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Protesta di Capodanno contro Donald: la jazz band annulla il concerto al Trump-Kennedy Center

(reuters)

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Il leggendario gruppo The Cookers ha cancellato l’esibizione nella prestigiosa istituzione culturale di Washington da poco ribattezzata con il nome del presidente Usa. Il sassofonista Billy Harper: “Non avrei mai suonato in un posto che porta il nome di un razzista”
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Hanno rovinato l’ultimo dell’anno al presidente degli Stati Uniti. Niente concerto jazz stanotte al Kennedy Center di Washington. La leggendaria band The Cookers ha annunciato la cancellazione dello show, aggiungendosi a una lunga lista di artisti che hanno deciso di boicottare una tra le più importanti istituzioni culturali d’America in segno di protesta con la decisione di Donald Trump di trasformarla in un omaggio a sé stesso.

I Cookers, formato da sette musicisti, avrebbero dovuto suonare in due concerti stasera come parte di un evento per salutare l’anno. Il gruppo ha cancellato entrambe le esibizioni. Mentre sul sito della band non appaiono spiegazioni, il sassofonista Billy Harper, che aveva suonato con Art Blakey e Max Roach, è stato più esplicito: «Non mi sarei mai esibito in un posto che porta il nome di un razzista», ha dichiarato al gruppo Facebook Jazz Stage. Doug Varone and Dancers, storico ensemble di danza, ha annullato gli spettacoli in programma ad aprile, mentre all…

Hanno rovinato l’ultimo dell’anno al presidente degli Stati Uniti. Niente concerto jazz stanotte al Kennedy Center di Washington. La leggendaria band The Cookers ha annunciato la cancellazione dello show, aggiungendosi a una lunga lista di artisti che hanno deciso di boicottare una tra le più importanti istituzioni culturali d’America in segno di protesta con la decisione di Donald Trump di trasformarla in un omaggio a sé stesso.

I Cookers, formato da sette musicisti, avrebbero dovuto suonare in due concerti stasera come parte di un evento per salutare l’anno. Il gruppo ha cancellato entrambe le esibizioni. Mentre sul sito della band non appaiono spiegazioni, il sassofonista Billy Harper, che aveva suonato con Art Blakey e Max Roach, è stato più esplicito: «Non mi sarei mai esibito in un posto che porta il nome di un razzista», ha dichiarato al gruppo Facebook Jazz Stage. Doug Varone and Dancers, storico ensemble di danza, ha annullato gli spettacoli in programma ad aprile, mentre alla vigilia di Natale era saltato il concerto jazz di Chuck Redd. E la cantante folk Kristy Lee aveva annunciato la cancellazione del suo in programma a gennaio.

Trump, infuriato, minaccia di fare causa a tutti gli artisti, chiedendo risarcimenti milionari, mentre il board ha accusato i jazzisti di «non voler suonare per chi non la pensa come loro». Ma in gioco c’è più di una differenza ideologica. I musicisti accusano il presidente di voler trumpizzare anche l’arte: il tycoon prima ha silurato il board del Kennedy, sostituendolo con uno composto da amici e donatori, poi si è autonominato presidente. Infine, ha espresso il desiderio di vedere il proprio nome accanto a quello del presidente John Fitzgerald Kennedy (inizialmente aveva pensato a chiamarlo Melania Center, in onore della moglie).

Il board, privo di pudori scaramantici, all’inizio di dicembre lo ha accontentato, associandolo a quella che resta un’istituzione dedicata a un presidente defunto. Kennedy, la famiglia democratica più famosa d’America, hanno protestato. I progressisti hanno chiesto l’avvio di un’inchiesta, ricordando che solo il Congresso può decidere il cambiamento del nome del Kennedy Center. Nell’atto fondativo, inoltre, è vietata qualsiasi variazione. In questo limbo legale, la base Maga e i media conservatori lo chiamano Trump and Kennedy Center, i progressisti Kennedy Center. Sul sito ufficiale dell’istituzione appaiono le due diciture.

Ma almeno una cosa mette d’accordo tutti: al Kennedy, o Trump Kennedy Center che sia, stanotte niente veglione.

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