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La presidente di Msf: “Contro di noi accuse infondate, il bando di Israele è un disastro per Gaza”

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Parla Monica Minardi: “Sui nostri collaboratori facciamo controlli rigidi, non assumeremmo mai persone legate a gruppi armati”
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Tra due mesi, Medici senza frontiere potrebbe non essere più attiva a Gaza e nei territori palestinesi occupati. Cosa questo significhi, lo dicono i numeri: un bambino su tre nella Striscia nasce in strutture supportate da Msf, un letto su cinque nei devastati ospedali dell’enclave funziona grazie all’organizzazione, che ha curato più di 100mila pazienti solo nel 2025. Il ministro della diaspora di Israele ha intimato a 37 ong che dal 1 gennaio non hanno ottenuto la registrazione di sgomberare le loro attività entro 60 giorni. “Continuiamo a negoziare con le autorità israeliane per cercare di revocare questa decisione che sarebbe un ulteriore disastro per la popolazione palestinese a Gaza”, dice la presidente di msf Italia, Monica Minardi. In che situazione si trova la vostra organizzazione? La nostra ri-registrazione è scaduta. Noi siamo presenti nei territori occupati dal 1989. Entro il primo marzo, quindi entro 60 giorni, dobbiamo lasciare sia Gaza che la Cisgiordania. Che cosa vi…

Tra due mesi, Medici senza frontiere potrebbe non essere più attiva a Gaza e nei territori palestinesi occupati. Cosa questo significhi, lo dicono i numeri: un bambino su tre nella Striscia nasce in strutture supportate da Msf, un letto su cinque nei devastati ospedali dell’enclave funziona grazie all’organizzazione, che ha curato più di 100mila pazienti solo nel 2025. Il ministro della diaspora di Israele ha intimato a 37 ong che dal 1 gennaio non hanno ottenuto la registrazione di sgomberare le loro attività entro 60 giorni. “Continuiamo a negoziare con le autorità israeliane per cercare di revocare questa decisione che sarebbe un ulteriore disastro per la popolazione palestinese a Gaza”, dice la presidente di msf Italia, Monica Minardi. In che situazione si trova la vostra organizzazione? La nostra ri-registrazione è scaduta. Noi siamo presenti nei territori occupati dal 1989. Entro il primo marzo, quindi entro 60 giorni, dobbiamo lasciare sia Gaza che la Cisgiordania. Che cosa vi contestano le autorità israeliane? Le nuove regole per la registrazione prevedono, tra le altre cose, di fornire una lista completa dello staff palestinese, questo in un contesto in cui il personale sanitario e il personale umanitario non solo non sono stati protetti, ma a volte sono stati anche presi di mira. Abbiamo chiesto di incontrare il ministero, di avere più di trasparenza e informazioni riguardo all'utilizzo di questi dati: a fronte di questa incertezza al momento noi abbiamo fornito le informazioni che riteniamo non mettano a repentaglio la sicurezza del nostro staff. Israele accusa alcuni dei vostri collaboratori di essere legati ad Hamas. Il 30 dicembre le autorità israeliane ci hanno pubblicamente accusato di questo. Medici senza frontiere non assumerebbe mai, tra il proprio personale, volontariamente e in modo consapevole, persone che sono vicine a gruppi armati. Abbiamo standard rigidi, tra cui la nostra carta dei principi, facciamo controlli molto serrati in fase di reclutamento e anche durante la stipula del contratto, soprattutto in contesti molto complessi. Questa accusa per quanto ci riguarda è infondata e mette a rischio il personale attualmente sul terreno, sia internazionale che palestinese oltre a danneggiare l'azione umanitaria. Queste contestazioni non sono mai state supportate da prove. Purtroppo sono stati uccise 15 persone del nostro staff palestinese e anche in quei casi non c'è mai stata fornita alcuna evidenza su possibili vicinanze, perché ovviamente questo sarebbe trattato da noi con la massima rigidità, rigore e serietà. Tutto questo è assolutamente infondato. Colpire in questo modo non tanto un'organizzazione, perché non vogliamo mettere l'accento su Medici Senza Frontiere, ma l’azione umanitaria vuol dire privare di assistenza medica centinaia di migliaia di persone. Che impatto potrebbe avere sulla popolazione civile lo stop alle vostre attività? Noi abbiamo stanziato già per il 2026 tra i 100 e i 120 milioni di euro per Gaza e i territori palestinesi. Supportiamo sei ospedali governativi, abbiamo due ospedali da campo a Gaza City. Nel 2025 abbiamo fatto più di 800.000 consulti medici nelle strutture ambulatoriali, più di 100mila interventi su pazienti traumatizzati, numeri enormi. Sosteniamo un letto su cinque dei letti ospedalieri che sappiamo essere tra l'altro molto diminuiti per via del fatto che il sistema sanitario è stato decimato: solo 18 di 36 ospedali sono parzialmente funzionanti. Non c'è più un ospedale che è completamente funzionante. Abbiamo ancora, nonostante il cessato del fuoco, decine, centinaia di camion che attendono di entrare. Un bambino su tre che nasce a Gaza nasce in strutture supportate da Medici senza frontiere. Anche il nostro convoglio per la distribuzione di acqua potabile è stato attaccato, nonostante fosse ben evidenziabile con il logo, mesi prima del cessate il fuoco. Parliamo della distribuzione di 700 milioni di litri di acqua potabile. Continuiamo a ricevere un certo numero di pazienti con ferite da esplosioni e con tutte le patologie dovute al sovraffollamento, al freddo, abbiamo avuto un grande aumento di polmoniti, infezioni gastrointestinali per non parlare della salute materna e infantile. Bloccare gli aiuti umanitari indipendenti significa assoggettare l'azione medica ad agende che sono politiche, sono economiche, sono di altro tipo. Gli aiuti che entrano adesso a Gaza sono sufficienti? Assolutamente no. Nelle richieste di informazioni sui vostri dipendenti che Israele vi fa ci sono anche le opinioni personali sul conflitto espresse verbalmente o per via social media? Noi temiamo che ci sia anche la volontà di chiudere orecchie e occhi esterni. Medici senza frontiere, non è un segreto, ha denunciato la pulizia etnica in Cisgiordania, il genocidio a Gaza e nonostante questo siamo sempre stati aperti al negoziato e alla cooperazione con le autorità israeliane. Abbiamo cercato attivamente la negoziazione perché quello è la neutralità, per noi la neutralità ci serve per creare quello spazio di cura sicuro, quel minimo di spazio di cura sicuro all'interno del quale puoi riuscire a fare quello che dobbiamo fare, cosa che in realtà a Gaza non c'è mai stato dal 7 ottobre 2023.

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