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Groenlandia, l’ironia di Mosca contro gli europei: “Si comportano da vassalli. Basta doppi standard”

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I russi cavalcano le mire di Trump sul territorio danese. La provocazione di Dmitriev, negoziatore su Kiev: “Dopo toccherà al Canada?”. E pubblica una mappa del mondo diviso in tre aree d’influenza tra Trump, Putin e Xi
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Poco importa che sia la vigilia del Natale russo ortodosso. Kirill Dmitriev non si lascia sfuggire l’occasione per irridere l’Unione Europea dopo che Donald Trump ha rilanciato le sue mire sulla Groenlandia. L’inviato presidenziale per la cooperazione economica, nonché negoziatore con gli Usa sull’Ucraina, twitta compulsivamente sul social network X.

Prima di tutto, una stoccata: «La Groenlandia sembra cosa fatta. L’Ue continuerà a fare quello che i vassalli fanno meglio: “monitorare la situazione” e dimostrare i doppi standard. Prossimo obiettivo il Canada?». Poi rilancia un’ironica mappa su come Trump si sarebbe diviso il mondo con il presidente russo e il leader cinese: a se stesso tutto l’emisfero occidentale; a Vladimir Putin l’Asia, l’Europa e parte dell’Africa; il resto a Xi Jinping. «L’era della ridefinizione delle mappe di influenza. E l’Ue sta “monitorando attentamente”», commenta.

I bellicosi “blogger Z” per lo più tacciono, intenti come sono a leccarsi ancora le fer…

Poco importa che sia la vigilia del Natale russo ortodosso. Kirill Dmitriev non si lascia sfuggire l’occasione per irridere l’Unione Europea dopo che Donald Trump ha rilanciato le sue mire sulla Groenlandia. L’inviato presidenziale per la cooperazione economica, nonché negoziatore con gli Usa sull’Ucraina, twitta compulsivamente sul social network X.

Prima di tutto, una stoccata: «La Groenlandia sembra cosa fatta. L’Ue continuerà a fare quello che i vassalli fanno meglio: “monitorare la situazione” e dimostrare i doppi standard. Prossimo obiettivo il Canada?». Poi rilancia un’ironica mappa su come Trump si sarebbe diviso il mondo con il presidente russo e il leader cinese: a se stesso tutto l’emisfero occidentale; a Vladimir Putin l’Asia, l’Europa e parte dell’Africa; il resto a Xi Jinping. «L’era della ridefinizione delle mappe di influenza. E l’Ue sta “monitorando attentamente”», commenta.

I bellicosi “blogger Z” per lo più tacciono, intenti come sono a leccarsi ancora le ferite dopo che il blitz statunitense per rimuovere il venezuelano Nicolas Maduro, riuscito in poche ore, ha reso ancora più evidente le falle dell’Operazione militare speciale in Ucraina che dura da quattro anni. Soltanto il corrispondente militare di Komsomolskaja Pravda Aleksandr Kots cavalca la paura della premier danese Mette Frederiksen che un eventuale intervento statunitense in Groenlandia faccia crollare la Nato: «Il presidente americano ha bisogno di sostegno. Andiamo, Donny, fate crollare la Nato!». Il filosofo sovranista Aleksandr Dugin, invece, osserva che gli Stati Uniti hanno oramai abbandonato la «diplomazia di facciata» a favore della logica del più forte. «La cosa più “divertente” è che quando si tratta di qualsiasi altra nazione, una posizione del genere diventa automaticamente “aggressione”, “imperialismo” e motivo di sanzioni».

Gli unici parlamentari a emergere dal lungo ponte di festa sono i senatori Andrej Klishas e Aleksej Pushkov. Il primo avverte che il «nano politico» danese deve prepararsi a scenari in cui le «regole» globali vengano definite senza la Ue. Il secondo, invece, rilanciando vari temi cari alla propaganda russa, sostiene che l’Europa «raccoglierà i frutti della propria politica. Ha separato il Kosovo dalla Serbia? Ha distrutto la Libia? Ha partecipato all’occupazione dell’Iraq? Ha sostenuto il colpo di Stato in Ucraina? Ha distrutto il diritto internazionale? Ora potrebbe essere il suo turno di pagare il conto».

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