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Prova di forza cinese su Taiwan: Pechino assedia l’isola e lancia un avvertimento a Trump

Con un preavviso di poche ore, 89 aerei e 28 navi hanno sbarrato le rotte di accesso all’isola. Il ministero della Difesa di Taipei parla di "provocazioni irrazionali". Per Pechino le manovre sono "un serio avvertimento" alle forze indipendentiste taiwanesi e alle potenze straniere che interferiscono
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Non si possono ignorare gli artigli del Dragone. L’improvviso assedio di Taiwan è un messaggio lanciato da Pechino a tutto il mondo e soprattutto a Donald Trump. La tempistica è esplicita: poche ore dopo il vertice con Zelensky e la lunga telefonata con Putin, la Cina ha deciso di mostrare la sua potenza militare con una mobilitazione rapida. Lo ha fatto dopo gli annunci sul maxi-accordo da oltre undici miliardi di dollari per la fornitura di armi americane a Taipei. Ma l’avvertimento è più ampio e rimarca la volontà cinese di pesare nella decisione degli equilibri geopolitici globali.

L’operazione della Repubblica Popolare è impressionante. Con un preavviso di poche ore, 89 aerei e 28 navi hanno sbarrato le rotte di accesso all’isola. La mappa mostra cinque zone di interdizione, che bloccheranno per 48 ore i porti principali: viene evidenziato che si trovano all’interno del perimetro della difesa aerea taiwanese. Non solo. Quattro formazioni della Guardia costiera pattuglieranno tutte le acque intorno alle coste di Taiwan, salpando da nord e da sud per concentrarsi a sud della città di Hualien. Sui canali social ufficiali sono state pubblicate foto satellitari degli aeroporti militari, con un monito diretto: “Come potete tentare di essere indipendenti?”. L’obiettivo è proprio questo: circondare l’isola con una barriera di caccia e navi lanciamissili, impedendo l’accesso a qualunque soccorso dal mare e dal cielo. La premessa all’invasione, che può accadere in qualsiasi momento, come testimonia l’improvvisa esibizione di decine di migliaia di miliari.

Per la Cina è una “Missione di giustizia” – questo il nome dell’esercitazione -: un “avvertimento serio contro l’indipendenza sostenuta dalle forze separatiste e le interferenze esterne; un’iniziativa legittima e necessaria per tutelare la sovranità e l’unità nazionale”. La retorica non è mai stata così aggressiva: “Il loro tentativo – ha detto il portavoce del ministero degli Esteri, Lin Jian - di ottenere l’indipendenza tramite gli Stati Uniti, anche al costo di trasformare Taiwan in una polveriera, manifesta la loro natura malvagia di distruttori della pace, seminatori di tensione e istigatori di conflitti. Le potenze esterne che usano l’isola per mettere vincoli alla Cina avranno l’unico effetto di gonfiare l’arroganza delle forze pro-indipendenza e portare lo Stretto di Taiwan in un pericoloso stato di guerra”. Nelle prossime ore la flotta si eserciterà anche facendo fuoco con proiettili veri all’interno dello Stretto che separa l’isola dalla Repubblica popolare.

Le immagini presentate senza sosta dalle televisioni sottolineano l’intervento dei migliori sistemi bellici, dai velivoli stealth di ultima generazione ai radar volanti. Semoventi con missili balistici e tir con missili antinave sono stati schierati sulla costa. I bombardieri a lungo raggio H-6 “Dio della guerra” sono partiti per presidiare il mare, mostrando le ali cariche di ordigni. A Taipei la presidenza della Repubblica ha definito l’esercitazione “una provocazione unilaterale”. Il governo ha parlato di “un’intimidazione militare” mentre il ministro della Difesa ha detto che “siamo pronti a intraprendere azioni concrete per proteggere la democrazia e la libertà”, sottolineando che Pechino intende agire anche nelle acque territoriali taiwanese. Colonne di cingolati sono usciti dalle caserme per raggiungere le postazioni anti-sbarco, rendendo concreta alla popolazione la situazione di allarme.

La preoccupazione maggiore riguarda il preavviso minimo, che condiziona anche i collegamenti commerciali: ci sono in programma 857 voli di linea con 100 mila passeggeri che devono attraversare le zone delle manovre. Per precauzione, 74 sono stati subito cancellati con gravi disagi per il traffico aereo. Finora l’unica reazione americana è stata la spedizione di un drone da sorveglianza, un Triton dell’Us Navy decollato dalla base nipponica di Okinawa: ha sorvolato il mare e si è spinto fino al litorale del Vietnam, senza penetrare nello Stretto. Pure il Giappone ha mandato un jet da ricognizione in direzione di Taiwan: la premier Sanae Takaichi lo scorso 7 novembre ha detto che un attacco contro Taiwan potrebbe rappresentare una minaccia alla sopravvivenza del suo Paese, tale potenzialmente spingere a esercitare il diritto all’auto-difesa. Un profondo cambiamento della linea giapponese che da allora ha fatto salire alle stelle la tensione con Pechino.

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