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A rischio il “mare sacro” della Russia: via libera al disboscamento delle rive del lago Bajkal

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Il sito patrimonio Unesco è l’ultima vittima collaterale del conflitto in Ucraina. Approfittando del clima di repressione e censura, Mosca ha autorizzato l’abbattimento di 4mila ettari di foreste vergini intorno al bacino più antico, profondo e cristallino al mondo
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“Il Vecchio” o “il Mare sacro”. Lo chiamano così. O semplicemente “Egli”. Luogo di leggende e riti sciamanici, detentore di superlativi, con i suoi 25 milioni di anni e i suoi 1.700 metri di abissi, il Bajkal è il lago più antico e profondo al mondo. Il più voluminoso: riserva di un quinto delle acque dolci non ghiacciate del pianeta. E il più cristallino.

Una mezzaluna di acque limpide nel cuore della Siberia, 4mila km a Est di Mosca, da trent’anni patrimonio dell’umanità. Ma le sue «rocce e montagne immerse nel blu turchese» che fecero «venire i brividi» ad Anton Cechov, habitat di oltre 2mila specie, rischiano ora di diventare l’ultima vittima collaterale dell’aggressione russa contro l’Ucraina.

Quasi 6mila campi di calcio verranno disboscati

Approfittando dell’imperante repressione e censura, le autorità hanno approvato una legge che, a partire dal primo marzo, consentirà di disboscare 4mila ettari di foreste lungo le sue rive, l’equivalente di quasi 6mila campi da calcio. Al pos…

“Il Vecchio” o “il Mare sacro”. Lo chiamano così. O semplicemente “Egli”. Luogo di leggende e riti sciamanici, detentore di superlativi, con i suoi 25 milioni di anni e i suoi 1.700 metri di abissi, il Bajkal è il lago più antico e profondo al mondo. Il più voluminoso: riserva di un quinto delle acque dolci non ghiacciate del pianeta. E il più cristallino.

Una mezzaluna di acque limpide nel cuore della Siberia, 4mila km a Est di Mosca, da trent’anni patrimonio dell’umanità. Ma le sue «rocce e montagne immerse nel blu turchese» che fecero «venire i brividi» ad Anton Cechov, habitat di oltre 2mila specie, rischiano ora di diventare l’ultima vittima collaterale dell’aggressione russa contro l’Ucraina.

Quasi 6mila campi di calcio verranno disboscati

Approfittando dell’imperante repressione e censura, le autorità hanno approvato una legge che, a partire dal primo marzo, consentirà di disboscare 4mila ettari di foreste lungo le sue rive, l’equivalente di quasi 6mila campi da calcio. Al posto degli alberi abbattuti si potranno costruire hotel, strade e persino cimiteri. Con grande profitto per i parenti e le aziende dei parlamentari che hanno promosso la legge, ma col rischio di erodere il suolo e inquinare le acque dell’ecosistema unico al mondo.

A proteggerlo dal 1999 c’era una legge ad hoc, “Sulla protezione del lago Bajkal”, che ne limitava rigorosamente lo sfruttamento. Ma nel giugno 2023 un gruppo di deputati e senatori aveva proposto di modificarla. Un mese dopo il disegno di legge che rimuoveva tutti gli ostacoli per l’edificazione selvaggia era stato approvato in prima lettura, ma era stato subito accantonato dopo l’ondata di dissenso non solo degli ambientalisti, ma anche dell’ufficio legale del Parlamento.

Nel febbraio 2025, però, è stato inaspettatamente riproposto su iniziativa dello stesso presidente Vladimir Putin. Intanto i legislatori hanno fatto piazza pulita degli attivisti contrari bollandoli come agenti stranieri e della filiale locale di Greenpeace mettendola al bando come “organizzazione non desiderata”.

La protesta: “Non sentite il lago Bajkal piangere?”

Dopo mesi di dibattiti e di proteste ignorate, il documento è stato ribattezzato “Sulla salvaguardia del lago Bajkal” e convertito in legge. In terza lettura la Duma ha respinto tutti i 35 emendamenti presentati dal deputato Anatolij Greshnevikov del partito Russia Giusta che, in un’ultima accorata difesa, aveva elencato tutte le voci della società civile che si erano opposte allo scempio: l’Accademia Russa delle Scienze, gli sciamani, i buddisti e la chiesa dei Vecchi Credenti.

