Gli Stati Uniti hanno scelto la linea dell'onesta brutalità nello svelare i piani sul Venezuela: i giacimenti petroliferi del Paese sudamericano verranno sfruttati «a tempo indefinito» dagli Stati Uniti, le decisioni di Caracas «verranno dettate» dagli americani e il denaro della vendita del greggio sarà controllato direttamente da Donald Trump. Dal presidente degli Stati Uniti al segretario all'Energia Chris Wright, dal segretario di Stato Marco Rubio alla portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, nessuno nasconde il motivo che ha spinto gli Stati Uniti ad attaccare il Venezuela per rimuovere il presidente Nicolás Maduro e la moglie, Cilia Flores.
Di lotta alla droga non parla più nessuno. Con un post sul social Truth, Trump ha annunciato che…
Gli Stati Uniti hanno scelto la linea dell'onesta brutalità nello svelare i piani sul Venezuela: i giacimenti petroliferi del Paese sudamericano verranno sfruttati «a tempo indefinito» dagli Stati Uniti, le decisioni di Caracas «verranno dettate» dagli americani e il denaro della vendita del greggio sarà controllato direttamente da Donald Trump. Dal presidente degli Stati Uniti al segretario all'Energia Chris Wright, dal segretario di Stato Marco Rubio alla portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, nessuno nasconde il motivo che ha spinto gli Stati Uniti ad attaccare il Venezuela per rimuovere il presidente Nicolás Maduro e la moglie, Cilia Flores.
Di lotta alla droga non parla più nessuno. Con un post sul social Truth, Trump ha annunciato che Caracas comincerà a consegnare agli Stati Uniti parte delle sue forniture, tra i 30 e i 50 milioni di barili, circa due mesi di produzione giornaliera. «Questo petrolio sarà venduto al suo prezzo di mercato e quel denaro sarà controllato da me, in qualità di presidente degli Stati Uniti d'America», ha dichiarato Trump che più tardi ha aggiunto: «Caracas acquisterà solo prodotti made in Usa con il denaro che riceverà dal greggio». Non è chiaro cosa riceverebbe in cambio il Venezuela dalle forniture, che valgono tra 1,8 e 3 miliardi di dollari, e non è chiara la base legale con cui gli Stati Uniti potrebbero rivendicare il petrolio se il governo ad interim non dovesse accettare il piano di Trump.
Attualmente il Venezuela produce meno di un milione di barili al giorno. Ma intanto il primo effetto delle parole americane si è già avuto: la compagnia statale petrolifera Pdvsa ha ammesso di aver avviato negoziati con gli Usa per la fornitura di greggio. «Questo processo - si legge in una nota - si svolge secondo accordi simili a quelli in vigore con aziende internazionali, come Chevron». La mossa americana ha però provocato la reazione stizzita cinese, visto che la maggior parte del petrolio sanzionato finisce soprattutto a Pechino: «Dall'America un tipico atto di bullismo», secondo la portavoce del ministro degli esteri. Tornando a Washington, la portavoce della Casa Bianca Leavitt non ha escluso l'invio di soldati americani per proteggere gli affari delle compagnie petrolifere. Trump, ha aggiunto, «si riserva il diritto di usare i militari se necessario, non è qualcosa che lui vuole fare, la diplomazia è sempre la prima opzione». Infine Trump vuole avere dal governo ad interim la certezza che non ci saranno attacchi e sabotaggi agli americani, mentre Trump ha chiesto a Caracas di sbarazzarsi di tutti i broker e intermediari che hanno mantenuto in questi anni i contatti con Russia, Iran e Cina.
Domani, intanto, alla Casa Bianca Trump incontrerà i giganti petroliferi americani per mettere a punto il piano di infrastrutture e sfruttamento dei giacimenti venezuelani. Pur poggiando su quelle che sono considerate le più grandi riserve petrolifere al mondo, il Venezuela ha avuto finora poca influenza sui mercati a causa delle molte turbolenze interne e le dure sanzioni. Il Paese è in grado di produrre grandi quantità di petrolio extra- pesante, e questo comporta che anche una piccola ripresa dell'industria può avere un forte impatto sui mercati. Nella settimana che si è conclusa il 2 gennaio le scorte statunitensi hanno registrato un calo di 3,8 milioni di barili, mentre gli analisti si aspettavano un aumento di 1,1 milioni, segno che la domanda è in aumento. Una ragione in più per cui Trump vuole il controllo totale dei giacimenti venezuelani.