La flotta che cambia bandiera amplia lo scontro sul Venezuela tra Russia e Stati Uniti
di Rosalba CastellettiÈ sulla nave arrugginita e senza carico Marinera, già Bella1, e su un manipolo di altre petroliere sgangherate che si gioca la battaglia tra Cremlino e Casa Bianca per il Venezuela. Il nuovo fronte dell’estenuante gioco del gatto e del topo tra l’applicazione delle sanzioni occidentali e la dispersa “flotta ombra” che trasporta in tutto il mondo greggio e prodotti petroliferi banditi. Gioco che ora rischia di divampare in un vero e proprio scontro.
La “strategia del cambio di bandiera”
L’inedito abbordaggio e sequestro nell’Atlantico settentrionale della nave battente bandiera russa dopo un inseguimento durato settimane potrebbe avere sabotato sul nascere la “strategia del cambio bandiera” che Mosca aveva iniziato ad adottare a piè sospinto da quando venerdì scorso gli Usa hanno prelevato l’ex presidente del Venezuela Nicolás Maduro e dichiarato di volersi impossessare del suo petrolio.
La Russia aveva preso a registrar…
È sulla nave arrugginita e senza carico Marinera, già Bella1, e su un manipolo di altre petroliere sgangherate che si gioca la battaglia tra Cremlino e Casa Bianca per il Venezuela. Il nuovo fronte dell’estenuante gioco del gatto e del topo tra l’applicazione delle sanzioni occidentali e la dispersa “flotta ombra” che trasporta in tutto il mondo greggio e prodotti petroliferi banditi. Gioco che ora rischia di divampare in un vero e proprio scontro.
La “strategia del cambio di bandiera”
L’inedito abbordaggio e sequestro nell’Atlantico settentrionale della nave battente bandiera russa dopo un inseguimento durato settimane potrebbe avere sabotato sul nascere la “strategia del cambio bandiera” che Mosca aveva iniziato ad adottare a piè sospinto da quando venerdì scorso gli Usa hanno prelevato l’ex presidente del Venezuela Nicolás Maduro e dichiarato di volersi impossessare del suo petrolio.
La Russia aveva preso a registrare sotto la sua bandiera le navi fantasma che operavano nelle acque venezuelane nella speranza che il suo tricolore si rivelasse uno scudo efficace per eludere i sequestri e rompere il blocco navale imposto da Washington. Un tentativo di mettere al riparo i propri affari, ma anche di sostenere l’economia del Paese alleato e allentare così la pressione sul regime alleato di Delcy Rodríguez dopo che il Cremlino non era riuscito a proteggere il suo predecessore.
Se davanti all’arresto di Maduro il ministero degli Esteri russo aveva reagito insolitamente a rallentatore, ieri ha non a caso denunciato all’istante l’abbordaggio della nave Marinera.
Venti nuove navi sotto bandiera russa come Bella1
Bella1 era sotto sanzioni Usa dal 2024 per presunti legami con Iran ed Hezbollah. Aveva cambiato nome e bandiera lo scorso 30 dicembre quando, già prima di catturare Maduro, gli Usa avevano imposto un blocco navale attorno al Venezuela per impedire le bandite esportazioni petrolifere.
Bella1 era stata ribattezzata Marinera e aveva abbandonato il vessillo della Guyana per il tricolore russo. Negli stessi giorni altre due petroliere, Hyperion e Premier, si erano registrate in Russia.
Dal sequestro della nave Skipper nei Caraibi il 10 dicembre, almeno 21 navi che operavano nelle acque venezuelane hanno adottato la stessa strategia. Soltanto ieri almeno altre tre navi: Veronica era diventata Galileo, Dianchiora Expander e Malak Sintez.
La fuga incontrastata di Hyperion
Emblematico il caso di Hyperion, le cui rotte di mostrano il coinvolgimento russo nel commercio illecito di petrolio venezuelano. Lo scorso dicembre, aveva preso a bordo un carico di nafta a Murmansk, porto russo artico, e lo aveva consegnato in Venezuela. Aveva poi proseguito verso Cartagena, in Colombia. Uno scalo necessario per portare a termine il cambio di bandiera perché il diritto marittimo vieta di cambiare vessillo durante una traversata.
Hyperion aveva cambiato la registrazione dal Gambia alla Russia e passato proprietà e gestione a una società con sede a San Pietroburgo. Completata l’operazione, aveva proseguito il suo viaggio e ha ora raggiunto l’Oceano Atlantico passando a Sud di Barbados. Almeno per ora, ha dunque scongiurato la sorte di Bella1.
I due casi contrapposti: Bella1 e Hyperion
È ora da capire se il sequestro di Bella1 dissuaderà Mosca da ulteriori cambi di bandiera o se la fuga incontrastata di Hyperion la incoraggerà a ribattezzare la settantina di petroliere, molte delle quali a pieno carico, che si trovano nelle acque venezuelane o nelle vicinanze.
«Se la Guardia Costiera statunitense non intervenisse, il rischio più grande sarebbe che altre 1.475 petroliere in tutto il mondo possano utilizzare questo scenario come modello», aveva messo in guardia nei giorni scorsi Samir Madani di TankerTrackers.com, sito online che monitora i movimenti della flotta ombra.
Ieri le navi russe che scortavano Bella1 si sono dileguate all’arrivo della Guardia Costiera statunitense. Ma i falchi invocano che la Russia reagisca con i fatti, non a parole. «Un attacco a una nave battente bandiera russa è un attacco al territorio russo dal punto di vista legale», ha commentato Oleg Tsarjov, politico ucraino filo-russo emigrato a Mosca che sostiene di conoscere il proprietario della Marinera. «È un vero peccato che le forze russe non abbiano reagito». Il rischio di incidenti resta alto.