Trump riceve Zelensky: “Vicini alla pace, i nodi sono il Donbass e Zaporizhzhia”
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK – “Abbiamo fatto grandi progressi, l’accordo è pronto al 95%”. Così hanno parlato Trump e Zelensky, alla fine del vertice di ieri a Mar-a-Lago. Il 5% che resta irrisolto riguarda soprattutto i territori, Donbass in testa, la centrale nucleare di Zaporizhzhia, e in parte le garanzie di sicurezza. Ma secondo Trump "potremmo chiudere in poche settimane".
Il capo della Casa Bianca ha chiamato Putin, prima di ricevere Zelensky, e questo già vuol dire molto. È logico sentire il capo del Cremlino, perché senza il suo assenso la pace in Ucraina non si può fare. Però ancora una volta il capo della Casa Bianca si è coordinato col rivale di Mosca prima dell’alleato di Kiev, dando l’impressione che le parti in commedia andrebbero in realtà rovesciate. Sono Donald e Vladimir ad essere d’accordo sui rispettivi interessi, e le modalità con cui intendono chiudere il conflitto, e collaborano per farle ingoiare a Volodymyr.
NEW YORK – “Abbiamo fatto grandi progressi, l’accordo è pronto al 95%”. Così hanno parlato Trump e Zelensky, alla fine del vertice di ieri a Mar-a-Lago. Il 5% che resta irrisolto riguarda soprattutto i territori, Donbass in testa, la centrale nucleare di Zaporizhzhia, e in parte le garanzie di sicurezza. Ma secondo Trump "potremmo chiudere in poche settimane".
Il capo della Casa Bianca ha chiamato Putin, prima di ricevere Zelensky, e questo già vuol dire molto. È logico sentire il capo del Cremlino, perché senza il suo assenso la pace in Ucraina non si può fare. Però ancora una volta il capo della Casa Bianca si è coordinato col rivale di Mosca prima dell’alleato di Kiev, dando l’impressione che le parti in commedia andrebbero in realtà rovesciate. Sono Donald e Vladimir ad essere d’accordo sui rispettivi interessi, e le modalità con cui intendono chiudere il conflitto, e collaborano per farle ingoiare a Volodymyr.
Zelensky era partito per la Florida con l’obiettivo di discutere con Trump i 20 punti del piano di pace, modificati dopo l’incontro di Ginevra col segretario di Stato Rubio, quello di Berlino con i leader europei, e i successivi negoziati con l’inviato Steve Witkoff a Miami. Pensava che il 90% dell’accordo fosse fatto, ma bisognava limare il 10% più complesso. In particolare, il leader ucraino non voleva ritirarsi dall’intero Donbass, inclusa la parte che Mosca non controlla, e sperava invece nella creazione di una zona demilitarizzata che richiedesse anche un indietreggiamento dei russi. Voleva garanzie di sicurezza che contengano un patto con gli Usa ratificato dal Congresso, oltre a quelle degli europei, con 800.000 uomini nelle forze armate e meccanismi di verifica sul terreno per prevenire altre invasioni. Sulla centrale di Zaporizhzhia rifiutava di condividerla con Putin, ma al massimo con Trump, che poi avrebbe potuto condividere la porzione americana di energia e profitti con il Cremlino. Infine chiedeva una data certa per l’ingresso nell’Unione europea.
Zelensky ha salutato Trump con un cordiale "salve signor presidente". L’ospite gli ha stretto la mano e poi ha risposto ai giornalisti. Putin è serio riguardo alla pace? "Sì. Penso di sì. Penso che entrambi la vogliano". Qual è stato il suo messaggio a Putin? "Bisogna fare un accordo, portarlo a termine. Troppe persone muoiono". Però non ci sono certezze: "Penso che siamo nella fase finale dei colloqui, vedremo. La guerra finirà, oppure andrà avanti per molto tempo". Gli hanno chiesto se fosse pronto a firmare le garanzie di sicurezza ieri stesso. Prima ha risposto che era una domanda stupida, ma poi ha assicurato: "Ci saranno forti garanzie di sicurezza per l’Ucraina e coinvolgeranno l’Europa. I leader europei sono stati molto bravi, vogliono una soluzione". Che includerà "grandi benefici economici per Kiev". Ma non ci sono ultimatum artificiali, tipo quello di Capodanno: "La mia unica scadenza è risolvere il conflitto". Nonostante l’abituale freddezza, ha riconosciuto anche i meriti di Zelensky: "Quest’uomo ha lavorato sodo ed è molto coraggioso, anche il suo popolo è molto coraggioso".
Il consigliere presidenziale russo Yuri Ushakov ha detto che nella chiamata, durata oltre un’ora, Trump ha concordato con Putin che serve una soluzione di lungo termine, perché il cessate il fuoco chiesto da Zelensky e gli europei prolungherebbe il conflitto. E per arrivare alla soluzione, è necessario che Kiev prenda "una decisione coraggiosa" sul Donbass, ossia cedere alle pretese di Putin.
Durante il pranzo Volodymir ha cercato di riequilibrare la partita, poi Donald lo ha invitato a tenere una conferenza stampa congiunta: "L’accordo è fatto al 95%, siamo molto vicini. I nostri team continueranno le discussioni. Ho parlato con gli europei, potrei ospitare un incontro con loro e Zelensky a gennaio". Trump ha confermato che i territori restano il nodo principale: "Gli ucraini potrebbero perderli comunque tra poco”, quindi sarebbe meglio fare l’accordo. Putin poi “sta lavorando per riaprire Zaporizhzhia" ed è confermata la creazione di due squadre per discutere i dettagli militari ed economici dell’intesa. Più vicina, ma non ancora raggiunta e accettata da Mosca.