LONDRA – Donald Trump non esclude di invaderla militarmente. Il segretario di Stato Marco Rubio fa capire che sarebbe più semplice comprarla. Ma l’America, perlomeno sul piano della sicurezza, potrebbe prendersi la Groenlandia senza invasioni e senza pagare niente, in base a un vecchio trattato fra Washington e Copenaghen rimasto finora inosservato. Firmato nel 1951, all’inizio della Guerra fredda, l’accordo dava agli Usa il diritto di costruire, sulla gelida isola al largo delle proprie coste, tutte le basi militari di cui aveva bisogno. «Quel patto dà praticamente mano libera agli Stati Uniti di fare ciò che vogliono in Groenlandia», afferma Mikkel Runge Olesen, ricercatore dell’Istituto danese di Studi internazionali. Pochi giorni fa lo ha citato la stessa premier danese: «Abbiamo già un trattato di difesa che dà all’America ampio accesso alla Groenlandia», ha detto Mette Frederiksen, esortando la Casa Bianca a «smetterla con le minacce».
LONDRA – Donald Trump non esclude di invaderla militarmente. Il segretario di Stato Marco Rubio fa capire che sarebbe più semplice comprarla. Ma l’America, perlomeno sul piano della sicurezza, potrebbe prendersi la Groenlandia senza invasioni e senza pagare niente, in base a un vecchio trattato fra Washington e Copenaghen rimasto finora inosservato. Firmato nel 1951, all’inizio della Guerra fredda, l’accordo dava agli Usa il diritto di costruire, sulla gelida isola al largo delle proprie coste, tutte le basi militari di cui aveva bisogno. «Quel patto dà praticamente mano libera agli Stati Uniti di fare ciò che vogliono in Groenlandia», afferma Mikkel Runge Olesen, ricercatore dell’Istituto danese di Studi internazionali. Pochi giorni fa lo ha citato la stessa premier danese: «Abbiamo già un trattato di difesa che dà all’America ampio accesso alla Groenlandia», ha detto Mette Frederiksen, esortando la Casa Bianca a «smetterla con le minacce».
Per capire il senso dell’accordo occorre partire da qualche anno prima. Durante la Seconda guerra mondiale, dopo che la Germania di Hitler aveva occupato la Danimarca, il presidente americano Franklin Roosevelt ordinò alle sue truppe di invadere la Groenlandia, nel timore che i nazisti occupassero anche quella. Finito il conflitto, i soldati Usa non se ne andarono. Nel ’46, il presidente Truman offrì a Copenaghen 100 milioni di dollari per acquistare l’isola, ma venne respinto. Nel 1948, quando entrambi i Paesi entrarono nella Nato, la Groenlandia tornò ai danesi, di cui era una colonia da tre secoli. Ma nel ’51 i due governi firmarono un patto militare, secondo cui gli Usa potevano avere in Groenlandia quante basi militari ritenevano necessario.
All’apice della Guerra fredda ce n’erano varie. Oggi ne resta solo una, Pituffik Space Base, con il compito di individuare missili lanciati attraverso il Polo Nord (come si vede nel recente film A House of Dynamite). Un emendamento al trattato, stipulato nel 2004, prevede che Washington «consulti» il governo danese e quello autonomo groenlandese prima di «cambiamenti significativi» nella sua presenza militare sull’isola: ma in pratica, riconoscono gli esperti a Copenaghen, «qualunque richiesta ragionevole verrebbe accolta». Sicché è vero che le forze groenlandesi si sono rafforzate finora soltanto con cani da slitta (peraltro cruciali in una natura simile), ma Trump, se davvero la sua preoccupazione sono i sottomarini russi e cinesi nell’artico, potrebbe prendersi la Groenlandia senza sparare un colpo e senza pagare un dollaro ai danesi.