da Boko Haram, la storica formazione jihadista che assalta le truppe governative e compie uccisioni di cristiani, che sono il 45 per cento dei 220 milioni di abitanti della Nigeria, ma distrugge anche le moschee delle comunità che non si sottomettono ai suoi predicatori d’odio. I miliziani di Lakurawa invece operano in tutto il Sahel e cercano di mettere a segno azioni clamorose per aumentare la propria popolarità e attrarre reclute. Secondo Isa Salihu Bashir, funzionario della municipalità di Tangaza, dopo il raid molti uomini del gruppo si stanno spostando in Niger.
Difficile che questa operazione possa incidere sui movimenti jihadisti che stanno dilagando in Africa. Il Pentagono ha iniziato a ridurre la presenza militare nel continente durante la prima amministrazione Trump, una ritirata proseguita da Biden e poi resa definitiva dalle giunte golpiste di Mali e Niger che hanno espulso i militari americani, imponendo la chiusura della grande base dei droni che sorvegliavano l’insurrezione islamista. Adesso Washington non ha più uomini sul terreno né alleati locali su cui fare pieno affidamento: l’intelligence sul campo è profondamente limitata. Anche questa incursione punitiva ha dovuto basarsi sulle indicazioni fornite dalle autorità nigeriane, le stesse che Trump aveva pubblicamente accusato di non fare nulla per contrastare «la persecuzione dei cristiani». Il segretario della Guerra Pete Hegseth ieri ha ringraziato il governo di Abuja e dichiarato che ci potrebbero essere altre azioni.
Gli analisti sono scettici. Tutte le operazioni condotte contro le basi jihadiste usando missili cruise hanno sempre avuto un’efficacia limitata: sono soprattutto strumenti di “propaganda armata” che provocano danni modesti ai guerriglieri. I primi avvennero nel 1998 dopo che due camion bomba devastarono le ambasciate Usa in Tanzania e Kenya: la rappresaglia dei Tomahawk prese di mira i rifugi di Al Qaeda in Sudan e Afghanistan, ma con un effetto simbolico. In Nigeria inoltre i guerriglieri dell’Isis vengono spesso assaliti dall’aviazione governativa, che non brilla per precisione. Insomma, l’impressione è che si tratti di uno show bellicoso in cui Trump vuole erigersi a difensore della cristianità, mirando più al consenso elettorale interno che non a liberare l’Africa dalla piaga del terrorismo religioso.