I buoni salvano i feriti, i cattivi sparano e demoliscono: la carica dei soldati robot in Ucraina

I buoni salvano i feriti, i cattivi sparano e demoliscono: la carica dei soldati robot in Ucraina

Nella lotta per le città del Donetsk si fanno largo i droni terrestri, messi in campo da entrambi i belligeranti. Combattono, portano rifornimenti e soccorrono chi viene colpito

L'ascolto è riservato agli abbonati premium

4 minuti di lettura

I robot buoni sgusciano tra le macerie per portare in salvo gli umani feriti; quelli cattivi si infilano a testa bassa nei sentieri per seminare raffiche e granate sui capisaldi della resistenza. Nella lotta per espugnare le città fortezza del Donetsk la loro presenza non è più un’eccezione: dopo avere dominato il cielo, adesso i droni diventano protagonisti delle battaglie terrestri. Ne appaiono sempre di più, arruolati da entrambi i belligeranti: una legione di macchine cingolate e ruotate che anticipano il futuro della guerra. Alla vigilia di Natale il ministero della Difesa di Kiev ha comunicato che nel 2025 ne sono entrati in servizio 15 mila, il triplo rispetto all’anno precedente. L’eroe del momento è un droide che ha difeso da solo un tratto di fronte per 45 giorni consecutivi: ogni volta che i russi cercavano di avanzare, la macchina apriva il fuoco con la sua mitragliatrice muovendosi tra gli alberi e li respingeva. “E’ il punto di non ritorno nella tecnologia militare”, hanno scritto su Telegram i parà della Terza Brigata pubblicando il video dello stakanov meccanico che sparava andando alla carica.

La scommessa hi-tech di Kiev

Gli UGV – Unmanned Ground Vehicle ossia mezzi terrestri senza equipaggio – per gli ucraini sono una soluzione necessaria: si spera che ridurranno il vantaggio numerico dei fanti invasori. I primi modelli potevano percorrere dieci chilometri e avevano due ore di autonomia prima di esaurire le batterie. Adesso sono arrivati i Droid NW 40 dotati di lanciagranate che superano 40 chilometri di sterrato e viaggiano per dodici ore, rimanendo fermi anche cinque giorni prima di compiere un’imboscata. Le industrie di Kiev ne stanno producendo duecento tipi diversi. Il più diffuso è il Liut (Furia): ha una mitragliatrice leggera e una serie di sensori per operare giorno e notte, anche sotto la pioggia. Il D-21-12R invece è una sentinella, che pattuglia e sorveglia in solitudine pronto ad abbattere gli avversari con una calibro 50. La prova del fuoco determinante è avvenuta a fine novembre: uno di questi veicoli si è trovato davanti un grande cingolato da combattimento russo e lo ha neutralizzato. E’ stato il primo scontro diretto in assoluto tra un robot e un vero mezzo blindato.

I muli meccanici

In questa fase del conflitto però gli ucraini hanno una priorità: garantire i rifornimenti alle truppe che lottano all’interno delle città assediate del Donbass. Le strade sono sempre sorvolate da ricognitori senza pilota, che quando scoprono un bersaglio avvisano i piccoli quadricotteri bomba o l’artiglieria: camion e jeep non hanno scampo. Ed ecco che agli automi ruotati vengono affidate le missioni per trasportare cibo, acqua e munizioni: sono bassi, con motori elettrici che emettono poco calore e quindi hanno più chance di sopravvivere. Il Termit può trasferire tre quintali anche attraverso la campagna, evitando da solo gli ostacoli. Il nuovo Murakha costa meno di 30 mila euro e viene considerato “spendibile”. E sono apparsi i primi Protector, che somigliano alle automobili dei Lego e consegnano 700 chili a 400 chilometri di distanza.

Le macchine salvavita

Da almeno due settimane la resistenza di Kiev nella sacca di Pokrovsk va avanti grazie a questi muli meccanici, che sfidano i droni alati e raggiungono i fanti asserragliati nelle cantine dei palazzi sfracellati dalle bombe. Quasi sempre nei viaggi di rientro portano via uno o due feriti, fissati sopra il dorso con barelle e in alcuni casi protetti da gusci a prova di proiettile. E’ l’unico modo di curare in tempi ridotti chi viene colpito. Negli eserciti occidentali c’è la regola della “golden hour”, l’ora d’oro: è il tempo entro il quale un ferito deve venire operato perché le lesioni non diventino irreparabili, obbligando alle amputazioni o causando la morte. La Nato usa elicotteri e ambulanze corazzate, dove si stabilizzano i pazienti prima di consegnarli alle sale operatorie. E questo in media fa sì che per ogni decesso ci siano tre o quattro soldati che sopravvivono. Invece nella guerra ucraina la percentuale è di un morto e 1.3 feriti: quasi tutti gli uomini colpiti soccombono, perché i quadricotteri killer e l’artiglieria impediscono di raggiungere gli ospedali da campo. I robot barellieri sono gli unici a dare una possibilità di soccorso: un viaggio della speranza, facendo zig zag tra le buche e le incursioni anche per dieci chilometri.

