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Trump allontana il voto in Venezuela: “Comando io”. Accuse ridotte a Maduro sui narcos

(afp)

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Retromarcia sulle accuse a Maduro: “Non guida un cartello di narcos”. Il tycoon: “Alle midterm rep vincitori o subirò l’impeachment”
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NEW YORK – Dopo la deposizione di Nicolás Maduro, il Venezuela ha un nuovo presidente e sta alla Casa Bianca: Donald Trump. Il tycoon ha parlato da leader del Paese sudamericano, allontanando le elezioni e chiarendo che ogni decisione finale sul futuro del Venezuela la prenderà lui. Da quattro giorni è in atto un cortocircuito tra i repubblicani e il presidente: i primi parlano di «difesa della democrazia», mentre Trump ha detto brutalmente che l’obiettivo americano è fare soldi con il petrolio venezuelano. In un’intervista a Nbc, il presidente ha chiarito che le nuove elezioni per il post Maduro non si terranno nei prossimi trenta giorni. «Non c’è nessuna possibilità — ha ammesso — Ci vorrà un certo periodo di tempo, dobbiamo riportare il Paese in salute».

Il tycoon ha spiegato che membri del suo governo saranno supervisori del Venezuela, tra cui il vicepresidente JD Vance, il segretario di Stato Marco Rubio, il capo del Pentagono Pete Hegseth e il vicecapo di gabinetto della Casa Bi…

NEW YORK – Dopo la deposizione di Nicolás Maduro, il Venezuela ha un nuovo presidente e sta alla Casa Bianca: Donald Trump. Il tycoon ha parlato da leader del Paese sudamericano, allontanando le elezioni e chiarendo che ogni decisione finale sul futuro del Venezuela la prenderà lui. Da quattro giorni è in atto un cortocircuito tra i repubblicani e il presidente: i primi parlano di «difesa della democrazia», mentre Trump ha detto brutalmente che l’obiettivo americano è fare soldi con il petrolio venezuelano. In un’intervista a Nbc, il presidente ha chiarito che le nuove elezioni per il post Maduro non si terranno nei prossimi trenta giorni. «Non c’è nessuna possibilità — ha ammesso — Ci vorrà un certo periodo di tempo, dobbiamo riportare il Paese in salute».

Il tycoon ha spiegato che membri del suo governo saranno supervisori del Venezuela, tra cui il vicepresidente JD Vance, il segretario di Stato Marco Rubio, il capo del Pentagono Pete Hegseth e il vicecapo di gabinetto della Casa Bianca Stephen Miller. Ma quando gli è stato chiesto chi sarà a prendere l’ultima decisione, ha risposto: “io”. Trump non ha fornito una cronologia su possibili nuovi raid, ma ha detto di «osservare molto da vicino Paesi come Cuba e Colombia». Intanto, parlando ai repubblicani della Camera riuniti al Kennedy Center di Washington, Trump ha rivelato di aver chiesto alle società appaltatrici della difesa di «“costruire armi più velocemente», messaggio che conferma l’intenzione del presidente di non volersi fermare al raid militare di Caracas e neanche chiedere autorizzazioni al Congresso.

L’unico riferimento a deputati e senatori è stato riassunto in un appello: «Vincete alle elezioni di medio termine o subirò l’impeachment», ha detto. Intanto il modo con cui il tycoon parla, senza reticenze, da “presidente” del Venezuela sta provocando inquietudini a Caracas anche tra l’opposizione. La vincitrice del Nobel per la pace Maria Corina Machado, bocciata da Trump nelle prime dichiarazioni di sabato, dopo l’arresto di Maduro, ha scoperto di non aver mai goduto della fiducia del presidente. Secondo un report del Wall Street Journal, la Cia aveva concluso da tempo che i fedelissimi di Maduro, tra cui la nuova presidente ad interim Delcy Rodríguez, sarebbero stati i più adatti a mantenere la stabilità nel caso il caudillo avesse perso il potere.

Machado ha provato a riconquistare la fiducia di Trump, puntando sul suo ego. «Non parlo con lui da ottobre — ha dichiarato a Fox News — ma voglio dare il premio Nobel a Trump, voglio condividerlo con lui per ciò che di coraggioso ha fatto». Intanto il dipartimento di Giustizia Usa ha dovuto fare una clamorosa marcia indietro su una controversa accusa nei confronti di Maduro: la Casa Bianca lo aveva accusato di guidare uno spietato cartello della droga chiamato Cartel de los Soles. Secondo il New York Times, i procuratori hanno abbandonato l’idea che il cartello rappresentasse una vera organizzazione criminale, declassandolo a “sistema di patronato” e a “cultura della corruzione”. L’anno scorso il dipartimento guidato da Pam Bondi aveva designato il cartello come organizzazione terroristica, nonostante esperti di narcotraffico avessero spiegato che il nome era nato dall’uso gergale che i media avevano fatto negli anni ’90 per indicare la corruzione dei funzionari. Avevano parlato di “Cartello dei Soli” perché il sole compariva sulle uniformi dei vertici militari venezuelani.

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