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Budanov, il regista dei raid in Russia sfuggito a dieci attentati: “Non smetterò di colpire”

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Quarant’anni, formato dalla Cia, ha una scheggia di proiettile vicino al cuore. È il più enigmatico tra i generali ucraini, è stato promosso da Zelensky capo dell’Ufficio presidenziale
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Il più enigmatico, il più diabolico quindi il meno decifrabile, l’unico uomo al mondo ad avere meno espressioni di Clint Eastwood che già ne ha poche (due: con o senza cappello), la spia che in ufficio tiene libri ceceni e un rospo di nome Petro, entra nel palazzo del potere ucraino e si accomoda sulla poltrona del decaduto Andriy Yermak.

Il generale Kyrylo Budanov, 40 anni tra qualche ora (è nato il 4 gennaio), già capo dei servizi segreti militari e regista di attacchi lontani tra cui quelli al ponte di Kerch in Crimea e alla raffineria di San Pietroburgo, assume l’incarico di capo dell’Ufficio presidenziale, diventando il braccio destro di Zelensky. Una mossa per niente banale, strategica, intrisa di messaggi trasversali.

Quello di Budanov era uno dei cinque nomi al vaglio per sostituire Yermak, dimessosi alla fine dello scorso novembre per lo scandalo corruzione. Il ruolo, del resto, è cruciale: l’Ufficio presidenziale, al civico 11 della Bankova, a Kiev, è nato nel 1991 come or…

Il più enigmatico, il più diabolico quindi il meno decifrabile, l’unico uomo al mondo ad avere meno espressioni di Clint Eastwood che già ne ha poche (due: con o senza cappello), la spia che in ufficio tiene libri ceceni e un rospo di nome Petro, entra nel palazzo del potere ucraino e si accomoda sulla poltrona del decaduto Andriy Yermak.

Il generale Kyrylo Budanov, 40 anni tra qualche ora (è nato il 4 gennaio), già capo dei servizi segreti militari e regista di attacchi lontani tra cui quelli al ponte di Kerch in Crimea e alla raffineria di San Pietroburgo, assume l’incarico di capo dell’Ufficio presidenziale, diventando il braccio destro di Zelensky. Una mossa per niente banale, strategica, intrisa di messaggi trasversali.

Quello di Budanov era uno dei cinque nomi al vaglio per sostituire Yermak, dimessosi alla fine dello scorso novembre per lo scandalo corruzione. Il ruolo, del resto, è cruciale: l’Ufficio presidenziale, al civico 11 della Bankova, a Kiev, è nato nel 1991 come organo consultivo e amministrativo, negli anni si è allargato e, col regime di legge marziale, si è posizionato al di sopra di premier e ministri.

In lizza c’erano, tra gli altri, l’ex ministro della Difesa Shmyhal e il vice ministro degli Esteri Kyslytsia, ma Zelensky ha preferito un soldato, e non uno qualunque: il generale con la faccia da sfinge (letteralmente, cercare le foto online per credere), l’uomo privo di sorriso e di emozioni. “Buddhanov”, come lo ha ribattezzato la stampa ucraina per la nota flemma, dovuta forse al fatto di essere scampato a dieci attentati (nel 2019 la sua auto esplose in una via di Kiev) e a tre ferite gravi che gli hanno lasciato il collo indolenzito, il gomito destro semi-immobilizzato e una scheggia di proiettile vicino al cuore. «È un onore e un impegno, soprattutto nel momento decisivo per la nostra storia», le sue prime parole da neo-incaricato. «Continueremo a colpire il nemico e a difendere l’Ucraina, portandola verso una pace giusta».

Zelensky nel 2020 lo volle al Gur, facendone il più giovane ufficiale della storia dell’Ucraina a comandare l’intelligence delle forze armate. Lo spostamento all’Ufficio presidenziale va letto tra le righe: è compatibile con il momento non buono sul campo di battaglia e con la previsione di lunga durata del conflitto, oltre a essere un segnale agli altri apparati, in particolare allo Sbu, possente e tentacolare servizio segreto civile erede dell’ex Kgb finito spesso in contrasto con il Gur.

«La sua nomina nasce dall’esigenza bellica, ci aspettiamo che avrà ripercussioni sulla mobilizzazione e il reclutamento», spiega a Repubblica una fonte qualificata ucraina. «Nessuno meglio di Budanov può informare Zelensky sull’andamento della battaglia, si ha l’impressione che il presidente finora abbia avuto dei report edulcorati».

Il giovane generale ha un legame particolare con gli Stati Uniti, non foss’altro perché è stato addestrato dalla Cia. Faceva parte del Detachment 2245, un’unità ucraina d’élite che, secondo il New York Times, venne addestrata dall’agenzia americana per incursioni anti-russe. Nel 2016 comandava un gruppo che si infiltrò in Crimea per far saltare una base aerea: dopo uno scontro a fuoco, dovette tornare a nuoto in Ucraina. Ferito di nuovo nel Donbass, Budanov è stato curato all’ospedale militare americano Reed nel Maryland, possibilità concessa a pochi.

In qualità di direttore dell’intelligence non ha mai troncato i rapporti con i servizi russi, cosa che gli ha consentito di trattare lo scambio dei prigionieri dell’Azov. E se non sarà scelto anche come capo del team dei negoziatori per l’accordo di pace è solo perché non sembra a suo agio con la lingua inglese.

È una delle personalità più amate dagli ucraini per la sfrontatezza con cui rivendica, con allusioni e dichiarazioni sarcastiche, gli attacchi in suolo russo. Nella classifica del gradimento è terzo, dopo Valery Zaluzhny e Zelensky. «Metterselo accanto è anche un modo per rafforzarsi in vista di possibili elezioni», spiega ancora la fonte di Kiev. «Con Budanov al fianco, le quotazioni di Zelensky tornano alte, e comunque viene tolto dall’arena un possibile competitor». Budanov è l’uomo che sa: sa com’è la situazione reale al fronte, sa chi ha ordinato e chi ha condotto le operazioni sotto copertura. Della guerra conosce tutto, le cose brutte e le cose pessime.

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