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Droni di Kiev in Russia, al buio l’area del Kursk

Militari ucraini sparano un missile anticarro sovietico Fagot 

 
Mentre la diplomazia lavora al vertice dei Volenterosi, le truppe di Putin avanzano nel Donbass. Gli ucraini attaccano gli aeroporti
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BERLINO – Oltre mille bombe, quasi mille droni e sei missili: è questo il bilancio raggelante degli ultimi sette giorni di raid russi contro l’Ucraina, nell’area di Kharkiv soprattutto. Lo ha reso noto su telegram Volodymyr Zelensky. Kiev ha attaccato invece gli aeroporti di Mosca e la zona del Kursk.

Alla vigilia di una settimana diplomatica intensa il presidente ucraino ha sottolineato che «l’Ucraina vuole la pace ma è pronta anche a difendersi». Già oggi una riunione dei vertici militari europei sarà propedeutica al summit dei Volenterosi previsto domani a Parigi. Zelensky ha fatto sapere, dopo mesi di tentativi di chiudere un accordo di pace sventati sistematicamente dai ‘niet’ di Mosca, che «l’Ucraina si preparerà a entrambi gli scenari futuri: la diplomazia che stiamo perseguendo o una difesa attiva ulteriore, se la pressione dei partner sulla Russia si rivelerà insufficiente». Cruciale sarà tuttavia che gli alleati europei e americani continuino a impegnarsi per garantire «la …

BERLINO – Oltre mille bombe, quasi mille droni e sei missili: è questo il bilancio raggelante degli ultimi sette giorni di raid russi contro l’Ucraina, nell’area di Kharkiv soprattutto. Lo ha reso noto su telegram Volodymyr Zelensky. Kiev ha attaccato invece gli aeroporti di Mosca e la zona del Kursk.

Alla vigilia di una settimana diplomatica intensa il presidente ucraino ha sottolineato che «l’Ucraina vuole la pace ma è pronta anche a difendersi». Già oggi una riunione dei vertici militari europei sarà propedeutica al summit dei Volenterosi previsto domani a Parigi. Zelensky ha fatto sapere, dopo mesi di tentativi di chiudere un accordo di pace sventati sistematicamente dai ‘niet’ di Mosca, che «l’Ucraina si preparerà a entrambi gli scenari futuri: la diplomazia che stiamo perseguendo o una difesa attiva ulteriore, se la pressione dei partner sulla Russia si rivelerà insufficiente». Cruciale sarà tuttavia che gli alleati europei e americani continuino a impegnarsi per garantire «la stabilità e la prevedibilità dell’assistenza all’Ucraina».

Sul fronte opposto i droni ucraini hanno puntato ieri tre aeroporti di Mosca su quattro costringendo le autorità russe a paralizzarli per ore. Droni di Kiev sono anche piovuti nella regione del Kursk: oltre 11.000 persone nella regione sono rimaste senza elettricità a causa dell’attacco contro impianti energetici nel villaggio di Khomutovka. E il Cremlino è tornato a minacciare Zelensky allungando un’ombra venezuelana sull’Ucraina. L’ultrafalco Dmitry Medvedev ha suggerito che «gli Stati Uniti potrebbero fare a Volodymyr Zelensky ciò che ieri hanno fatto a Nicolas Maduro». Il vicecapo del Consiglio di sicurezza russo ha paragonato l’ex dittatore venezuelano al presidente ucraino, democraticamente eletto ma sul quale Mosca cerca da sempre di gettare scredito: «Sarebbe meglio che il clown di Kiev non si rilassasse troppo. Il suo mandato è da tempo scaduto. E questo è un fatto riconosciuto, che nessuno in Europa ha seriamente contestato». Medvedev non ha mancato di minacciare di morte Zelensky: «Non c’è un governo legittimo e un presidente in Ucraina. La sua eliminazione è una questione del futuro più prossimo. Non anticipiamo gli eventi. Ma tutto può succedere».

Da ieri è riemersa tuttavia una suggestione avanzata nel 2019 da Fiona Hill, ex consigliera sulla Russia di Trump, Obama e Bush jr. Nelle audizioni per l’impeachment del capo della Casa Bianca rivelò che Putin aveva fatto pressioni su Trump per uno scambio che l’ex consigliera definì allora “strano”: la Russia si sarebbe presa l’Ucraina, gli Stati Uniti il Venezuela. Uno spettro che si è riaffacciato ieri con una tale prepotenza che il senatore repubblicano Tom Cotton si è sentito in dovere di smentire qualsiasi ipotesi di uno scambio del genere: «La Russia non ha bisogno di alcun tipo di pretesto per farlo», visto che «ha invaso l’Ucraina due volte negli ultimi 11 anni». Il blitz in Venezuela «è un’operazione che gli Stati Uniti hanno condotto da soli, senza alcun coordinamento o cooperazione da parte di altri Paesi».

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