Non è con le armi ma con il denaro che Donald Trump intende acquisire la Groenlandia. È questa la prima opzione del presidente americano secondo il segretario di Stato Marco Rubio, che ne ha parlato con parlamentari americani. L’opzione militare resta comunque sul tavolo. Il ministro degli Esteri francese, Jean-Noël Barrot, dice che Parigi sta elaborando un piano per una reazione «convincente e incisiva» da condividere «nei prossimi giorni» con i partner europei: «Qualunque sia la forma e l’origine dell’intimidazione — dice — abbiamo iniziato a lavorare per prepararci a rispondere».
La tensione intorno all’isola è alle stelle da quando Trump, all’indomani del blitz in Venezuela, ha detto che «gli Stati Uniti hanno bisogno della Groenlandia» per la propria sicurezza, una formula che potrebbe essere usata proprio per legittimare l’uso della forza. La Groenlandia vive con un grado elevato di autono…
Non è con le armi ma con il denaro che Donald Trump intende acquisire la Groenlandia. È questa la prima opzione del presidente americano secondo il segretario di Stato Marco Rubio, che ne ha parlato con parlamentari americani. L’opzione militare resta comunque sul tavolo. Il ministro degli Esteri francese, Jean-Noël Barrot, dice che Parigi sta elaborando un piano per una reazione «convincente e incisiva» da condividere «nei prossimi giorni» con i partner europei: «Qualunque sia la forma e l’origine dell’intimidazione — dice — abbiamo iniziato a lavorare per prepararci a rispondere».
La tensione intorno all’isola è alle stelle da quando Trump, all’indomani del blitz in Venezuela, ha detto che «gli Stati Uniti hanno bisogno della Groenlandia» per la propria sicurezza, una formula che potrebbe essere usata proprio per legittimare l’uso della forza. La Groenlandia vive con un grado elevato di autonomia ma fa parte del regno danese, cioè di un Paese Nato. La tecnica del presidente americano è quella di sempre: la vaghezza minacciosa sui mezzi possibili per raggiungere i suoi obiettivi diventa strumento potente per aprire un tavolo di trattative.
E il tavolo è stato aperto. La Danimarca e il governo locale della Groenlandia hanno chiesto e ottenuto un incontro con Rubio, incardinato per la prossima settimana: non servono «le urla» ma «un dialogo più sensato», dice il ministro degli esteri danese, Lars Rasmussen. «Niente Groenlandia senza Groenlandia. Ovviamente parteciperemo. Siamo noi ad aver chiesto l’incontro», avverte la ministra degli esteri di Nuuk, Vivian Motzfeldt, usando la stessa formula retorica utilizzata dal presidente ucraino Zelensky e dagli alleati europei per ribadire che nulla di ciò che riguarda Kiev può essere deciso alle sue spalle.
«Tutte le opzioni sono sempre sul tavolo per il presidente Trump: valuta ciò che è nel miglior interesse degli Stati Uniti — dice la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt — ma la prima opzione è sempre la diplomazia. I leader del passato hanno spesso escluso opzioni e sono stati molto aperti nel comunicare la loro strategia di politica estera anche ai nostri avversari: non è ciò che fa il presidente attuale». D’altronde, spiega, «l’acquisizione della Groenlandia da parte degli Stati Uniti non è un’idea nuova», e a Trump interessa «scoraggiare l’aggressività russa e cinese nella regione artica».
La formula dell’acquisto per l’isola strategica nell’estremo nord comparve 160 anni fa quando un predecessore di Rubio, William H. Seward, pensò di acquisire anche Groenlandia e Islanda oltre all’Alaska, che l’America stava comprando dai russi per 7,2 milioni di dollari. Lo stesso Trump l’aveva rilanciata nel 2019, nel suo primo mandato. Ora però il braccio di ferro con minaccia di usare la forza ha scatenato «panico e sconcerto» nel continente europeo, secondo il New York Times. Dopo il vertice di Parigi e la ricerca di un messaggio di unità intorno a Danimarca e Groenlandia, la linea dei leader europei è bagnare le polveri: «Il governo tedesco non ha intenzione di provocare un’escalation verbale», avverte Berlino. «Al telefono, Rubio ha scartato l’idea che ciò che è appena accaduto in Venezuela possa accadere in Groenlandia», sostiene Barrot. Per l’Economist i funzionari americani hanno discusso di offrire alla Groenlandia un Compact of Free Association (Cofa): è la formula usata con le piccole nazioni del Pacifico, via libera alle forze armate americane in cambio di aiuti e benefici come l’esenzione dai dazi.