Gaza, ecco le 37 Ong e associazioni che Israele vuole espellere dalla Striscia. C’è anche la Caritas
di Alessia CanditoSono fra le più conosciute, quelle che nel mondo sono sinonimo di intervento umanitario, considerate partner e interlocutore affidabile da Nazioni Unite e altri organismi internazionali, ma Israele a Gaza e in Cisgiordania non le vuole. Oltre a Save the chidren, che ha già ricevuto la notifica dell’espulsione, ci sono anche Caritas Internationalis e Caritas Jerusalem nella lista delle 37 organizzazioni che non hanno ricevuto il rinnovo delle autorizzazioni per operare nella Striscia e nei Territori.
La lista di ong e associazioni a rischio
In lista ci sono Azione contro la fame, Action Aid, Alianza por la solidaridad, Care, il Consiglio Danese per i rifugiati, Handicap International, Japan International Volunteer center, Mercy cops, il Consiglio norvegese per i rifugiati, Premiere Urgence Internationale, The International Rescue Committee (IRC), WeWorld-GVC, World Vision International, Relief International, l’italiana fondazione AVSI, Movement for Peace – Mpdl, American Friends Servi…
Sono fra le più conosciute, quelle che nel mondo sono sinonimo di intervento umanitario, considerate partner e interlocutore affidabile da Nazioni Unite e altri organismi internazionali, ma Israele a Gaza e in Cisgiordania non le vuole. Oltre a Save the chidren, che ha già ricevuto la notifica dell’espulsione, ci sono anche Caritas Internationalis e Caritas Jerusalem nella lista delle 37 organizzazioni che non hanno ricevuto il rinnovo delle autorizzazioni per operare nella Striscia e nei Territori.
La lista di ong e associazioni a rischio
In lista ci sono Azione contro la fame, Action Aid, Alianza por la solidaridad, Care, il Consiglio Danese per i rifugiati, Handicap International, Japan International Volunteer center, Mercy cops, il Consiglio norvegese per i rifugiati, Premiere Urgence Internationale, The International Rescue Committee (IRC), WeWorld-GVC, World Vision International, Relief International, l’italiana fondazione AVSI, Movement for Peace – Mpdl, American Friends Service Committee (Afsc), Medico International, Psas - The Palestine Solidarity Association in Sweden, Defense for Children International, Medical Aid for Palestinians – Uk, Near East council churches, War child Holland. Di alcune organizzazioni, come Medici senza frontiere, sono state bloccate le singole articolazioni nazionali che operano nella Striscia (Spagna, Belgio, Francia, Svizzera, Olanda). Lo stesso è successo a Oxfam (Quebec, Olanda), a Medici del mondo (Francia e Svizzera), all’articolazione giapponese di Campaign for the Children of Palestine, e a quella svizzera di Terre des hommes.
Il primo gennaio attese le notifiche
Formalmente nessuna delle organizzazioni ha ricevuto una comunicazione di benservito: alcune hanno ricevuto un “warning”, un avvertimento, a compilare o completare entro la mezzanotte del 31 dicembre il questionario previsto dalle nuove regole di registrazione, ma già domani si aspettano di ricevere le prime formali notifiche.
La nuova procedura rappresenta l’ennesimo giro di vite che rischia di limitare, se non azzerare, l’operatività delle Ong internazionali, adesso obbligate non solo a comunicare le generalità di tutti i collaboratori, interni ed esterni, ma anche a rispondere a criteri squisitamente politici e assolutamente discrezionali. Può perdere l’accreditamento qualunque organizzazione abbia fra i suoi anche un solo operatore, interno o esterno, che risulti “colpevole” agli occhi del ministero degli Affari della Diaspora e Lotta all’Antisemitismo. Fra le possibili accuse, “appelli al boicottaggio di Israele”; “negazione di Israele come stato ebraico e democratico”; “supporto al terrorismo”; “delegittimazione di Israele”; “antisemitismo” e pure “sostegno scritto o orale a procedimenti legali contro cittadini israeliani”.
“Alcune Ong sono coinvolte nel terrorismo o legate ad Hamas", ha attaccato mercoledì Gilad Zwick, portavoce del Ministero per gli Affari della Diaspora, senza però circostanziare alcuna accusa.
