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L’ombra della Cina sull’Artico spaventa l’Occidente (e può intimorire Mosca)

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Pechino è sempre più presente in quell’area di mondo dove i ghiacci si stanno sciogliendo. Il timore è che oltre a nuove scorciatoie commerciali stia mappando i fondali
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Era il 2018 quando Pechino si proclamò per la prima volta «potenza quasi artica», dichiarando così la sua intenzione di acquisire influenza su quell’area dove i ghiacci si stanno sciogliendo, concentrandosi su nuove rotte commerciali (la chiamarono “Via della Seta Polare”), risorse e presenza scientifica. Con buona pace della distanza geografica.

Il Ministero degli Esteri cinese tuttora descrive quelle attività come ragionevoli e legittime: «Contribuiamo al mantenimento e alla promozione della pace, della stabilità e dello sviluppo sostenibile nella regione». Non la pensano così gli uomini della Sicurezza Nazionale americana: tanto più dopo che questa estate, per la prima volta, i sottomarini cinesi hanno viaggiato a migliaia di metri sotto i ghiacci artici. E quest'anno, un numero di navi militari e di ricerca cinesi mai raggiunto prima hanno operato nelle acque dell'Alaska.

Secondo osservatori militari occidentali – lo racconta il Wall Street Journal che alla faccenda ha dedicato un…

Era il 2018 quando Pechino si proclamò per la prima volta «potenza quasi artica», dichiarando così la sua intenzione di acquisire influenza su quell’area dove i ghiacci si stanno sciogliendo, concentrandosi su nuove rotte commerciali (la chiamarono “Via della Seta Polare”), risorse e presenza scientifica. Con buona pace della distanza geografica.

Il Ministero degli Esteri cinese tuttora descrive quelle attività come ragionevoli e legittime: «Contribuiamo al mantenimento e alla promozione della pace, della stabilità e dello sviluppo sostenibile nella regione». Non la pensano così gli uomini della Sicurezza Nazionale americana: tanto più dopo che questa estate, per la prima volta, i sottomarini cinesi hanno viaggiato a migliaia di metri sotto i ghiacci artici. E quest'anno, un numero di navi militari e di ricerca cinesi mai raggiunto prima hanno operato nelle acque dell'Alaska.

Secondo osservatori militari occidentali – lo racconta il Wall Street Journal che alla faccenda ha dedicato un lungo articolo - cercavano informazioni sulle risorse naturali che si trovano sotto le calotte polari in scioglimento, certo. Ma anche come ridurre significativamente i tempi di percorrenza per le spedizioni commerciali. E perfino come posizionare i sottomarini nucleari più vicino a potenziali obiettivi, inclusi gli Stati Uniti.

«I cinesi stanno diventando sempre più aggressivi" dice al quotidiano di Wall Street il generale dell'aeronautica americana Alexus Grynkewich: «Usano e navi in missioni di ricerca come copertura a scopi militari».

La Cina e la scorciatoia fra i ghiacci

Pechino considera le future rotte marittime attraverso l'Estremo Nord come la via per velocizzare il commercio globale: vere scorciatoie che definiscano la Via della Seta Polare. La prima è stata sperimentata questa estate inviando una nave cargo al porto polacco di Danzica, costeggiando il Polo Nord, una rotta più veloce rispetto a quella che passa per il Canale di Suez. Chiaro che ora Pechino afferma di voler espandere il traffico merci trans-artico con la Russia, in particolare per quel che riguarda le importazioni di gas naturale liquefatto. Ma è proprio questo a turbare i militari occidentali. Anche perché le nuove rotte sono precedute da esplorazioni fatte attraverso sottomarini.

L’impressione, affermano gli esperti militari, è che la Cina stia catalogando gli oceani del mondo per costruire modelli computerizzati che in futuro guidino i loro sottomarini militari e li aiutino a eludere il rilevamento.

Il confine bianco

Durante la Guerra Fredda, l'Artico costituiva una linea di demarcazione tra gli Stati membri della Nato e la Russia. In quelle acque, nel 1959, gli Stati Uniti inviarono un sottomarino nucleare che emerse proprio dai i ghiacci, lanciando un potente segnale d'allarme al Cremlino. Mosca ricambiò nel 1962. E infatti, fino all’inizio degli anni 90, navi dell’Alleanza Atlantica pattugliavano quella parte di mare che dava accesso a Europa e Stati Uniti.

Ora si ricomincia. E ad amplificare le tensioni in quella parte di mondo si aggiunge proprio la presenza sempre più pressante della Cina. Il timore è che presto pure Pechino invii sottomarini nucleari al Polo Nord. Tanto più che già occupa quel mare con navi militari e sta ampliando la sua flotta di rompighiaccio. Per questo, gli Stati Uniti stanno addestrando nuove truppe artiche, capaci di rispondere ai nuovi “pericoli”. A tale scopo hanno potenziato le pattuglie di caccia ai sottomarini che partono dall’Islanda. E stretto un accordo di costruzione navale con la Finlandia per espandere la loro flotta di rompighiaccio.

In tale contesto si inserisce pure il loro rinnovato interesse per la Groenlandia. E di recente il generale Grynkewich ha posto Danimarca, Svezia e Finlandia, membri della Nato, sotto il comando atlantico e artico dell'alleanza per rafforzare proprio la difesa dell'Estremo Nord, citando appunto "l'allineamento degli avversari".

Oggi amici, domani chissà

Il timore è che la Russia stia ripagando le componenti elettroniche per le attrezzature militari che riceve da Pechino, condividendo con i cinesi tecnologie avanzate su spazio, velivoli stealth e, appunto, guerra sottomarina. Mosca sta d’altronde sostenendo il maggiore coinvolgimento cinese in quell’area e ha invitato il Dragone a sviluppare infrastrutture proprio nella parte artica della Russia. Insieme hanno pure creato un gruppo di lavoro che dal 2023 sviluppa potenziali rotte marittime settentrionali.

Ma attenzione: la crescente presenza e influenza della Cina nell'Artico oggi aiuta sì, la Russia. Ma per Mosca potrebbero rivelarsi un problema in seguito.

Sin dalla Guerra Fredda, l'Artico è sempre stato il rifugio di gran parte del suo arsenale nucleare e finora, solo gli Stati Uniti potevano seriamente minacciare le sue basi lì. La presenza di navi cinesi potrebbe un giorno complicare le cose: soprattutto se gli interessi nazionali dei due Paesi dovessero divergere e l'attuale "partnership senza limiti" rompersi.

Insomma: per ora sono i Paesi occidentali ad allarmarsi ma «le operazioni cinesi nell'Estremo Nord rappresentano una sfida diretta alla Russia quanto a qualsiasi altra potenza», come afferma l'ammiraglio francese Pierre Vandier, che sovrintende agli sforzi Nato per prepararsi a una futura guerra in quell’area: «La minaccia è onnipresente. Dobbiamo essere preparati».

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