Renee Nicole Good, la mamma poetessa dalla parte dei migranti uccisa a Minneapolis
dal nostro inviato Paolo MastrolilliMINNEAPOLIS – Aveva vinto un premio per una poesia intitolata “Sull’apprendimento di come dissezionare i maiali fetali”, la «terrorista» uccisa dagli agenti dell’immigrazione mercoledì a Minneapolis. Per ironia della sorte si chiamava Renee Nicole Good, buona di nome e di fatto, almeno secondo i suoi vicini. Era lì come legal observer del raid dell’Ice, cioè una volontaria che monitora le forze di polizia durante un’operazione, e il video della sparatoria dimostra che cercava di allontanarsi dagli uomini delle forze dell’ordine, non di investirli. L’amministrazione Trump però vuole dipingerla come una terrorista, sennò cade il castello di bugie. Per loro era una “agitatrice professionista”, mentre la madre Donna Ganger insiste che non aveva nulla a che fare con gruppi anti-Ice.
Renee aveva 37 anni ed era cresciuta in Colorado. «Una vita bella ma dura», come ha raccontato sua madre al Minnesota Star Tribune. Un account …
MINNEAPOLIS – Aveva vinto un premio per una poesia intitolata “Sull’apprendimento di come dissezionare i maiali fetali”, la «terrorista» uccisa dagli agenti dell’immigrazione mercoledì a Minneapolis. Per ironia della sorte si chiamava Renee Nicole Good, buona di nome e di fatto, almeno secondo i suoi vicini. Era lì come legal observer del raid dell’Ice, cioè una volontaria che monitora le forze di polizia durante un’operazione, e il video della sparatoria dimostra che cercava di allontanarsi dagli uomini delle forze dell’ordine, non di investirli. L’amministrazione Trump però vuole dipingerla come una terrorista, sennò cade il castello di bugie. Per loro era una “agitatrice professionista”, mentre la madre Donna Ganger insiste che non aveva nulla a che fare con gruppi anti-Ice.
Renee aveva 37 anni ed era cresciuta in Colorado. «Una vita bella ma dura», come ha raccontato sua madre al Minnesota Star Tribune. Un account su Instagram la descrive come «poetessa, scrittrice, moglie, madre e pessima suonatrice di chitarra del Colorado». Nel 2020, quando studiava scrittura creativa alla Old Dominion University di Norfolk, in Virginia, aveva ricevuto il premio di poesia per gli studenti universitari. Singolare, certo. Ma terrorista? Una piccola biografia sulla pagina Facebook del Dipartimento di Inglese diceva che Renee proveniva da Colorado Springs e conduceva un podcast con suo marito, Tim Macklin. «Quando non sta scrivendo, leggendo o parlando di scrittura guarda maratone di film e crea arte disordinata».
Renee, che ora aveva una moglie, aveva avuto due figli da una relazione precedente, poi si era sposata con Tim. Sei anni fa era nato il terzo figlio, ora rimasto orfano di madre e di padre, perché Tim è morto nel 2023 a soli 36 anni. Il nonno, Timmy Ray Macklin Senior, ha promesso che ora si occuperà del nipote: «Correrò, volerò da lui. Non ha più nessuno nella sua vita».
Donna ha descritto così sua figlia: «Renee è stata una delle persone più gentili che abbia mai conosciuto. Era estremamente compassionevole. Si è presa cura degli altri per tutta la vita. Era amorevole, indulgente e affettuosa. Era una persona straordinaria». Poi ha scosso la testa, al pensiero che non ci sia più: «È così stupido che sia stata uccisa. Probabilmente era terrorizzata. Non fa parte in alcun modo delle manifestazioni violente».
La vicina Megan Kocher l’ha descritta così sui social: «Ho conosciuto Renee e sua moglie solo poche settimane fa. Mi ha dato tè e biscotti a casa sua, mentre parlavamo di cose scolastiche. Era una madre così calorosa e affettuosa. È una tragedia che lascia senza parole». Lo stesso tono di Jaylani Hussein, direttrice esecutiva di Cair-Mn: «Era pacifica, ha fatto la cosa giusta. È morta perché amava i suoi vicini».
Mary Radford, una vicina di casa, ne ha parlato così al Minnesota Star Tribune, ricordando quando Renee e il figlio portavano a spasso il pastore australiano Hazelnut: «Una famiglia bellissima. Il figlio è molto dolce, ama il nostro cane. Ci mancherà non vederli più, per sempre».