«Questo non significa nulla per noi? Perché state tutti così zitti? Non sentite il lago Bajkal piangere? Non vuole che arrivino boscaioli con le asce», ha chiesto. Interrogativi ignorati dalla maggior parte dei deputati: 323 hanno votato a favore, ma 71 contro, sintomo di inedite divisioni. A metà dicembre, però, è arrivata la firma finale di Putin, sordo all’appello siglato da 87 scienziati e ambientalisti e alle ripetute manifestazioni dei residenti di Irkutsk, tappa della celebre ferrovia Transiberiana e porta d’accesso al lago.

L’autorizzazione al “taglio raso” delle foreste “morte”

A prima vista gli emendamenti più controversi sembrerebbero essere stati eliminati, ma ora sono nascosti dietro cavilli dalla fumosa formulazione e la vaga garanzia di una commissione speciale. In realtà, la legge continua a consentire il “taglio raso” delle “foreste morte” “a fini di ripristino forestale”, nonché la conversione di questi terreni per la costruzione di strade e cimiteri.

Il “taglio raso” consente il trasporto e la vendita del legname: una manna per i taglialegna e per il vicino importatore cinese, che prevede però l’uso di “macchinari pesanti” nonché la costruzione di infrastrutture che, secondo gli ambientalisti, non faranno che “erodere il suolo” e inquinare le acque del lago favorendo la crescita di alghe nocive.

Mentre per “foreste morte” le autorità intendono le aree dove si sono verificati incendi nel 2015 che però non sarebbero affatto defunte. «L’analisi delle immagini satellitari parla chiaro: la foresta sta ricrescendo», ha assicurato Natalia Lukina, presidente del Consiglio scientifico per la silvicoltura dell’Accademia russa delle scienze.

Gli ambientalisti gli unici a protestare

Gli unici a protestare in un Paese oramai asfissiato sono gli ambientalisti come lei. La loro paura è che «la revoca del divieto di taglio raso incoraggerà la distruzione di boschi sani, ad esempio tramite incendio doloso, con l'obiettivo di dichiararli morti e successivamente utilizzare il legname a fini commerciali. Non è un segreto che negli ultimi anni il taglio raso, anche nella regione del Bajkal, si sia guadagnato la reputazione di copertura ideale per lo sfruttamento forestale criminale».

I cimiteri da costruire in villaggi quasi deserti

Il testo autorizza inoltre anche la riclassificazione dei terreni forestali come lotti edificabili per interesse “sociale” o “turistico”. Di fatto, consente la deforestazione per costruire strade, hotel, infrastrutture per Zone economiche speciali o persino per cimiteri in villaggi a volte quasi deserti. A Sljudjanka, 19mila abitanti, è previsto un cimitero da 62mila loculi. Shida, villaggio da 28 anime, conterà 6mila tombe su due ettari e il villaggio di Shumikha, dove non vive più nessuno, ne avrà mille.

Gli interessi dei promotori della legge

È stato il partito Jabloko, non rappresentato in Parlamento, a individuare i veri beneficiari del provvedimento. A partire dal miliardario Oleg Deripaska che, secondo la rivista Kedr, possiede un resort adiacente a una delle aree da disboscare. Fino ai lobbisti della legge, come il senatore Sergej Brilka padre di un costruttore e di un’agente turistica o il deputato Aleksandr Jakubovskij, sposato con l’ad di un’impresa locale, che non a caso si è battuto perché Greenpeace fosse messa al bando dopo che aveva iniziato a fare campagna contro gli emendamenti.

«Perché e a chi serve questa fretta ora? Questo disegno di legge - ha commentato Lukina - risponde principalmente agli interessi delle aziende impegnate nel settore ricreativo e dell'intrattenimento». Che con l’inizio del conflitto in Ucraina, complice l’impunità diffusa, sono diventate «particolarmente sfacciate».

«In alcune zone, i residenti ordinari non possono più accedere alle rive del lago. Che cosa succederà ora? Il terreno rimanente intorno al lago Bajkal verrà semplicemente diviso tra i proprietari di hotel, locande e campeggi turistici», ha profetizzato la residente locale Alina Egorova che da decenni combatte lo sviluppo abusivo. E non demorde: «Le comunità ambientaliste, ecologiche, giuridiche e scientifiche hanno la forza di ricorrere alla Corte costituzionale. Lanceremo una massiccia campagna contro chiunque voti a favore di questa legge. È una promessa».

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