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Iran, le proteste contro la crisi economica arrivano nelle università. Scontri e arresti

Negozi chiusi per protesta, mertedì, nel Gran Bazaar di Teheran 

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Le manifestazioni dei commercianti di Teheran si sono estese ad altre città e agli atenei. Attaccato il palazzo del governatore a Fasa. Caduto nel vuoto l’appello al dialogo del presidente Pezeshkian. Il sostegno del regista Panahi
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TEHERAN – Proteste che crescono di intensità, scontri, arresti. In Iran la tensione – innescata nei giorni scorsi dalle manifestazioni dei commercianti contro il carovita e la svalutazione del Rial – torna a salire.

Alcuni sindacati, tra cui quelli degli insegnanti, degli autotrasportatori e degli guidatori di autobus, oltre alla corporazione dell'oro e del ferro dei bazar, e alcune università come quelle delle province del Kurdistan e del Khorasan, si sono uniti agli scioperi.

Il governo, temendo un'altra rivolta nel contesto delle crescenti tensioni con Israele e gli Stati Uniti, ha annunciato la chiusura temporanea di due importanti università di Teheran, Beheshti e Allameh Tabatabaei, e ha annunciato che le lezioni si terranno online.

A Isfahan, un gruppo studentesco ha rilasciato una dichiarazione in cui afferma: "La Rivoluzione islamica del 1979 è stata un errore storico, il cui costo è stato pagato fin da allora dalla società iraniana. Tale situazione non è difendibile né può e…

TEHERAN – Proteste che crescono di intensità, scontri, arresti. In Iran la tensione – innescata nei giorni scorsi dalle manifestazioni dei commercianti contro il carovita e la svalutazione del Rial – torna a salire.

Alcuni sindacati, tra cui quelli degli insegnanti, degli autotrasportatori e degli guidatori di autobus, oltre alla corporazione dell'oro e del ferro dei bazar, e alcune università come quelle delle province del Kurdistan e del Khorasan, si sono uniti agli scioperi.

Il governo, temendo un'altra rivolta nel contesto delle crescenti tensioni con Israele e gli Stati Uniti, ha annunciato la chiusura temporanea di due importanti università di Teheran, Beheshti e Allameh Tabatabaei, e ha annunciato che le lezioni si terranno online.

A Isfahan, un gruppo studentesco ha rilasciato una dichiarazione in cui afferma: "La Rivoluzione islamica del 1979 è stata un errore storico, il cui costo è stato pagato fin da allora dalla società iraniana. Tale situazione non è difendibile né può essere riformata. L'università non resterà in silenzio".

Intanto, aumentano anche gli incidenti. L’ultimo episodio lo hanno riferito le stesse autorità. A Fasa, città di oltre centomila abitanti nel sud del Paese, “l’ingresso dell’ufficio che ospita il governatore e alcune finestre sono stati danneggiati nel corso di un attacco di diverse persone”, ha dichiarato il capo della magistratura locale Hamed Ostovar. Il comunicato non fa alcun riferimento esplicito alle contestazioni per la crisi economica, ma conferma l’arresto di alcuni manifestanti e il ferimento di tre agenti.

I primi arresti sono stati effettuati martedì durante le proteste scoppiate nella capitale e in altre città, ha riportato oggi il quotidiano Shargh. In manette sarebbero finiti tra gli altri quattro studenti dell’Università di Teheran. Il notiziario studentesco Amirkabir, ieri, aveva riferito che l'università era circondata dalle forze di sicurezza e che gli studenti che protestavano erano stati rinchiusi nel campus centrale.

Le proteste sono iniziate domenica nel Gran Bazaar e in diversi quartieri commerciali di Teheran, innescate dalla crisi e dall'incapacità del governo di controllare il rapido crollo della moneta nazionale. Il secondo giorno si sono allargate ad altre importanti città iraniane, accompagnate – secondo quanto riferito da diverse testimonianze - da violente azioni di polizia.

Il presidente Masoud Pezeshkian ha promesso riforme economiche in un breve messaggio e ha dichiarato la sua disponibilità al dialogo, ma questo è stato ignorato dai manifestanti.Dopo che le proteste hanno preso slancio, le forze di sicurezza hanno parlato di una "cospirazione straniera dei nemici dell'Iran" con l'obiettivo di creare disordini e instabilità nel Paese.

Tra le prime personalità a essersi esposte in sostegno alle proteste c’è il regista iraniano Jafar Panahi: le manifestazioni degli ultimi giorni, ha scritto su Instagram, sono una "rivolta" per "far andare avanti la storia. Il dolore condiviso si è trasformato in un grido nelle strade", ha aggiunto, parlando di una popolazione che "chiede un cambiamento. Quando non c'è più nulla da perdere, la paura svanisce, le voci si uniscono, il silenzio viene rotto e tornare indietro è impossibile".

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