Il salvataggio del soldato ferito

C’è un filmato impressionante realizzato a Pokrovsk lo scorso ottobre. Il mezzo teleguidato arriva davanti a un cunicolo e due soldati legano a bordo il compagno ferito: sono a soli venti metri dalle linee russe e si vedono le raffiche sul terreno. Appena inizia la marcia, per due volte scoppiano proiettili di cannone e piovono schegge intorno al soccorritore automatico senza fermarlo. Poi c’è un allarme: un drone sta sorvolando la zona e il robot si nasconde sotto un albero, confidando nella copertura dei rami. Ma il riparo blocca la connessione satellitare, recuperata solo dopo diversi minuti. L’ultimo spavento è causato dall’esplosione di una mina, fortunatamente troppo debole, e così la missione viene completata. Scene simili si ripetono spesso, non sempre con un lieto fine.

I duelli tra droidi

Da un paio di mesi gli ingegneri di Mosca hanno schierato un’arma subdola: il quadricottero da agguato, che si mimetizza tra l’erba ai lati delle strade e resta immobile in attesa delle prede. Quando i loro sensori vedono un veicolo si attivano, decollano e lo distruggono. Si tratta dell’ibrido hi-tech tra i droni e gli Ied, gli ordigni nascosti nel terreno dai terroristi islamici, che ha provocato gravi danni agli ucraini. La risposta sono stati i droidi ruotati: precedono i convogli, snidano i quadricotteri prima che si alzino e li distruggono con raffiche mirate. Una sfida tra macchine con un elevato contributo dell’intelligenza artificiale.

Guastatori e sminatori

La prima missione dei robottini è stata kamikaze: strisciavano fino agli avamposti nemici e saltavano in aria con cariche esplosive, cosa che fanno ancora oggi nei combattimenti casa per casa. Poi sono stati modificati per spargere mine sul terreno: potevano seminarle anche alle spalle degli avversari, complicando qualsiasi attività. Negli ultimi mesi sono spuntati pure gli sminatori: sono leggeri e non fanno scattare i detonatori degli ordigni antitank, che spingono fuori dalle strade.

Il ritardo di Mosca

Nel settore degli UGV i russi sono stati a lungo in ritardo. Dieci anni fa Vladimir Putin ha personalmente ordinato di moltiplicare le ricerche, ma i comandi militari si sono focalizzati su sistemi di maggiori dimensioni: veri e propri tank senza equipaggio, come l’Uran-9 testato anche in Siria. In Ucraina questi bestioni sono stati subito bersagliati dai quadricotteri e quindi è stato necessario inventare altro. Il mezzo più promettente è stato messo a punto da un pool di ingegneri, finanziato da donazioni e promosso sui social: il Courier costa solo 11 mila euro ed è stato sperimentato con un’ampia gamma di armi, inclusi i razzi termobarici. Ne è stata esibita pure una versione con un apparato di disturbo elettromagnetico, che fermare i droni volanti. Si narra che nell’autunno 2024, durante un ricevimento di ufficiali decorati al Cremlino, un colonnello coraggioso abbia domandato a Putin perché i Courier non venissero prodotti in grandi numeri. Il presidente ha preso nota, si è informato e ha dato via alla catena di montaggio. Nessuno sa se questo aneddoto corrisponda a verità, ma al fronte un anno dopo sono cominciati ad apparire con maggiore frequenza.

La riscossa del Cremlino

I generali di Mosca non hanno fretta: contrariamente agli ucraini, abbondano di volontari ben pagati da mandare al massacro e di carri armati recuperati dai depositi sovietici. Ma lo sviluppo dei robot terrestri ha subìto un’accelerazione nell’ultimo anno e sono stati diffusi video dell’addestramento di interi squadroni di droidi: mezzi con armamenti diversi, alcuni progettati per proteggere la formazione dai quadricotteri, altri per portare a termine l’assalto. Ancora non sono stati visti in azione e non è escluso che si tratti solo di propaganda.

I commenti dei lettori