Venezuela, il Senato blocca Trump. L’ira del presidente contro i repubblicani ribelli
dal nostro inviato Fabio TonacciCUCUTA – Il Senato degli Stati Uniti blocca Trump e i suoi intenti bellicosi in Venezuela. Con 52 voti a favore e 47 contrari, è passata la risoluzione che impedisce al presidente americano di intraprendere ulteriori azioni militari contro il governo di Caracas. La decisione arriva a seguito del blitz militare del 3 gennaio che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro e di sua moglie Cilia Flores.
La maggioranza è stata raggiunta grazie a cinque senatori repubblicani che hanno votato assieme ai democratici. Per ora il provvedimento resta in gran parte simbolico, perché è improbabile che la Camera lo approvi. E anche se il Senato alla fine lo promulgasse, Trump in qualità di Capo dello Stato può sempre porre il veto sulla risoluzione.
E tuttavia il dibattito di oggi, che si è incentrato tutto sui poteri di guerra del presidente e sull’azione in Venezuela che non aveva l’autorizzazione da parte del Congresso, dimostra qu…
CUCUTA – Il Senato degli Stati Uniti blocca Trump e i suoi intenti bellicosi in Venezuela. Con 52 voti a favore e 47 contrari, è passata la risoluzione che impedisce al presidente americano di intraprendere ulteriori azioni militari contro il governo di Caracas. La decisione arriva a seguito del blitz militare del 3 gennaio che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro e di sua moglie Cilia Flores.
La maggioranza è stata raggiunta grazie a cinque senatori repubblicani che hanno votato assieme ai democratici. Per ora il provvedimento resta in gran parte simbolico, perché è improbabile che la Camera lo approvi. E anche se il Senato alla fine lo promulgasse, Trump in qualità di Capo dello Stato può sempre porre il veto sulla risoluzione.
E tuttavia il dibattito di oggi, che si è incentrato tutto sui poteri di guerra del presidente e sull’azione in Venezuela che non aveva l’autorizzazione da parte del Congresso, dimostra quanta apprensione ci sia anche all’interno dello stesso partito del tycoon per le sue iniziative in America Latina e in Groenlandia. Trump ha immediatamente attaccato i cinque senatori repubblicani, affermando sui social media che stanno minando la sicurezza nazionale.
“Susan Collins, Lisa Murkowski, Rand Paul, Josh Hawley e Todd Young non dovrebbero mai più essere eletti”, scrive in un lungo post. Sostiene, come hanno fatto molte amministrazioni di entrambi i partiti prima di lui, che il War Powers Act (secondo il quale solo Congresso ha il potere di dichiarare guerra) è di per sé incostituzionale perché “limita l'autorità del presidente come comandante in capo”.
“Controlleremo a lungo il Venezuela”
Dopo la telefonata con il presidente colombiano Gustavo Petro, che ha abbassato un po’ la tensione tra i due Paesi (“Petro mi ha chiamato per spiegarmi la situazione del traffico di droga e di altri disaccordi che avevamo avuto”), Trump ha rilasciato una lunga intervista al New York Times, nella quale è tornato a parlare di Venezuela.
Alla domanda su quanto tempo la sua amministrazione manterrà la supervisione diretta del Venezuela, ha risposto: “Solo il tempo potrà dirlo. Tre mesi, sei mesi, un anno? Direi molto più a lungo”. Per adesso, dice il presidente americano, il governo di Delcy Rodriguez si sta comportando come vuole lui. “Ci sta dando tutto ciò che riteniamo necessario, ricostruiremo in modo molto redditizio, useremo il petrolio e prenderemo petrolio. Faremo scendere i prezzi del greggio e daremo soldi al Venezuela, di cui ha disperatamente bisogno”. Le società petrolifere americane vogliono però “garanzie serie” da Washington prima di investire.
L’incontro con le big del petrolio
Secondo quanto riporta il Financial Times, le big del greggio hanno incontrato nelle ultime ore alcuni funzionari dell'amministrazione in vista dell'incontro alla Casa Bianca in programma domani. A loro hanno chiesto forti garanzie legali e finanziarie. Chevron, l'unica big già presente in Venezuela, sta trattando con l'amministrazione per una possibile estensione della sua licenza speciale per operare a Caracas.
Trump, infine, nell’intervista al quotidiano americano non ha voluto spiegare perché ha scaricato l’attivista premio Nobel per la Pace Maria Corina Machado, principale oppositrice di Maduro e, dunque, possibile candidata alla successione. Però quando gli è stato se esistono limiti ai suoi poteri globali, il tycoon ha risposto così: “La mia moralità, la mia mente, è l’unica cosa che può fermarmi. Non ho bisogno del diritto internazionale”.