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La conferma di Trump: “Abbiamo colpito un porto in Venezuela”. Blitz nel Pacifico, due morti

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Nuovo episodio nella sfida contro Maduro. Il presidente rivela: “C’è stata una grande esplosione nell’area dove caricano le imbarcazioni con la droga”
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NEW YORK – Venerdì, parlando a una radio in quella che era apparsa un’intervista improvvisata, Donald Trump aveva rivelato che gli Stati Uniti avevano distrutto un «grande impianto» in Venezuela. La frase era rimasta lì, sospesa, senza che i media ne avessero chiesto conto. Eppure, se confermato, avrebbe rappresentato il primo atto di guerra americano su terraferma contro il Paese guidato da Nicolás Maduro. Tre giorni dopo, il presidente degli Stati Uniti ha confermato tutto, parlando ai giornalisti a Mar-a-Lago, in Florida, dove ha incontrato il premier israeliano Benjamin Netanyahu.

(afp)

Trump ha detto che è stata «colpita» una struttura portuale lungo la costa, poi ha aggiunto che «era un’area dove si riforniscono le navi» di stupefacenti: «C’è stata una grande esplosione nell’area del porto dove caricano le imbarcazioni con la droga». «Caricano le imbarcazioni lì – ha aggiunto – quindi abbiamo co…

NEW YORK – Venerdì, parlando a una radio in quella che era apparsa un’intervista improvvisata, Donald Trump aveva rivelato che gli Stati Uniti avevano distrutto un «grande impianto» in Venezuela. La frase era rimasta lì, sospesa, senza che i media ne avessero chiesto conto. Eppure, se confermato, avrebbe rappresentato il primo atto di guerra americano su terraferma contro il Paese guidato da Nicolás Maduro. Tre giorni dopo, il presidente degli Stati Uniti ha confermato tutto, parlando ai giornalisti a Mar-a-Lago, in Florida, dove ha incontrato il premier israeliano Benjamin Netanyahu.

(afp)

Trump ha detto che è stata «colpita» una struttura portuale lungo la costa, poi ha aggiunto che «era un’area dove si riforniscono le navi» di stupefacenti: «C’è stata una grande esplosione nell’area del porto dove caricano le imbarcazioni con la droga». «Caricano le imbarcazioni lì – ha aggiunto – quindi abbiamo colpito tutte le imbarcazioni e ora abbiamo colpito l’area. La chiamano “area di implementazione”. È lì che operano. E quella non esiste più». Il presidente si è rifiutato di dire se nell’attacco fossero stati coinvolti militari o agenti della Cia e dove fosse avvenuto. «So esattamente chi è stato, però non voglio dirlo. Ma sapete che era lungo la costa», si è limitato a spiegare.

In passato il presidente aveva confermato di aver autorizzato la Cia a condurre operazioni segrete in Venezuela. Trump ha inoltre detto di «aver parlato con Maduro», ma anche in questo caso restando sul vago. Una telefonata c’era stata tre settimane fa. Finora il capo del Pentagono aveva sempre annunciato sul social X le operazioni condotte con successo contro il Venezuela. Stavolta, no. Ma questo episodio segna una drammatica escalation nello scontro tra Stati Uniti e Venezuela: negli ultimi tre mesi il Pentagono aveva colpito imbarcazioni di presunti narcotrafficanti ma in acque internazionali, uccidendo più di ottanta persone, di cui non sono mai state fornite identità e prove del crimine. Nel frattempo gli Stati Uniti hanno inviato nei Caraibi navi da guerra, sommergibili e quindicimila soldati. Le forze americane hanno sequestrato almeno due petroliere e inseguito una terza. Trump ha parlato apertamente di «conflitto armato», ufficialmente per contrastare il traffico di droga. Ma, come ha rivelato il capo di gabinetto Susie Wiles a Vanity Fair, il tycoon punta a costringere Maduro ad andarsene.

L'esercito statunitense ha affermato ieri di aver condotto un altro attacco contro un'imbarcazione accusata di contrabbando di droga nell'Oceano Pacifico orientale, uccidendo due persone. L'attacco, annunciato lunedì dal Comando Sud degli Stati Uniti sui social media, porta il numero totale di attacchi navali noti a 30 e il numero di persone uccise ad almeno 107 dall'inizio di settembre.

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