Ricorso o via dalla Striscia entro marzo
Sulla carta, una volta ricevuta la comunicazione formale, l’organizzazione potrà fare ricorso: in alternativa avrà massimo sessanta giorni per terminare i progetti e lasciare la Striscia. Chi invece presenti appello, almeno in teoria, non dovrebbe subire alcun tipo di limitazione in attesa della definizione del giudizio. “In realtà – spiega Paolo Pezzati di Oxfam Italia, neovicepresidente di Aoi – è dal 2 marzo scorso che le ong internazionali subiscono pesanti limitazioni, a partire dall’ingresso degli aiuti”. Solo Oxfam, che ha oltre 2,5 milioni di beni bloccati al confine e che non riesce a sbloccare, ha rimodulato il proprio intervento a Gaza, puntando molto su progetti di potabilizzazione e depurazione dell’acqua all’interno della Striscia, e di prevenzione dal rischio ordigni inesplosi. “C’è poi il problema dei visti: una volta scaduti quelli in essere, nulla assicura che ne vengano concessi altri ai nostri operatori”. Insomma, sulla carta limiti non ce ne sono, il rischio è che le organizzazioni debbano mollare per “inedia”.
Msf: “Alla ricerca di soluzioni urgenti”
“Se a Msf fosse impedito di fornire assistenza medico-umanitaria, le conseguenze per la popolazione palestinese sarebbero devastanti. A Gaza, gestiamo circa il 20% di tutti i posti letto ospedalieri e assistiamo 1 parto su 3”, dicono dall’organizzazione, che fa sapere: “Stiamo attualmente cercando con urgenza soluzioni per continuare a sostenere la popolazione palestinese a Gaza e in Cisgiordania”. Alle autorità rivolgono un appello: “"Chiediamo alle autorità israeliane di garantire che Msf e altre Ong internazionali non governative siano registrate in Israele per continuare a operare in Cisgiordania e Gaza nel 2026". Il Patriarcato Latino di Gerusalemme invece protesta: Caritas Internationalis non opera nella Striscia, lo fa attraverso la sezione di Gerusalemme, il cui status non prevede alcun tipo di registrazione.
Caritas: “Noi persona giuridica ecclesiastica, continueremo ad operare”
“Caritas Jerusalem è un'organizzazione umanitaria e di sviluppo che opera sotto l'egida e la governance dell'Assemblea degli Ordinari Cattolici di Terra Santa", ha spiegato il portavoce del Patriarcato latino di Gerusalemme, Farid Jubran. In Israele "è persona giuridica ecclesiastica, il cui status e la cui missione sono stati riconosciuti attraverso ‘l'accordo fondamentale del 1993’ e il successivo ‘accordo di Personalità Giuridica del 1997, firmato tra la Santa Sede e lo Stato di Israele". Dunque non ha necessità di alcun tipo di registrazione. "Caritas Jerusalem continuerà le sue operazioni umanitarie e di sviluppo a Gaza, in Cisgiordania e a Gerusalemme, in conformità con il suo mandato".
Onu: “Bando oltraggioso”. Ue: “Legge sulle Ong inapplicabile”
Preoccupazione esprime l’Unione Europea. "I piani di Israele per bloccare le Ong internazionali a Gaza significano bloccare aiuti salvavita. La Ue è stata chiara: la legge sulla registrazione delle Ong non può essere attuata nella sua forma attuale", scrive su X la commissaria per la Gestione delle crisi, Hadja Lahbib. Per l'Alto Commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite Volker Turk, la minaccia di espulsione di 37 Ong è semplicemente “oltraggiosa". "Questa è l'ultima di una serie di restrizioni illegali all'accesso umanitario", ha detto Turk, esortando tutti gli Stati, in particolare quelli influenti, ad “adottare misure urgenti e a insistere affinché Israele consenta immediatamente agli aiuti di entrare a Gaza senza ostacoli", come previsto dal diritto internazionale umanitario.
Il paradosso
A rischio espulsione per “attività anti-israeliana” e filopalestinese, paradossalmente ci sono molte Ong, fra cui Msf e il Consiglio danese e svedese per i rifugiati, che non più tardi di qualche mese fa erano state allontanate per decreto dalla Libia: l’accusa era di aver “tentato di cambiare l’identità araba del Paese” e offeso l’Islam.