Cerbiatti, volpi, serpenti. David Attenborough svela la Londra selvaggia
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraCervi a Richmond Park
LONDRA – «Nel corso di tutta la mia vita, ho avuto la fortuna di girare il mondo, di assistere a incredibili spettacoli della natura. Ma questo è il posto dove sono sempre tornato. Una metropoli soverchiante come Londra in teoria non dovrebbe essere casa di un amante della natura come me. Eppure, la capitale britannica ha un suo straordinario lato selvaggio».
Silenzio, parla David Attenborough, 99 anni, di cui un’ottantina vissuti proprio a Londra. E se siamo abituati ad ammirare il leggendario naturalista e divulgatore britannico tra savane, tundre, artico e barriere coralline, stavolta Attenborough si siede sull’erba di Tottenham in attesa di mamma volpe e dei suoi cuccioli. Si aggira nelle bucoliche periferie di North London. Sì accascia sui prati di Richmond con un topino. Perché, tra volpi, castori, cervi, serpenti e falchi, questa è “Wild London”, l’ultima magia di Attenborough prodotta da Passion Planet, andata in onda in questi giorni sulla Bbc e disponibile sulla piattaform…
LONDRA – «Nel corso di tutta la mia vita, ho avuto la fortuna di girare il mondo, di assistere a incredibili spettacoli della natura. Ma questo è il posto dove sono sempre tornato. Una metropoli soverchiante come Londra in teoria non dovrebbe essere casa di un amante della natura come me. Eppure, la capitale britannica ha un suo straordinario lato selvaggio».
Silenzio, parla David Attenborough, 99 anni, di cui un’ottantina vissuti proprio a Londra. E se siamo abituati ad ammirare il leggendario naturalista e divulgatore britannico tra savane, tundre, artico e barriere coralline, stavolta Attenborough si siede sull’erba di Tottenham in attesa di mamma volpe e dei suoi cuccioli. Si aggira nelle bucoliche periferie di North London. Sì accascia sui prati di Richmond con un topino. Perché, tra volpi, castori, cervi, serpenti e falchi, questa è “Wild London”, l’ultima magia di Attenborough prodotta da Passion Planet, andata in onda in questi giorni sulla Bbc e disponibile sulla piattaforma iPlayer dell’emittente di Stato britannica.
Del resto, chi è stanco di Londra è stanco della vita, diceva il Dottor Johnson. E nonostante i suoi innumerevoli giri del mondo, Attenborough non si è annoiato mai nemmeno nella ex Londinium dei romani.
Certo, lui vive nel quartiere più verde della capitale di fianco a Richmond Park, un’arcadia di flora e fauna, dove i cervi girano liberamente, senza recinti, e sforano nel tessuto urbano di villette e viuzze, rendendole ancora più magiche. Ma soprattutto dopo il Covid, la natura ha iniziato a riappropriarsi della città da oltre 1500 chilometri quadrati.
Anche nell’alternativa East London, gli avvistamenti di cerbiatti sono sempre più frequenti. E ogni sera si incontra una volpe tornando a casa, quasi addomesticate e una tradizione a Londra, una delle capitali più verdi del mondo nonostante i quasi 10 milioni di abitanti e 2,6 milioni di automobili, con oltre 14mila specie diverse tra piante, animali e altre forme di vita.
E pensare che soltanto due secoli fa, questa era la città più inquinata al mondo, con Charles Dickens che si lamentava del «fumo di Londra», con i marciapiedi ricoperti da una «crosta di una torta al petrolio» e i londinesi anime in pena nella nube tossica della città, «in lutto per la morte del sole». Nel 1952, poi, pure una catastrofe ambientale, il cosiddetto “Great Smog”, che provoca oltre 12mila vittime. Ora, invece, il sindaco Sadiq Khan ha annunciato che Londra sarà praticamente chiusa ai veicoli non elettrici o inquinanti entro il 2027.
«È così emozionante aspettare una volpe», si esalta Attenborough nel documentario mentre allunga la mano verso mamma “fox” e i suoi piccoli, filmati tra i cespugli di Tottenham per oltre un anno: «Hello, piccole creature!». Del resto, se nelle campagne inglesi ci sono fino a due volpi per chilometro quadrato, qui a Londra si arriva fino a una trentina di esemplari.
Ma l’elenco è lungo: serpenti “saettoni” e ricci sui sentieri lungo il Regent’s Canal. Falchi pellegrini che fanno il nido nel Palazzo del Parlamento a Westminster. Piccioni che prendono la metropolitana “Circle Line” di Londra. Parrocchetti verdi e libellule imperatore nello stagno fuori dal National History Museum. Le api alticce del loro stesso delizioso miele, senza i pesticidi e l’agricoltura intensiva delle campagne vicine. Le battaglia tra folaghe e gabbiani ad Hyde Park.
Per non parlare dei castori eurasiatici riapparsi a Ealing e Enfield, Londra Nord, a 400 anni dalla loro rimozione causa caccia, per iniziativa del governo con l’obiettivo di purificare i corsi d’acqua e limitare il rischio di esondazioni: «Se tempo fa qualcuno mi avesse detto che avrei rivisto questi castori a Londra, lo avrei preso per un pazzo totale!», esulta Sir David, che ultimamente si è dedicato sempre di più all’interazione tra fauna, flora e umani soprattutto negli ultimi “A Perfect Planet”, “The Green Planet” and “Planet Earth III”: «Pensate a cosa potrebbe accadere se lasciassimo proliferare la natura in città».
Perché questa è l’arca di Attenborough. Into the wild, nelle terre selvagge, di Londra.