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Gli Usa hanno sequestrato la petroliera russa Marinera

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La nave cercava di sfuggire al sequestro statunitense da più di due settimane, quando aveva tentato invano di caricare petrolio in un porto venezuelano. L'unità, che in passato ha trasportato greggio venezuelano e navigava sotto bandiera russa, è sospettata da Washington di aver violato sanzioni e trasportato petrolio iraniano
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L’abbordaggio è scattato in mezzo all’Atlantico, dopo un inseguimento cominciato nelle acque delle Antille. Non è un film sui pirati dei Caraibi, ma l’escalation nel confronto tra Washington e Mosca sull’oro nero di Caracas. La marina statunitense infatti ha dato l’assalto alla petroliera Bella 1, che dopo essere salpata dal Venezuela due settimane fa, violando il blocco navale ordinato da Donald Trump, ha cambiato nome in Marinera e issato bandiera russa. Un intervento ad altissima tensione, perché il Cremlino ha mandato una squadra navale in soccorso della cisterna: secondo il Wall Street Journal starebbe arrivando pure un sottomarino nucleare.

La condanna di Mosca è stata immediata, affidata a una nota del ministero dei Trasporti: “In acque internazionali vige la libertà di navigazione e nessuno Stato ha il diritto di usare la forza contro imbarcazioni regolarmente registrate nella giurisdizione di altre nazioni”. Il deputato del partito putiniano Russia Unita, Andrei Klishas, ha …

L’abbordaggio è scattato in mezzo all’Atlantico, dopo un inseguimento cominciato nelle acque delle Antille. Non è un film sui pirati dei Caraibi, ma l’escalation nel confronto tra Washington e Mosca sull’oro nero di Caracas. La marina statunitense infatti ha dato l’assalto alla petroliera Bella 1, che dopo essere salpata dal Venezuela due settimane fa, violando il blocco navale ordinato da Donald Trump, ha cambiato nome in Marinera e issato bandiera russa. Un intervento ad altissima tensione, perché il Cremlino ha mandato una squadra navale in soccorso della cisterna: secondo il Wall Street Journal starebbe arrivando pure un sottomarino nucleare.

La condanna di Mosca è stata immediata, affidata a una nota del ministero dei Trasporti: “In acque internazionali vige la libertà di navigazione e nessuno Stato ha il diritto di usare la forza contro imbarcazioni regolarmente registrate nella giurisdizione di altre nazioni”. Il deputato del partito putiniano Russia Unita, Andrei Klishas, ha parlato di “un atto di pirateria”. Ma il segretario della Guerra Pete Hegseth ha ribadito: “Gli Stati Uniti continuano a imporre il blocco a tutte le navi della flotta ombra che trasportano illegalmente petrolio venezuelano per finanziare attività illecite, derubando il popolo venezuelano. Sarà consentito solo il commercio di energia legittimo e legale, come stabilito dagli Usa”. E infatti nei Caraibi è stata abbordata anche una seconda nave, la Sophia, salpata due giorni fa da un porto del Venezuela.

La Bella 1 era stata inclusa nella lista della “flotta ombra” usata da Mosca per il contrabbando di petrolio: in passato ha compiuto viaggi tra Iran, Venezuela e Cina. Era sfuggita a un primo raid della Us Navy il 20 dicembre in acque internazionali. Un elicottero aveva tentato di calare una squadra di incursori, mentre un pattugliatore della Guardia Costiera si è fatto sotto. Ma il capitano ha negato il permesso all’ispezione e con una serie di manovre si è allontanato. Poi a sorpresa l’equipaggio ha dipinto una grande bandiera russa e si è scoperto il cambiamento di nazionalità: da battello della Guyana era diventata parte della marineria di Mosca, registrata nella città di Sochi.

La nave ha spento il trasmettitore di posizione e fatto rotta verso l’Europa, indicando come destinazione San Pietroburgo. Sulla sua scia è rimasta un’unità della Coast Guard, mentre velivoli da ricognizione dell’Us Navy l’hanno sorvolata più volte. Da bordo hanno ripreso l’inseguitore statunitense e le immagini sono state trasmesse dal canale tv Russia Today: un altro modo di sottolineare la protezione del Cremlino. Il primo gennaio ha riacceso il segnalatore: era arrivata in prossimità dell’Irlanda.

A complicare la situazione, nelle ore della cattura di Nicolàs Maduro altre sedici petroliere hanno alzato l’ancora e sono uscite dai porti venezuelani. Almeno due hanno ripetuto lo stesso meccanismo giuridico: nuova proprietà e bandiera russa. Una sfida che evidentemente la Casa Bianca non ha tollerato, decidendo di ordinare l’azione contro la Marinera.

Un elicottero si è piazzato sul ponte della petroliera, calando un piccolo team di incursori mentre la nave della Guardia Costiera si è avvicinata. La foto del blitz stata nuovamente diffusa da Russia Today: mostra un elicottero “Little Bird”, in dotazione soltanto alle forze speciali. In piedi sui pattini d’atterraggio si vedono almeno quattro commandos pronti a calarsi a bordo con lunghe funi: probabilmente l’avanguardia di un secondo gruppo arrivato con un altro elicottero. Tutto è avvenuto nelle acque a largo dell’Irlanda settentrionale internazionali tra l’Islanda e la Scozia: nei giorni scorsi sulle basi inglesi erano atterrati aerei e elicotteri del 160mo Night Stalkers, lo squadrone che gestisce i raid delle Special Forces. E anche ricognitori britannici hanno contribuito alla missione: è probabile che ora la Marinera venga trasferita in un porto inglese.

Fonti anonime del Pentagono hanno confermato l’operazione alla Reuters, specificando che erano presenti “in una generale vicinanza” unità militari di Mosca incluso un sottomarino nucleare. Non solo. Hanno detto che un’altra petroliera – la Sophia M – era stata fermata nelle acque dell’America Latina: un gruppo di incursori si è calato a bordo in piena notte da un elicottero Blackhawk. Non è chiaro se si tratta di una delle sedici salpate in direzione della Russia, ma era inclusa nell’elenco di cisterne sanzionate per il contrabbando di greggio.

Dopo meno di mezz’ora, un dirigente dell’amministrazione Usa ha dichiarato che la Marinera era stata abbordata. Ieri Trump ha annunciato che gli Usa avevano raggiunto un accordo con la nuova presidenza venezuelana per acquistare partite di petrolio per un importo di due miliardi di dollari. Per la Russia sarebbe lo scacco definitivo, che sancirebbe la perdita del principale alleato in Sud America: un secondo colpo alla strategia di influenza mondiale, dopo la fine del regime siriano di Assad avvenuta un anno fa che ha privato Mosca delle basi nel Mediterraneo.

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