Anatomia di una carneficina. Il numero di vittime inghiottite dal conflitto ucraino è impressionante e indefinito, occultato con cura da entrambi i belligeranti. Pochissimi sono gli indicatori che permettono di comprendere le dimensioni dell’ecatombe e sono concordi nel segnalare come la strage continui a diventare più cruenta. Uno dei rari riferimenti oggettivi viene dal monitoraggio condotto dalla Bbc assieme a Mediazona, un collettivo di dissidenti russi, e ad alcuni volontari: censiscono i necrologi russi pubblicati sui giornali o sui siti web, dove i soldati uccisi al fronte vengono ricordati con nome e cognome.
Nel corso del 2025 sono aumentati del 40 per cento, portando il bilancio documentato dall’inizio dell’invasione a 160 mila. Questo dato, di per sé sconvolgente, è parziale: la Bbc reputa rappresenti il 45-65 per cento del totale. Questo significa che i morti russi sono compresi tra 243 mila e 352 mila. Per avere un termine di paragone, è come se tutti gli abitanti …
Anatomia di una carneficina. Il numero di vittime inghiottite dal conflitto ucraino è impressionante e indefinito, occultato con cura da entrambi i belligeranti. Pochissimi sono gli indicatori che permettono di comprendere le dimensioni dell’ecatombe e sono concordi nel segnalare come la strage continui a diventare più cruenta. Uno dei rari riferimenti oggettivi viene dal monitoraggio condotto dalla Bbc assieme a Mediazona, un collettivo di dissidenti russi, e ad alcuni volontari: censiscono i necrologi russi pubblicati sui giornali o sui siti web, dove i soldati uccisi al fronte vengono ricordati con nome e cognome.
Nel corso del 2025 sono aumentati del 40 per cento, portando il bilancio documentato dall’inizio dell’invasione a 160 mila. Questo dato, di per sé sconvolgente, è parziale: la Bbc reputa rappresenti il 45-65 per cento del totale. Questo significa che i morti russi sono compresi tra 243 mila e 352 mila. Per avere un termine di paragone, è come se tutti gli abitanti di Firenze fossero stati assassinati. La statistica è in linea con quelle fornite da altre fonti. Un dossier del CSIS, il Center for Strategic and International Studies, a giugno sosteneva che Putin avesse mandato al massacro 250 mila uomini, mentre 750 mila sarebbero stati feriti. E Donald Trump ha dichiarato che dall’estate Mosca avrebbe perso 25 mila soldati ogni mese, rendendo il dato finale addirittura superiore al calcolo della Bbc. Invece la redazione di Meduza, formata da oppositori in esilio in Lettonia, ha preso in esame i bollettini di mortalità del Rosstat, l’equivalente dell’Istat. Su questa base reputa che a metà del 2025 abbiano perso la vita tra 200 e 220 mila militari, a cui vanno sommati 30-40 mila dispersi in combattimento. Da allora il Cremlino ha sospeso la pubblicazione delle statistiche di Rosstat, allargando la barriera del segreto.
L’aspetto più raccapricciante è l’escalation registrata dall’inizio dei colloqui di pace. I necrologi hanno cominciato a intensificarsi da febbraio 2025, quando la prima telefonata diretta tra Trump e Putin ha aperto il percorso negoziale. Il trentenne Murat Mukashev ha deciso di arruolarsi perché pensava che il conflitto fosse agli sgoccioli. Aveva preso parte alle manifestazioni di piazza contro il Cremlino: una foto lo mostra circondato dagli agenti mentre alza un cartello di protesta. Nel 2022 ha contestato l’invasione sui social, poi all’inizio del 2024 è stato arrestato per detenzione di droga. Ha rifiutato più volte di entrare nell’esercito per evitare di scontare la pena, ma dopo l’elezione di Trump si è convinto ad accettare. “Credeva che Trump avrebbe fermato la guerra e gli sembrava una chance per non restare dieci anni in cella”, hanno riferito i suoi amici. Murat è stato ammazzato durante un assalto nella regione di Kharkiv il 10 giugno. L’eccidio si è gonfiato durante l’estate, per toccare il picco a ottobre e novembre con 322 necrologi al giorno, il doppio rispetto all’anno precedente. Questo massacro ha due spiegazioni tecniche. La prima è ovvia: il Cremlino ha accelerato l’offensiva, spingendo sempre più reparti all’assalto per occupare terreno prima di un eventuale accordo. E chi va all’attacco esce allo scoperto, con un livello di perdite più alto.
C’è però una caratteristica angosciante, imposta dalla nuova natura della guerra: il dominio dei droni, mai esistito prima. Il loro ruolo sui campi di battaglia è cresciuto esponenzialmente nel corso del 2024 e ora sono i protagonisti assoluti del conflitto, tanto da provocare l’80 per cento delle vittime.Le bombe volanti sono onnipresenti: nugoli di quadricotteri che restano in agguato notte e giorno impedendo i movimenti in una fascia di oltre dieci chilometri dalla prima linea. Con una conseguenza drammatica: è impossibile portare via i feriti. Negli eserciti della Nato esiste la regola della “golden hour”, l’ora d’oro entro cui i militari colpiti devono raggiungere un ospedale, altrimenti le lesioni diventano letali. Per questo esistono elicotteri e mezzi blindati per l’evacuazione rapida, con le prime cure somministrate durante il trasferimento: un soccorso garantito persino tra i monti dell’Afghanistan.
In un Ucraina non è più possibile. Gli elicotteri restano lontanissimi mentre barellieri e ambulanze finiscono inesorabilmente sotto il tiro dei droni, tanto che nessun ufficiale rischia di perdere due-tre uomini per salvarne uno. I feriti rimangono senza terapie per giorni e pochi sopravvivono. I resoconti bellici degli ultimi quarant’anni riportano un’equazione consolidata: per ogni morto ci sono tre o quattro feriti. Nel Donbass e a Zaporizhzhia il rapporto invece è di uno a uno: gli scontri hanno raggiunto una letalità senza precedenti. Pure le truppe di Kiev pagano un tributo di sangue colossale. Lo scorso febbraio Zelensky ha detto che 46 mila soldati erano stati uccisi e 380 mila feriti nella resistenza contro gli invasori. Un bilancio giudicato cauto, se non reticente.
Esistono pure 80 mila dispersi e la Bbc stima che a oggi l’Ucraina abbia sepolto 140 mila militari. Per rendersene conto basta girare nei cimiteri di città e villaggi, colmi di tombe con la bandiera nazionale e quella dei battaglioni in cui facevano servizio i caduti. Poche settimane fa il grande camposanto di Leopoli ha esaurito lo spazio disponibile: sono partiti i lavori per costruirne un secondo.Il confronto tra le perdite può confondere. I morti di Mosca sono almeno il doppio ma non è una proporzione positiva, anzi. La demografia dimostra il contrario, perché gli uomini russi potenzialmente arruolabili sono sei volte più numerosi: 33 milioni contro sei milioni.
Non solo: il Cremlino continua a reclutare 30 mila volontari ogni mese, convinti a prendere le armi da paghe altissime che toccano 130 mila euro l’anno. Kiev invece non riesce a rimpiazzare le perdite e la leva obbligatoria è a dir poco impopolare: gran parte dei coscritti diserta durante l’addestramento iniziale. Ed è proprio il fattore umano a condizionare la situazione al fronte, dove i generali di Putin gettano senza sosta schiere inesauribili di fanti contro i capisaldi ucraini sguarniti.