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Luigi Gasperin, l’italiano liberato in Venezuela: arrestato ad agosto con l’accusa di cospirazione

(ansa)

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Il petroliere di 77 anni coinvolto in un presunto attentato a Maduro. Fuori dal carcere anche il fuggiasco Burlò e il giornalista Pilieri
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Il nome che tutti attendevano non c’è, ma nella lista dei primi prigionieri politici liberati dalle carceri venezuelane - «un atto unilaterale di pace», lo hanno definito le autorità di Caracas - c’è un italo-venezuelano, a cui potrebbero aggiungersene altri due. Di certo ha lasciato il penitenziario di Prados del Este Luigi Gasperin, 77 anni, uno dei detenuti più anziani. Fino a un anno fa era proprietario della Técnica Petrolera Wlp, impresa dell’indotto petrolifero, fra le più importanti della regione del Monagas, più volte partener della statale Pdvsa. Poi, nell’agosto scorso, lui e l’azienda sono stati travolti dall’inchiesta sul presunto attentato contro Maduro che una rete di cospiratori avrebbe organizzato nella centralissima plaza Venezuela, a Caracas, e che avrebbe potuto «provocare una strage». O almeno, così l’ha raccontata il ministro Diosdado Cabello, promettendo mano dura contro i cospiratori. Fra loro, anche Gasperin, accusato di aver fornito l’esplosivo, e dal giorno …

Il nome che tutti attendevano non c’è, ma nella lista dei primi prigionieri politici liberati dalle carceri venezuelane - «un atto unilaterale di pace», lo hanno definito le autorità di Caracas - c’è un italo-venezuelano, a cui potrebbero aggiungersene altri due. Di certo ha lasciato il penitenziario di Prados del Este Luigi Gasperin, 77 anni, uno dei detenuti più anziani. Fino a un anno fa era proprietario della Técnica Petrolera Wlp, impresa dell’indotto petrolifero, fra le più importanti della regione del Monagas, più volte partener della statale Pdvsa. Poi, nell’agosto scorso, lui e l’azienda sono stati travolti dall’inchiesta sul presunto attentato contro Maduro che una rete di cospiratori avrebbe organizzato nella centralissima plaza Venezuela, a Caracas, e che avrebbe potuto «provocare una strage». O almeno, così l’ha raccontata il ministro Diosdado Cabello, promettendo mano dura contro i cospiratori. Fra loro, anche Gasperin, accusato di aver fornito l’esplosivo, e dal giorno dell’arresto sparito nelle carceri venezuelane.

Da lì potrebbe riemergere anche Mario Burlò, nome che in Venezuela nessuno conosceva prima che entrasse nella lista dei prigionieri politici. Del resto, ci aveva messo piede da meno di ventiquattro ore quando è finito in manette. Sotto processo per false fatturazioni in Italia, in passato era stato condannato in primo e secondo grado per concorso esterno in un’inchiesta della procura antimafia di Torino sui clan calabresi radicati in Piemonte, salvo poi essere assolto in Cassazione. Lui però non era in Italia ad attendere la sentenza. Dopo aver raggiunto Bogotà con un volo, aveva tentato di entrare in Venezuela via terra, ma era stato arrestato poco dopo aver attraversato il confine.

(ansa)

Inutilmente la famiglia aveva provato a contattarlo. Il suo telefono suonava a vuoto e la notizia del suo arresto è arrivata solo grazie alla breve telefonata di un amico imprenditore. Dopo, undici mesi di buio e silenzio. A interromperli, una breve chiamata arrivata nell’ottobre scorso: «Sono vivo, qui è difficile», ha detto ai suoi.

Per Biagio Pilieri, giornalista, ex deputato del partito di centrodestra moderato Convergencia, i familiari avevano già iniziato a temere il peggio. «Soffre ipertensione, fibromialgia, sindrome del colon irritabile, gravi degenerazioni ossee della colonna vertebrale e delle ginocchiae altre malattie croniche», scrivevano in una lettera aperta diffusa prima di Natale, chiedendo clemenza. Conosciuto come volto moderato dell’opposizione e «uomo di dialogo», è stato arrestato dal Sebin, il servizio segreto, durante una delle manifestazioni seguite all’ultima, contestatissima tornata elettorale, e rinchiuso all’Helicoide, il carcere più temuto in Venezuela. «La sua vita è in reale e immediato pericolo», dicevano preoccupati i familiari. Che adesso aspettano solo di riabbracciarlo.

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