Da quando sul tavolo c’è una bozza di piano di pace per l’Ucraina, è oramai una prassi consolidata: un incontro coi vertici militari, il più delle volte in mimetica, alla vigilia di una telefonata col presidente statunitense Donald Trump o di attesi colloqui tra le parti. È il copione andato in scena anche ieri. Vladimir Putin ha prima incontrato il ministro della difesa Andrej Belousov e i comandanti militari ordinando loro di prendere il pieno controllo della regione di Zaporizhzhia. E poi ha parlato con il leader della Casa Bianca per respingere ancora una volta le richieste di «un cessate il fuoco temporaneo» a favore del «raggiungimento di un accordo globale». E stavolta ha anche alzato la posta accusando Kiev di aver tentato di colpire la dacia presidenziale Valdaj nella regione di Novgorod. Questo attacco «non rimarrà senza risposta, gli obiettivi della rappresaglia sono già stati definiti», ha detto il ministro degli Esteri Lavrov. E non potrà che costringere la Russia a «ries…
Da quando sul tavolo c’è una bozza di piano di pace per l’Ucraina, è oramai una prassi consolidata: un incontro coi vertici militari, il più delle volte in mimetica, alla vigilia di una telefonata col presidente statunitense Donald Trump o di attesi colloqui tra le parti. È il copione andato in scena anche ieri. Vladimir Putin ha prima incontrato il ministro della difesa Andrej Belousov e i comandanti militari ordinando loro di prendere il pieno controllo della regione di Zaporizhzhia. E poi ha parlato con il leader della Casa Bianca per respingere ancora una volta le richieste di «un cessate il fuoco temporaneo» a favore del «raggiungimento di un accordo globale». E stavolta ha anche alzato la posta accusando Kiev di aver tentato di colpire la dacia presidenziale Valdaj nella regione di Novgorod. Questo attacco «non rimarrà senza risposta, gli obiettivi della rappresaglia sono già stati definiti», ha detto il ministro degli Esteri Lavrov. E non potrà che costringere la Russia a «riesaminare la sua posizione negoziale». Un’altra mossa a orologeria.
Stando ai calcoli dell’analista Farida Rustamova, negli ultimi tre mesi, Putin ha tenuto sette incontri sulla cosiddetta “Operazione militare speciale” in Ucraina: due in ottobre, uno in novembre e ben quattro questo mese. E in quattro occasioni indossava un’uniforme militare. Una studiata «militarizzazione della sua immagine mediatica» in netto contrasto con i primi tre anni di conflitto in cui aveva dedicato soltanto cinque incontri ai progressi militari, e sempre in abiti civili. Obiettivo: rafforzare la sua immagine di “comandante in capo” di successo e convincere la Casa Bianca che sta vincendo sul campo e che dunque spetta a lui dettare le condizioni per la fine delle ostilità.
La sua prima volta in mimetica risale non a caso al marzo 2025 quando annunciò di aver riconquistato la parte della regione russa meridionale di Kursk che era stata occupata dalle forze ucraine. Trump era da poco tornato alla Casa Bianca e il suo inviato Steve Witkoff era atteso a Mosca. Putin ha poi risfoderato la mimetica lo scorso mese quando erano trapelati i dettagli del nuovo “piano Trump” per la pace e in dicembre alla vigilia della visita a Mosca di Witkoff e del genero di Trump Jared Kushner e dell’incontro di domenica del presidente ucraino Volodymyr Zelensky con Trump a Mar-a-Lago. Non ieri che, a suo dire, era parte offesa. «È tutto progettato per rafforzare la posizione negoziale del Cremlino nei colloqui di pace in corso. L’abbigliamento militare di Putin coincide con momenti chiave dei negoziati con Washington», ha osservato Rustamova. «Gli incontri militari tenuti da Putin negli ultimi mesi tendono a seguire uno schema simile. Prima Putin parla dell’offensiva in corso dell’esercito russo in Ucraina; poi i suoi generali gli riferiscono sulla “liberazione” (nella terminologia del Cremlino) di città o distretti. A volte si abbandonano a palesi illusioni: esagerano i successi o rivendicano il controllo di aree ancora contese. Ma il Cremlino è felice di prendersi questi meriti. Ha bisogno di vittorie militari per sostenere la sua linea dura nei colloqui in corso».
È successo anche ieri. Il capo di Stato Maggiore Valerij Gerasimov ha riferito a Putin che le forze russe di Mosca stavano avanzando lungo quasi tutta la linea del fronte e che nell’arco del 2025 avevano conquistato 6.640 km quadrati di territorio ucraino, inclusi 334 villaggi. Mentre il colonnello generale Mikhail Teplinskij ha sostenuto che l’esercito si trovasse «a circa 15 km dalla periferia meridionale» di Zaporizhzhia, capoluogo dell’omonima regione che Mosca controlla al 75 per cento ma rivendica come propria dal settembre del 2022. «È necessario continuare l’offensiva per liberare Zaporizhzhia», ha replicato Putin.
Poco dopo ha tenuto la telefonata con Trump che doveva aggiornarlo sull’incontro del giorno prima con Zelensky a Mar-a-Lago. Ma il leader del Cremlino ha subito smorzato i facili entusiasmi sostenendo che la posizione della Russia su «una serie di accordi raggiunti nella fase precedente» sarebbe stata «riesaminata» dopo «l’attacco terroristico» di Kiev contro Valdaj. Come osservava ieri Novaja Gazeta Europa, «dove eravamo, lì siamo rimasti». I nodi irrisolti restano sempre gli stessi, a partire dai territori. E il raid ucraino contro la dacia Valdaj, vero o esagerato che sia, è già diventato il pretesto per innalzare le richieste e prolungare ulteriormente i colloqui senza però alienare il favore di Trump. Perciò, titolava ieri la testata indipendente, non bisogna aspettarsi “nessun miracolo di Capodanno”.