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Nel vertice d’emergenza dei leader, i timori Ue sui silenzi di Trump

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Per gli 007 del continente Kiev non può colpire la Federazione senza aiuto Usa: il sospetto di una spinta negoziale in favore di Mosca
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BRUXELLES – L’Ucraina non è in grado di inviare novantuno droni in Russia senza avvertire gli Usa. Nel vertice di emergenza convocato ieri mattina in videoconferenza tra i principali leader europei due punti essenziali figuravano all’ordine del giorno: confermare il sostegno a Zelensky e analizzare le conseguenze e soprattutto i mandanti di quello che il Cremlino denuncia come un attentato contro la dacia del loro presidente. E una delle considerazioni svolte durante il summit mattutino è proprio questa: senza gli States è impossibile far volare così tanti droni nel cuore della Russia e nei pressi di una delle case dello “Zar”.

Lo scambio di accuse reciproco tra Mosca e Kiev sul presunto tentativo di colpire una delle residenze di Putin, dunque, ha suscitato tanti dubbi. In particolare evidenziati da alcuni report dei servizi tedesco e del Regno Unito. Nella telefonata cui hanno preso parte il tedesco Merz, il francese Macron, il britannico Starmer, l’italiana Meloni, il polacco …

BRUXELLES – L’Ucraina non è in grado di inviare novantuno droni in Russia senza avvertire gli Usa. Nel vertice di emergenza convocato ieri mattina in videoconferenza tra i principali leader europei due punti essenziali figuravano all’ordine del giorno: confermare il sostegno a Zelensky e analizzare le conseguenze e soprattutto i mandanti di quello che il Cremlino denuncia come un attentato contro la dacia del loro presidente. E una delle considerazioni svolte durante il summit mattutino è proprio questa: senza gli States è impossibile far volare così tanti droni nel cuore della Russia e nei pressi di una delle case dello “Zar”.

Lo scambio di accuse reciproco tra Mosca e Kiev sul presunto tentativo di colpire una delle residenze di Putin, dunque, ha suscitato tanti dubbi. In particolare evidenziati da alcuni report dei servizi tedesco e del Regno Unito. Nella telefonata cui hanno preso parte il tedesco Merz, il francese Macron, il britannico Starmer, l’italiana Meloni, il polacco Tusk e la presidente della Commissione Ue von der Leyen, sono stati quindi esaminati gli obiettivi di una probabile azione di disinformazione. Del resto in questo i russi sono diventati i migliori e in modo specifico colpiscono l’Europa. Il punto più discusso è allora quasi lapalissiano: se l’esercito ucraino avesse organizzato questa operazione, non avrebbe potuto comunque avere successo senza l’appoggio logistico e di intelligence degli Stati Uniti. Quindi la Casa Bianca non può non sapere se si tratta di un falso o se sia la verità. E se da Oltreoceano non arriva una certificazione di questo tipo – si chiedono diverse Cancellerie del Vecchio Continente – quale può essere il motivo? «Stiamo portando avanti il processo di pace – ha osservato Merz -. Ora da parte di tutti, Russia compresa, servono trasparenza e onestà».

Basterebbe una delucidazione da parte Usa per mettere fine al gioco dei rimproveri reciproci. Anche perché - nelle analisi svolte dai leader del Vecchio Continente - il silenzio di Washington può diventare in primo luogo un favore a Putin. Non tanto per far saltare il negoziato di pace che pure potrebbe essere l’effetto di questo “tentativo” ucraino di colpire l’inquilino del Cremlino, quanto per spostare l’asse dell’accordo verso Mosca. Mettere in difficoltà Zelensky permetterebbe di concedere condizioni più benevole per la Russia. In relazione ai territori e non solo.

Una possibilità che sta allarmando non poco i partner europei. Che infatti hanno riconvocato per i prossimi 3 (a Kiev a livello di sherpa) e 6 gennaio (a Parigi con i leader) due nuove riunioni dei cosiddetti ”Volenterosi”. Incontri mirati a valutare ulteriormente gli sviluppi della trattativa ma anche le minacce putiniane. Il timore è che rovesciare su Zelensky il tentativo di uccidere lo zar possa essere pure la scusa per intensificare gli attacchi sull’Ucraina. E far sparire dalle discussioni la richiesta di un immediato cessate il fuoco.

Non solo. Nelle analisi dei servizi non si escludono altri due possibili schemi, considerati però improbabili se non impossibili. Il primo è che Mosca stia nascondendo in questo modo una battaglia “intestina”. Un braccio di ferro nella nomenclatura per incrinare il potere putiniano. L’altra che una parte dell’esercito ucraino stia sabotando il possibile accordo di pace. Anche per questa eventualità, comunque, ci sarebbe stato bisogno di una qualche forma di collaborazione americana. Appunto poco verosimile.

Anche per evitare frizioni con Trump, il premier polacco Tusk al termine della riunione di ieri ha ribadito che «la pace è all’orizzonte» e che l’elemento più rilevante è «la possibile partecipazione degli Stati Uniti alle garanzie di sicurezza per l’Ucraina». Con lo schieramento di soldati statunitensi lungo la linea di contatto tra Ucraina e Russia. Soluzione mai ventilata prima.

Fino a quel momento, però, l’Europa è pronta a rimanere al fianco di Kiev. Anche accelerando sulla sua adesione all’Ue. «La prosperità di uno Stato ucraino libero – ha confermato von der Leyen al termine della videotelefonata di ieri mattina - risiede nell’adesione all’Ue. Si tratta anche di una garanzia fondamentale per la sicurezza. L’adesione non avvantaggia solo i Paesi che entrano a far parte dell’Unione: come dimostrano le successive ondate di allargamento, ne beneficia l’intera Europa». La strada che porta alla pace appare però ancora lastricata di insidie e trappole.

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