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Quando “El Pollo”, teste chiave contro Maduro, accusava Casaleggio in Italia

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La giustizia italiana conosce Hugo Carvajal, fonte chiave nel processo Usa contro Maduro, e non ne ha un buon ricordo
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La giustizia italiana Hugo Armando Carvajal, detto «el Pollo», il teste chiave di Donald Trump contro Nicolás Maduro, lo conosce già. E non ne ha un gran ricordo. Un documento falso, una condanna per diffamazione maturata anche sulle sue dichiarazioni, il marchio di testimone poco affidabile lasciato dopo un interrogatorio svolto all’estero da magistrati italiani.

La storia si sviluppa tra il 2020 e il 2021, in un fascicolo aperto a Milano. Tutto nasce da un articolo pubblicato il 15 giugno 2020 dal quotidiano spagnolo Abc, firmato dal giornalista Marcos García Rey. Il pezzo sostiene che nel 2010 il governo venezuelano guidato da Hugo Chávez avrebbe finanziato il Movimento 5 Stelle con 3,5 milioni di euro, consegnati in contanti a Gianroberto Casaleggio tramite il console venezuelano a Milano.

La fonte sarebbe un documento dei servizi di Caracas riconducibile proprio a Carvajal, all’epoca direttore della Dirección General de Contrainteligencia Militar. Davide Casaleggio denuncia per…

La giustizia italiana Hugo Armando Carvajal, detto «el Pollo», il teste chiave di Donald Trump contro Nicolás Maduro, lo conosce già. E non ne ha un gran ricordo. Un documento falso, una condanna per diffamazione maturata anche sulle sue dichiarazioni, il marchio di testimone poco affidabile lasciato dopo un interrogatorio svolto all’estero da magistrati italiani.

La storia si sviluppa tra il 2020 e il 2021, in un fascicolo aperto a Milano. Tutto nasce da un articolo pubblicato il 15 giugno 2020 dal quotidiano spagnolo Abc, firmato dal giornalista Marcos García Rey. Il pezzo sostiene che nel 2010 il governo venezuelano guidato da Hugo Chávez avrebbe finanziato il Movimento 5 Stelle con 3,5 milioni di euro, consegnati in contanti a Gianroberto Casaleggio tramite il console venezuelano a Milano.

La fonte sarebbe un documento dei servizi di Caracas riconducibile proprio a Carvajal, all’epoca direttore della Dirección General de Contrainteligencia Militar. Davide Casaleggio denuncia per diffamazione e ottiene una sentenza definitiva: il documento è falso, la ricostruzione non regge. Ma la vicenda non si esaurisce in sede civile. Perché quell’articolo, e il presunto ruolo di Carvajal, finiscono anche all’attenzione della Procura di Milano, che apre un fascicolo per verificare se dietro quelle accuse possa esserci un finanziamento illecito a un partito politico italiano.

A coordinare l’inchiesta sono l’allora procuratore aggiunto Maurizio Romanelli e la pm Cristiana Roveda. Nel frattempo Carvajal, dopo anni di latitanza, riappare in Spagna, viene arrestato su richiesta degli Stati Uniti per traffico di droga e inizia a rilasciare dichiarazioni a raffica contro Nicolás Maduro, parlando di narcostato e di finanziamenti occulti a movimenti politici stranieri. È in questo contesto che, il 21 dicembre 2021, i magistrati italiani decidono di sentirlo a Madrid.

L’interrogatorio avviene mentre pende su di lui la richiesta di estradizione americana e Carvajal pretende garanzie prima di parlare. Quando lo fa, però, il risultato è una deposizione che non scioglie i nodi. Alla domanda sul documento citato da Abc, l’ex capo dell’intelligence venezuelana risponde in modo ambiguo: afferma che quello pubblicato non era il documento autentico, ma aggiunge che un documento del genere esisteva davvero e che l’informazione in esso contenuta era “vera”.

Allo stesso tempo, però, dichiara di non sapere chi abbia materialmente ricevuto quei fondi né di poterlo dimostrare. Una risposta a doppio fondo che non consente riscontri oggettivi. Per la Procura di Milano non ci sono elementi sufficienti per sostenere l’accusa di finanziamento illecito, né per proseguire l’indagine: il fascicolo viene archiviato. Nel processo civile, quelle stesse dichiarazioni consentono al giornalista di invocare la scriminante putativa, evitando la condanna penale ma non quella civile. Resta il fatto che, sul piano giudiziario, il passaggio italiano di Carvajal non produce conseguenze investigative.

Non è l’unico episodio europeo. In Spagna, nel 2021, Carvajal tenta una strada analoga sostenendo che il Venezuela avrebbe finanziato Podemos. Il giudice Manuel García Castellón prova a riaprire un fascicolo già archiviato, ma le affermazioni dell’ex generale vengono considerate dichiarazioni indirette, non supportate da prove e potenzialmente funzionali a ritardare l’estradizione. Anche lì, nulla di fatto. Ora tocca agli Stati Uniti, in un processo certo diverso, visto che contro Maduro non c’è soltanto «el Pollo». Il testimone passato anche per l’Italia. E giudicato, negli atti, poco affidabile.

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