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Trump non si ferma: “Tocca a Colombia e Messico”. Petro: riprendiamo le armi

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Il capo della Casa Bianca dall’Air Force One rilancia le sue mire sul continente: “Cuba crollerà da sola”, nel mirino anche l’Iran. Il presidente di Bogotà lo sfida
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NEW YORK – Appena due giorni dopo aver rovesciato il regime di Nicolas Maduro e rivendicato il diritto a sfruttarne il petrolio, Donald Trump ha minacciato la Colombia di farle fare la stessa fine. Ma ha ricevuto una risposta bellicosa: «Pronto a riprendere le armi», ha dichiarato il presidente Gustavo Petro. Il presidente americano ha anche detto di essere disposto a colpire i cartelli messicani della droga, ribadito l’intenzione di prendersi la Groenlandia e aggiunto che valuterà di dare «colpo durissimo» all’Iran se verranno uccisi i manifestanti. Su Cuba, invece, non farà nulla ma solo perché, ha spiegato, «è pronta a cadere da sola» ora che non potrà più contare sul petrolio venezuelano.

In quaranta minuti di show a bordo dell’Air Force One, il presidente ha svelato i suoi prossimi obiettivi e lanciato messaggi inquietanti alla comunità internazionale. «Siamo al comando del Venezuela», ha detto, invocando una nuova dottrina Monroe, la dichiarazione fondamentale del 1823 sui dirit…

NEW YORK – Appena due giorni dopo aver rovesciato il regime di Nicolas Maduro e rivendicato il diritto a sfruttarne il petrolio, Donald Trump ha minacciato la Colombia di farle fare la stessa fine. Ma ha ricevuto una risposta bellicosa: «Pronto a riprendere le armi», ha dichiarato il presidente Gustavo Petro. Il presidente americano ha anche detto di essere disposto a colpire i cartelli messicani della droga, ribadito l’intenzione di prendersi la Groenlandia e aggiunto che valuterà di dare «colpo durissimo» all’Iran se verranno uccisi i manifestanti. Su Cuba, invece, non farà nulla ma solo perché, ha spiegato, «è pronta a cadere da sola» ora che non potrà più contare sul petrolio venezuelano.

In quaranta minuti di show a bordo dell’Air Force One, il presidente ha svelato i suoi prossimi obiettivi e lanciato messaggi inquietanti alla comunità internazionale. «Siamo al comando del Venezuela», ha detto, invocando una nuova dottrina Monroe, la dichiarazione fondamentale del 1823 sui diritti degli Stati Uniti nell’emisfero occidentale. La sua, ribattezzata “Dottrina Donroe”, nasce però in un contesto molto diverso. Trump cita da tempo la dottrina Monroe senza mai entrare nei dettagli, ma sembra pronto a utilizzare lo spiegamento di navi, portaerei e migliaia di soldati nei Caraibi per ottenere nuove «conquiste».

Il prossimo obiettivo potrebbe essere la Colombia guidata dal presidente di sinistra Petro. «Il Paese - ha spiegato Trump - è gestito da un uomo malato che ama fare cocaina e venderla agli Stati Uniti». «Non lo farà ancora a lungo», ha aggiunto. Quando un giornalista gli ha chiesto se pensasse a un raid tipo quello di Caracas, lui ha risposto: «Mi sembra una buona idea». Petro, in realtà, è stato minacciato dai narcos e il New York Times, di recente, ha raccontato come il presidente colombiano sia totalmente diverso da Maduro, ma questo a Trump non interessa. E allora Petro ha deciso di rispondere a muso duro: «Conosco la guerra e la clandestinità. Ho giurato di non toccare mai più un’arma dopo gli accordi di pace del 1989 ma, per il bene del mio Paese, sono pronto a riprendere le armi che non amo», ha affermato l’ex membro della guerriglia M-19, divenuto presidente nel 2022.

Il tycoon vuole riaffermare il «dominio americano nell’emisfero occidentale». Visti i messaggi lanciati sul futuro del Venezuela - i tempi per nuove elezioni si allungheranno - il ripristino della democrazia non appare tra i suoi obiettivi. La dottrina Trump punta a limitare il controllo nell’area di Cina e Russia, tema rievocato nella nuova rivendicazione della Groenlandia. «Ne abbiamo bisogno - ha dichiarato - per motivi di sicurezza nazionale, è piena di navi russe e cinesi». «La Danimarca non sarà in grado di gestirla», ha aggiunto sprezzante, accusando i danesi di aver aumentato la sicurezza con «una slitta trainata da cani».

Infine il Messico, per il quale il tycoon ha detto: «Bisogna fare qualcosa». La presidente Claudia Sheinbaum, ha aggiunto, è «preoccupata e un po’ spaventata» dai cartelli della droga: vuole pensarci lui. «Il Messico crede che l’America non appartenga a una una potenza. Il continente appartiene al popolo di ciascuno dei paesi che lo compongono», la replica di Sheinbaum, che abbandona ogni prudenza.

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