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Venezuela, raid aerei Usa su Caracas, colpito il Parlamento. Trump: “Maduro è stato portato via”

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L’attacco nella notte sulla capitale venezuelana. Il presidente degli Stati Uniti ha confermato “l’operazione su larga scala” nel Paese portando all’escalation le tensioni degli ultimi mesi. Il ministro della Difesa: “Non negoziamo e non ci arrendiamo”
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L’escalation tra Stati Uniti e Venezuela maturata negli ultimi mesi è giunta al suo culmine questa mattina. Forti esplosioni si sono verificate nella notte a Caracas, quando sulla capitale venezuelana erano circa le 2 (le 7 in Italia). Negli stessi minuti i testimoni segnalavano alle agenzie internazionali e alle tv locali rumori insistenti di sorvoli aerei. Altre esplosioni sono state registrate a La Guaira e nello stato di Miranda. Colpiti anche il Parlamento, il sito del mausoleo a Chávez e la casa del ministro della Difesa Vladimir Padrino López. Il leader Nicolas Maduro fa in tempo a denunciare la “gravissima aggressione americana”, ma quando interviene il presidente Usa Donald Trump a confermare l’operazione il caudillo è già in manette: “Ha lasciato il Paese, sono le parole di Trump”.

I raid si sono verificati dopo mesi di escalation iniziati lo scorso settembre e dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che nelle scorse settimane aveva inviato una flotta n…

L’escalation tra Stati Uniti e Venezuela maturata negli ultimi mesi è giunta al suo culmine questa mattina. Forti esplosioni si sono verificate nella notte a Caracas, quando sulla capitale venezuelana erano circa le 2 (le 7 in Italia). Negli stessi minuti i testimoni segnalavano alle agenzie internazionali e alle tv locali rumori insistenti di sorvoli aerei. Altre esplosioni sono state registrate a La Guaira e nello stato di Miranda. Colpiti anche il Parlamento, il sito del mausoleo a Chávez e la casa del ministro della Difesa Vladimir Padrino López. Il leader Nicolas Maduro fa in tempo a denunciare la “gravissima aggressione americana”, ma quando interviene il presidente Usa Donald Trump a confermare l’operazione il caudillo è già in manette: “Ha lasciato il Paese, sono le parole di Trump”.

I raid si sono verificati dopo mesi di escalation iniziati lo scorso settembre e dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che nelle scorse settimane aveva inviato una flotta navale nei Caraibi, aveva sollevato la possibilità di attacchi terrestri contro il Venezuela e affermando che il presidente Nicolas Maduro aveva "i giorni contati".

Colpite le basi militari

I boati su Caracas sarebbero stati almeno sette e si sono ripetuti per circa quindici minuti. "Uno di questi è stato così forte che la mia finestra ha iniziato a tremare", ha detto un testimone. Immagini emerse sui social media mostrano la gente scendere in strada spaventata. In seguito alle esplosioni, è stata vista almeno una colonna di fumo alzarsi nel cielo della capitale venezuelana. Diverse zone della città sono rimaste senza elettricità, in particolare le prime testimonianze riferiscono che è al buio un’area a sud, in cui si trova un’importante base militare.

Un video ottenuto e verificato dalla Cnn mostra due pennacchi di fumo che si innalzano nel cielo notturno tra le luci di Caracas. Alla base di uno dei pennacchi si nota un bagliore arancione. Poi si vede brevemente un lampo in un'altra posizione, seguito da un boato.

Il ministro della Difesa venezuelano, Vladimir Padrino Lopez, che alcune indiscrezioni avevano dato per ferito o disperso negli attacchi Usa, è vivo ed è apparso in video per assicurare che Caracas non si arrenderà alle forze americane. "Non negozieremo, non ci arrenderemo e alla fine trionferemo", ha detto Lopez in una diretta sulla televisione nazionale. "Questa invasione rappresenta il più grande insulto che il Paese abbia mai subito", ha dichiarato.

I notiziari venezuelani Efecto Cocuyo e Tal Cual Digital hanno riferito che sono state udite esplosioni anche nello stato di La Guaira, a nord di Caracas, sulla costa del Paese e a Higuerote, una città costiera nello stato di Miranda.

Le reazioni

Il ministero degli Esteri venezuelano ha condannato "fermamente l'aggressione statunitense" contro il Paese. "La Repubblica Bolivariana del Venezuela respinge, condanna e dichiara alla comunità internazionale la flagrante aggressione militare commessa dall'attuale governo degli Stati Uniti d'America contro il territorio e la popolazione del Venezuela nelle aree civili e militari della città di Caracas, capitale della Repubblica, nonchè negli stati di Miranda, Aragua e La Guaira", si legge in una dichiarazione pubblicata sul canale Telegram del ministro degli Esteri venezuelano Ivan Gil.

Il presidente colombiano Gustavo Petro ha confermato che Caracas è stata bombardata e ha chiesto una riunione d'urgenza del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e dell'Organizzazione degli Stati americani. tanno bombardando Caracas. Allertate il mondo intero, hanno attaccato il Venezuela. Stanno bombardando con missili", ha dichiarato Petro sul suo account X. È stato sempre Petro a dare la notizia che il Parlamento venezuelano e il mausoleo di Chávez sarebbero stati colpiti.

Immediata anche la reazione del ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani: "Seguo con la nostra rappresentanza diplomatica a Caracas l'evoluzione della situazione con particolare attenzione per la comunità italiana. Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni costantemente informata. Unità di crisi della Farnesina operativa", ha scritto su X.

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