Esteri

Iran, parla Khamenei: “La Repubblica islamica non cederà, Trump arrogante e cadrà”. Paese isolato

La Guida suprema interviene dopo le minacce del leader Usa e le manifestazioni di massa: “Fermeremo i vandali che agiscono al soldo di potenze straniere”. Bloccate Internet e le linee telefoniche, voli in entrata fermi a Istanbul. Amnesty: “Morti e feriti tra i manifestanti”

2 minuti di lettura

Da giovedì notte l’Iran è isolato da un blackout completo: staccata la rete internet, spente le linee telefoniche, interrotti i segnali satellitari con azioni di jamming. Gli aerei non entrano nel Paese, anche se non c’è stata nessuna comunicazione ufficiale sulla chiusura dello spazio aereo. Fonti confermano a Repubblica che almeno due voli da Istanbul sono stati cancellati, costringendo gli iraniani a bordo che stavano rientrando in patria a fermarsi nella megalopoli turca.

La sfida a Trump

In questo buio, la luce si è accesa solo sulla Guida suprema e i suoi sostenitori. La televisione di Stato, che non ha fatto menzione delle proteste di massa anti-governative, ha tramesso il discorso di Ali Khamenei che accusa i manifestanti di essere al soldo di potenze straniere e promette che la “Repubblica islamica non cederà. Tutti dovrebbero sapere che la Repubblica Islamica è salita al potere con il sangue di centinaia di migliaia di persone onorevoli e non cederà di fronte ai sabotatori", ha dichiarato. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che ha ribadito ieri notte di essere pronto a intervenire se verranno uccisi i manifestanti, "dovrebbe sapere che tutti i tiranni sono caduti quando erano al picco del loro potere. Le mani degli Stati Uniti sono macchiate del sangue di oltre mille leader e innocenti cittadini iraniani", ha aggiunto riferendosi all’attacco militare israeliano-americano di giugno. Trump è "un arrogante" e verrà "rovesciato".

"Fermeremo i vandali”

Khamenei, dunque, non retrocede di un passo come mai ha fatto in 45 anni di regime, non riconosce mancanze, non ammette defezioni e prepara una repressione ancora più dura. Ha in testa la lezione dello shah, che nel 1978 di fronte alle piazze in rivolta iniziò a fare concessioni e fu rovesciato. Fermeremo “i vandali che rovinano le loro strade per compiacere un presidente straniero”, dice e la folla urla “morte all’America”.

Iran: migliaia in piazza per protestare contro la crisi economica e il regime di Khamenei

Sui canali Telegram legati ai Pasdaran, analisti e blogger vicini ai Guardiani della rivoluzione raccolgono istruzioni per reprimere le proteste: “Le regioni centrali del Paese, in particolare le province di Teheran e Alborz, devono essere dotate di forze speciali di sicurezza e di polizia, e le Guardie Rivoluzionarie devono essere dotate di armi da fuoco”, si legge in uno dei canali più seguiti dagli ultraradicali. Le manifestazioni possono servire a “identificare e arrestare i leader affiliati al nemico”. E infine: “La presenza di persone nelle strade per affrontare, condannare e respingere i rivoltosi deve essere implementata in modo nuovo. Le marce di routine dopo la preghiera del venerdì non funzioneranno da sole".

Le proteste di massa

Le manifestazioni, iniziate il 28 dicembre dopo l’ennesimo crollo del rial, hanno fatto un salto di qualità giovedì notte dopo l’appello a scendere in piazza del figlio dello shah deposto nel 1978, Reza Pahlavi, contagiando le grandi città. Nella provincia meridionale di Fars, i manifestanti hanno abbattuto la statua dell'ex capo della forza Quds delle Guardie Rivoluzionarie, il generale Qassem Suleimani archietto della strategia iraniana in Medioriente, ucciso dagli americani e considerato un eroe da tanti iraniani. A Teheran in migliaia si sono radunati sul viale Ayatollah Kashani e a Mashhad, la città natale di Khamenei, la folla ha occupato la grande piazza dedicata a Khomeini. A Isfahan un edificio della televisione governativa sarebbe stato dato alle fiamme.

Le forze di sicurezza hanno sparato proiettili veri in diverse località, secondo le informazioni verificate dall’ong Hengaw. Human Rights Activists News Agency, ripresa da Ap, parla di almeno 62 manifestanti uccisi e almeno 2300 arrestati. I media iraniani hanno riportato almeno 21 morti, compresi alcuni agenti. "Le forze di sicurezza iraniane hanno ferito e ucciso sia manifestanti che passanti", denuncia Amnesty International. Pahlavi ha convocato nuove manifestazioni per questa sera. E’ difficile stimare quanto sia diffuso il consenso per il principe all’interno dell’Iran: ha 64 anni e vive in esilio da quando ne aveva 18. Molti invocano il suo nome, ma nelle piazze si mescolano istanze diverse.

La mancanza di una opposizione organizzata e di una leadership unitaria all’interno dell’Iran, a causa di quattro decenni di repressione, hanno fatto emergere la sua figura come una delle possibili alternative. Tuttavia, secondo molti osservatori l’ampiezza delle proteste non è ancora in grado di produrre un cambio di regime, soprattutto perché non ci sono segnali di divisioni o defezioni all’interno degli apparati militari e di sicurezza. Ma è una situazione in evoluzione. Per stasera sono convocate nuove grandi manifestazioni.

I commenti dei lettori